Reggae Onde Radio 2: Don Ciccio
agosto 3, 2009
Continua la rassegna dei programmi radio italiani riguardanti il reggae: il tarantino Don Ciccio è un veterano che promuove il reggae da tantissimo tempo attraverso varie esperienze. E’ stato un vocalist ai tempi delle posse collaborando al debutto su major di Papa Ricky, ha fondato a Bologna nel 1993 Vibra Sound, dei primissimi sound systems italiani prima di trasferirsi per un periodo piuttosto lungo a Londra dove continua a coltivare l’enorme passione per la musica in levare ed ha contatti con i maggiori sound systems e programmi radio reggae.
Al rientro in Italia si stabilisce nella natia Taranto e continua ad occuparsi di reggae come selecter e produttore. Dal 2005 porta il reggae in un grosso network commerciale come Ciccio Riccio con il suo Don Ciccio Reggae Show. che diventa subito uno dei punti di riferimento nell’etere del Sud italiano per ciò che riguarda la musica in levare. Sentiamo il racconto della sua esperienza direttamente dalle sue parole:
D: Sei stato e sei un promotore di reggae a 360 gradi: hai cantato, hai di recente prodotto dischi, hai fatto radio in passato in una situazione antagonista ed ora invece in questo senso sei il protagonista di un progetto più serio: puoi parlarmi del tuo Don Ciccio Reggae Show in onda sulle frequenze di Radio Ciccio Riccio?
R: L’idea di fondo è di portare l’esperienza della mia vita in campo di reggae in una radio. Avevo proprio voglia di fare una trasmissione in una radio ‘commerciale’, di proporre la nostra musica alla gente comune, alle casalinghe, ai parrucchieri ed espandere così ulteriormente il raggio d’azione del reggae. Dopo una prima ricerca ho trovato disponibilità da parte del network radiofonico Ciccio Riccio, per ascolti il secondo network radiofonico del Sud Italia. Questo network ha voluto darmi fiducia conoscendo i notevoli dati di apprezzamento del reggae soprattutto nel Sud-Est italiano: oltre al bacino di utenza classico legato ai giovani ho addirittura alcuni affezionati ascoltatori sopra i settant’anni che apprezzano il reggae e spesso mi mandano incoraggiamenti via sms.
D: Quali sono i maggiori pregi di portare il reggae in un ambito ‘mainstream’ a livello radiofonico e invece gli aspetti negativi?
R: I pregi sono assolutamente arrivare al popolo e non solo ad una ristretta schiera di appassionati che già conoscono la musica di cui parliamo, il principale difetto è avere il programma costellato di pubblicità che spezza un po’ il ritmo: io suono circa quindici minuti di musica e poi seguono circa otto minuti di pubblicità…Un altro pregio consiste nel fatto che l’essermi dovuto adattare ai tempi radiofonici di un mezzo ‘commerciale’ mi ha fatto imparare molte cose e correggere difetti che in altre situazioni non sarebbero stati riconosciuti come tali: tutto questo l’ho dovuto fare attraverso la diretta crescendo e sentendomi molto stimolato a raggiungere buoni standards.
D: Qual è la politica musicale del Don Ciccio Reggae Show?
R: La mia politica musicale è a 360 gradi con dancehall e roots, musica nuova e foundation. Credo molto nella promozione del reggae italiano anche a costo di suonare musica fatta molto bene ma che non rispecchia completamente i miei gusti, e dico questo perché ci sono passato e so quanto sia difficile promuovere la tua musica ed aprirti dei canali. In Salento i ragazzi amano la dancehall quindi suono molto i nuovi ritmi e le nuove uscite. Voglio comunque proporre anche i classici della storia, il lovers style, il dub. Di solito il programma ha una prima parte di un’ora con vecchie sonorità e nuove proposte di roots e la seconda parte con la dancehall classica e le nuove proposte in questo senso.
D: Cambiando ambito: le tue produzioni lovers ‘Love University’ avranno un seguito?
R: L’idea di produrre musica reggae d’amore in Italia è sempre nel mio cuore. Come sai il problema è quello almeno di pareggiare i conti e non rimetterci economicamente quando fai investimenti nel mercato musicale. Ho prodotto insieme alla etichetta Soul Love un singolo nuovo con insieme Miss Mikela, Mama Marjas, Dani Silk ed anche un piccolo cameo mio di poche battute…Spero che questo nuovo brano abbia un seguito sempre collaborando con Afghan della Soul Love…
D: Da tre anni sei entrato a far parte del progetto media del Rototom Sunsplash sia come conduttore radiofonico che televisivo: parlami anche di questa esperienza…
R: Quella del Sunsplash è un’esperienza che mi ha molto arricchito perché ho conosciuto tanta gente e sono entrato a far parte di una vera e propria famiglia che è bellissimo ritrovare ogni anno partendo esattamente dal punto in cui ci eravamo lasciati. Devo dire che questo festival ha una grande organizzazione e non è diventato a caso quel fenomeno di massa che è : ho avuto il privilegio tra l’altro insieme a te, di incontrare le più grandi stars del reggae e di vedere da vicino e capire i veri protagonisti del reggae. Una esperienza veramente molto positiva…
DON CICCIO TEN
LOUISA MARKS – Caught you in a lie
15-16-17 Black Skin Boy
LUCIANO – Give Thanks & Praise
DENNIS BROWN – Africa
ROD TAYLOR – His Imperial Majesty
SLIM SMITH – My Conversation
MILLIE SMALL – My Boy Lollypop
BEENIE MAN – Who am I
MR VEGAS – Heads High
CHAKA DEMUS & PLIERS – Murder She wrote
Bitty McLean – Movin’ On (Taxi/Silent River)
agosto 4, 2009
L’uscita nel 2005 di ‘On Bond Street’, trainato dalla clamorosa ‘Walk away from love’ aveva impresso un cambio di marcia alla carriera di Bitty McLean, una delle voci più ‘soulful’ della scena reggae attuale e forse il più accreditato continuatore della tradizione dei cantanti soul-reggae che ha avuto picchi straordinari nell’opera di personaggi come Alton Ellis e Ken Boothe.
Alla rottura di rapporti tra Bitty e l’etichetta Peckings si era diffusa la notizia che l’artista stava lavorando con i mitici Sly & Robbie con lo scopo di realizzare un intero album: da quel momento tanti appassionati hanno atteso con ansia altre notizie per francamente troppo tempo e finalmente è uscito questo ‘Movin’ on’.
Mentre l’utilizzo della musica di Treasure Isle in ‘On Bond Street’ creava una magia tra suoni ‘vintage’ e nuove canzoni con l’attitudine dei bei tampi andati, anche il catalogo Taxi offre notevoli spunti dal passato: la grandiosa ‘Lately’ mette miracolosamente in connessione il catalogo musicale di Stevie Wonder e la dancehall anni ottanta del famigerato Taxi riddim, ‘Plead my cause’ va a riprendere il suono dal bordo tagliente dei Black Uhuru di ‘Guess who’s coming to dinner’ e la micidiale combination con Johnny Osbourne ‘Jahovia’ rievoca ‘Trouble you a trouble me’ di Ini Kamoze sempre sotto la supervisione dei ‘gemelli del ritmo’.
Negli ultimi due brani citati Bitty va alla grande anche su ritmi roots in minore mentre tutto il resto di ‘Movin’ on’ è un trionfo di soulful reggae e del più genuino lovers style sin dal suo inizio con la suadente ‘Games’. Il cantante di Birmingham nel corso della sua carriera ha rivisitato in chiave reggae un buon numero di classici del soul ed anche questo disco ha le sue incursioni in questo campo: a parte il brano di Stevie Wonder, ‘You’re welcome’ appartiene alla penna di Bobby Womack, ‘Try a little tenderness’ proviene come composizione dai vecchi tempi ma è stato ripreso, tra gli altri, da Otis Redding e Aretha Franklin, ‘So in love’ è un classico di Leroy Hutson ed infine ‘Daddy’s home’ fu resa famosa dai Jackson 5 e cantata da solista da Germaine Jackson.
Non potevano mancare i due singoli ‘Let them talk’ e ‘The real thing’ che rappresentano il connubio perfetto tra il sound Taxi e la voce bellissima di Bitty McLean mentre ‘One of a kind’ è un notevole esempio di ‘UK lovers style’ con i suoi richiami allo stile di Maxi Priest. Chi trova troppo ‘mieloso’ il lovers style magari non sarà d’accordo ma tra le sedici tracce di ‘Movin’ on’ non c’è nessuna caduta di tono e questo lavoro è il degno successore di quel classico del cantato reggae che ormai è ‘On Bond Street’.
Pier Tosi
Raymond Wright – Many As One (Pow Pow)
agosto 6, 2009
Raymond Wright è piuttosto noto in Italia per aver passato periodi piuttosto lunghi nel nostro paese ed aver collaborato con alcuni passati progetti della scena reggae lombarda come per esempio Realize. Le esperienze più importanti in Giamaica le aveva fatte nella seconda metà degli anni novanta alla scuderia Shocking Vibes, al tempo l’etichetta di Beenie Man, Little Kirk e Tanto Metro & Devonte e di sicuro una delle maggiori forze della scena reggae di Kingston.
Questo ‘Many as one’ è prodotto dai tedeschi Pow Pow ed è sicuramente il lavoro più ambizioso di questo artista fino a questo momento. Raymond ha una voce ricca di soul e temperamento ed è molto a suo agio sia su brani conscious che su canzoni d’amore in cui mostra un controllo e qualità interpretative degne veramente di un grande soul man. Queste sue caratteristiche sono esaltate dallo stile ricco di ‘groove’ dei ritmi ‘one drop’ delle recenti produzioni Pow Pow e dagli arrangiamenti impeccabili: l’attacco vocale di ‘Better place’ ad aprire il disco ricorda molto l’approccio di Beres Hammond, sicuramente uno dei riferimenti principali di Raymond. Le sue canzoni suonano originali ed uno dei punti di forza di ‘Many as one’ è che non si fa assolutamente ricorso a ritmi famosi (e stra-abusati) della tradizione dancehall e che molti brani sembrano addirittura realizzati utilizzando parti musicali originali per l’occasione.
‘L’ottima ‘Lover divine’ riprende il ritmo Rootdown di ‘Need to tell you this’ dell’olandese Ziggi, ‘Rasta’ utilizza la stessa version di ‘Johnny’ di Elijah Prophet mentre la bellissima ‘Wifey’ già uscita su singolo è realizzata in collaborazione con gli Smoke ed utilizza la base della loro ‘Save all the kids’. Raymond tra l’altro era stato uno dei cantanti a fornire un contributo nel primo CD dell’ottima band italiana.
Tra le tracce conscious spiccano la lenta e sofferta ‘King James’, la super-energetica ‘Gideon’, ‘Natty’ arricchita da magnifici suoni di fiati e ‘Dreams come true’ sul bellissimo Respond riddim pubblicato da Pow Pow in un CD con tutti i cuts vocali. Sul versante delle canzoni d’amore, oltre alla già citata ‘Wifey’ abbiamo la notevole ‘Hey there lady’ con Raymond nel ruolo del cantante confidenziale. I ripetuti ascolti evidenziano la grande classe di questo cantante in grande forma ed i preziosismi strumentali delle tracce tutte veramente di alto livello. Questo ‘Many as one’ è sicuramente una delle sorprese di questo 2009.
Pier Tosi
Annullato il SIKULA REGGAE FESTIVAL
agosto 6, 2009
Pessime notizie dal Sikula Reggae Festival: per un problema di inadeguati finanziamenti pubblici l’edizione di quest’anno che avrebbe dovuto avere luogo a Rosolini (Siracusa) dal 14 al 16 agosto è stata improvvisamente annullata. Riportiamo qui per intero il comunicato leggibile alla homepage del sito ufficiale del festival: Read more
Dub Terror – Dub Terror (Universal Egg)
agosto 6, 2009
Il vero nome di Dub Terror è Simone Lombardi e dalla natia Torino questo musicista si è trasferito a Londra da cui diffonde ‘terrore sonico’ in bilico tra dub apocalittico, dubstep e grime. Spulciando le note di copertina scopriamo tra i vari collaboratori alcuni nomi noti a dar manforte a Simone e cioè Inyaki Yarritu di Basque Dub Foundation al basso e Jonah Dan alle percussioni.
Questo debutto omonimo colleziona gli ottimi singoli già pubblicati dalla Universal Egg di Neil Perch: le voci di Echo Ranks, Santanu e Jah Marnyah impreziosiscono due memorabili pezzoni roots ortodossi come ‘Shinobi’ e ‘Technology’ . Entrambe le tracce sono caratterizzate da una linea di melodica a riecheggiare Augustus Pablo, ritmi lenti, suoni roots molto classici ed ottime prestazioni vocali. ‘Digital terror’ è un dubstep cut di ‘Technology’ in bilico tra tradizione e modernità: la coppia di tracce rappresenta molto bene l’attitudine dell’intero lavoro.
L’atmosfera piuttosto lunare che pervade l’intero CD ha una sorta di culmine in ‘31st Century’, un dub lento con echi ed effetti cupi a rendere il ritmo strascicato e rotolante. Sul versante più aggressivo ‘Mr. Terror’ è un cut dubstep di ‘Spying glass’ di Horace Andy che conserva intatto il senso di mistero dell’originale. La grinta della voce di Warrior Queen cavalca le saturazioni dei bassi di ‘Reload warrior’ mentre ‘Push the tempest by’ introduce in chiave dub il tema dell’ultimo singolo ‘Turn the tide’ prima che si faccia avanti l’onnipresente Brother Culture con una prestazione vocale in puro ‘armagideon style’ su ritmo dub step.
‘Tetradys dub’ riporta l’atmosfera calma e contemplativa in chiusura con le immancabili citazioni di Augustus Pablo arricchite dagli effetti spaziali. Questo ‘Dub terror’ è un esordio in CD dalla lunghezza contenuta ma con le giuste dosi di ritmo, immaginazione ed incisività.
Pier Tosi










