Sizzla in Africa
marzo 4, 2010
Mentre sta uscendo il nuovo CD ‘Crucial times’ prodotto da uno dei suoi primi mentors e cioè Homer Harris, Sizzla si è recato in questi giorni in Africa per alcuni concerti molto particolari. Lo scorso weekend ha partecipato ad Harare ai festeggiamenti ufficiali per l’ottantaseiseimo compleanno del presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe. Non sono mancate su vari forums in rete le critiche al controverso artista giamaicano per avere sostenuto dietro un cospicuo compenso un discusso leader come Mugabe. Read more
Chi sta distruggendo la dancehall?
marzo 9, 2010
Negli ultimi tempi anche in Giamaica c’è una drammatica presa di coscienza dell’aggravarsi della crisi del settore musicale. Nel suo sito internet lo storico quotidiano Daily Gleaner ha istituito un blog legato all’entertainment su cui il giovane artista Konshens ha pubblicato un assai discusso post in materia, visibile in originale a questo link. Vi proponiamo la sua traduzione: Read more
Africa Unite (Intervista)
marzo 11, 2010
(Africa Unite al Sunsplash 2008: foto Luca Sgamellotti)
Sono passati ventinove anni dalla fondazione dei pinerolesi Africa Unite e se il pensiero torna a quei tempi rispetto a come è cambiata la nostra vita sembrano addirittura tanti di più: nel 1981 internet era ancora lontana ed il vinile girava ancora senza sosta sui giradischi, il sogno di Bob Marley si interrompeva diventando subito leggenda, sugli scaffali nei negozi di dischi c’era pochissimo reggae, per le cose particolari bisognava andare a fare acquisti a Londra e per i più la Giamaica appariva come una galassia lontana.
Per chi già c’era il roots reggae era comunque una bomba emozionale in grado di riscaldarti il cuore e cambiarti la vita: il titolo del quindicesimo CD degli Africa è ‘Rootz’ ed è quindi un tributo a quei ricordi ed alle loro primissime influenze. ‘Rootz’ significa anche un ritorno alla classicità Africa Unite mantenendo però anche qualcosa della svolta ‘digitale’ del precedente ‘Controlli’. Ne parliamo con Bunna durante una pausa delle prove proprio il giorno in cui esce ‘Rootz’:
D: Oggi esce il vostro nuovo CD e a quanto pare celebrate l’uscita in sala prove a lavorare…
R: Si, i giorni all’inizio del nostro tour non sono molti e andremo avanti fino a stasera a provare poi ci siamo ripromessi di fare un brindisi di festeggiamento stasera alla fine delle prove.
D: Parliamo di ‘Cosa resta’, il vostro anti-singolo tra l’altro scaricabile liberamente sul vostro sito internet…
R: Si, sul sito tra l’altro c’è anche il video realizzato da un nostro fan che secondo me coglie perfettamente nel segno di quello che il pezzo vuole significare. Sempre sul sito è disponibile un piccolo assaggio del CD pezzo per pezzo. Gli ascoltatori possono capire anche prima dell’acquisto come suona questo nostro quindicesimo disco dopo quasi trent’anni di attività…
D: Dal primo ascolto è percepibile tra le altre cose un ritorno ad un vostro vecchio amore e cioè la dub-poetry, la poesia orale giamaicana trasposta in musica e celebrata notoriamente da Linton Kwesi Johnson….
R: Si, i riferimenti sono quelli: Linton Kwesi Johnson e Michael Smith, di cui nel CD c’è una citazione, fanno parte dei nostri riferimenti iniziali, le cose che ascoltavamo insieme a Bob Marley quando abbiamo iniziato ad avvicinarci a questo genere. Il nostro è un ennesimo omaggio a queste nostre ispirazioni della prima ora: il CD si chiama ‘Rootz’ e cioè radici e le nostre radici sono nei poeti che abbiamo citato, in Marley, in Steel Pulse e tanti altri.
D: ‘Rootz’ ha due anime, una più roots e riflessiva ed una più solare. Nel primo versante mi pare resti un po’ l’attitudine del CD precedente ‘Controlli’ con un approccio meno tecnologico e comunque la grande classicità Africa Unite con magnifici suoni di fiati per esempio…
R: Rispetto a ‘Controlli’ l’attitudine è più suonata, più roots. Non è che la tecnologia non ci sia ma è al servizio di un suono più ortodosso. Chiaramente poi le caratteristiche dei dischi degli Africa ritornano, per cui ci sono pezzi più scuri e pezzi più solari e più estivi come mood…
D: La parte più riflessiva colpisce per la lucidità delle liriche: per esempio in ‘Mister time’ esce la vostra visione sulla ricerca dell’eternità…
R: Quello che vogliamo sottolineare in quel brano in cui cantiamo sia io che Madaski è che è importante vivere intensamente il presente senza farci abbindolare di promesse di premi futuri, paradisi etc…La nostra unica sicurezza sono i giorni che viviamo e dobbiamo viverli più intensamente possibile. C’è questa tendenza a pensare al futuro o a rimpiangere il passato trascurando invece il momento che stiamo vivendo…Nel ritornello poi c’è una riflessione che arriva dal fatto che spesso sembra che chi si avvicina al reggae debba abbracciare tutta la sua filosofia senza discussione compreso tutto il versante mistico. A volte ci sembra che l’approccio a Rastafari di qualcuno sia molto esteriore e questa cosa ci fa anche un po’ sorridere. La nostra opinione è che Rasta abbia preso piede in questo contesto in cui i giamaicani di radice africana guardavano alla loro cultura di appartenenza ed all’Africa. Crediamo che questa mistica assuma significati molto diversi in un contesto assai diverso come per esempio il nostro e che in questo senso sia un po’ una mancanza di coerenza abbracciarla in toto senza discussioni…Questa è un po’ l’opinione che esprimiamo.
D: Come avete lavorato alla composizione dei vari brani?
R: Il nostro tipico approccio è che tutto comincia con una stesura melodica ed armonica che faccio io a casa semplicemente con la chitarra, poi imposto la struttura al computer con un programma molto semplice giusto per avere una prima idea della musicalità del pezzo. Il tutto poi passa a Madaski che si occupa di arricchire il brano con l’ottimizzazione e gli arrangiamenti e gli altri componenti danno il loro contributo per le parti dei loro rispettivi strumenti. Fino a questo punto il pezzo ha una melodia cantata in quello che Dario Fo definirebbe ‘gramelot’, una lingua inesistente con sonorità riconducibili un po’ all’inglese. Il testo poi è l’ultima cosa che facciamo: il più delle volte i testi in italiano li scrive Madaski e quelli in inglese li scrivo io anche se questa volta ho fatto un’eccezione con il testo di ‘Cosa resta’ che ho prodotto io abbastanza di getto. Due basi di ‘Rootz’ le ha fatte il nostro bassista Paolo Baldini…rispetto a ‘Controlli’ Paolo è stato un po’ più assente perché impegnato nei suoi tanti altri progetti come il CD dei Tre Allegri Ragazzi Morti mentre ora sta lavorando ai CDs di Skardi e dei Dot Vibes. Ti ho descritto questa procedura da cui sono nati un po’ tutti i nostri dischi con l’eccezione di ‘Controlli’…Quando sono state fatte le basi io ero un po’ latitante perché ero ancora nei Bluebeaters ed ero andato a fare Turisti Per Caso in Africa. Sono mancato un po’ e le basi le hanno fatte Paolo e Madaski ed io ci ho lavorato sopra in seguito per i testi.
D: Quattro anni fa vi siete divertiti tantissimo ad ospitare tanti amici in ‘4 riddims 4 unity’ : qualcuno poi è tornato come ospite anche in ‘Rootz’…
R: Una cosa che vogliamo fare è dare voce con le nostre collaborazioni a chi secondo noi se lo merita grazie al suo talento…Ecco il senso della presenza per esempio di Jacopo dei Mellow Mood. Anche Mama Marjas è conosciuta dal pubblico reggae e merita più attenzione in generale e l’abbiamo coinvolta. Franziska sono già abbastanza consolidati come fama ed io avevo fatto un featuring nel loro ultimo CD quindi è stato naturale ricambiare con l’ospitata di Roddy e Piero. Alborosie non ha bisogno di presentazioni e la nostra amicizia risale ai tempi in cui RN Tickets registravano i primi dischi allo studio di Madaski. Ora lui è andato in Giamaica e la frequentazione è diventata più difficile ma restiamo in contatto e ci ha registrato con piacere il suo contributo.
Recensione di ‘Rootz’ su Sunny Vibes
Pier Tosi
(si ringrazia Radio Città Fujiko 103.1 FM Bologna)
Africa Unite – Rootz (Universal)
marzo 11, 2010
I ventinovenni Africa Unite di ‘Rootz’, la freschissima quindicesima fatica della band, tornano con grande coerenza alle radici con un significativo equilibrio tra l’entusiasmo e la carica di sempre e la grande maturità di tanti anni di esperienza. Nel campo del reggae ‘Rootz’ (con la zeta in questo caso) è anche sinonimo di una militanza sociale di cui purtroppo da tempo si lamenta l’assenza: per questo cominciamo l’ascolto dalla fine, da ‘Cosa resta’, la lucidissima dub-poetry declamata da Bunna su questi mesti tempi in cui nel nostro paese assistiamo tra apatia e sbigottimento al precipizio della coscienza civile ed al perpetuo maltrattamento della democrazia.
I suoni che accompagnano questo bellissimo episodio rappresentano il succo del CD ovvero teso e vibrante roots & culture con ritmi granitici e magnifici riffs di fiati. Stessi maestosi suoni e stessa militanza all’inizio di ‘Rootz’ con ‘Così sia’ e questa volta il testo analizza la famigerata follia omofoba di alcune frange della musica giamaicana. Si prosegue con ‘Sensi’ e la classicità Africa Unite che incontra un bell’intervento vocale del primo ospite, Jacopo dei pordenonesi Mellow Mood. ‘Music n’ blood’ ritorna alla ‘dub poetry’ con l’ispiratissimo Madaski a citare Michael Smith, atmosfere che sembrano arrivare da ‘Bass Culture’ di LKJ ed un notevole dub a suggellare il tutto. La prima parte è costellata di grandi episodi roots e si prosegue quindi ‘inna International style’ con ‘Here & now’ in cui Bunna è accompagnato da Roddy e Piero dei milanesi Franziska ed in sequenza la superlativa ‘Mr. Time’, un altro classico brano Africa sul coraggio di vivere il presente senza la necessità di rifugiarsi dietro false utopie.
Siamo a metà e le atmosfere vanno da qui decisamente alleggerendosi: ‘Si’ esprime il bisogno globale di un nuovo sogno che riempa le nostre vite ed anche qui gli Africa suonano classici ma anche assolutamente originali. L’estate arriva con la forza di un temporale tropicale in ‘Reality’ con Alborosie e Bunna insieme per un vitale ‘easy skanking’ che continua nella dolcezza di ‘Movimento immobile’, un accorato appello contro la distruzione del patrimonio ambientale globale. Il ritmo accelera nello swingante ska di ‘The lady’: la signora in questione è Mama Marjas che imprime al brano una grande sferzata con il suo ragga che si intreccia perfettamente al cantato di Bunna in un groove che farà sicuramente ballare molti quest’estate.
Siamo quasi alla fine ed il dub dilaga con il ‘dub cut’ di ‘Così sia’ e la già citata ‘Cosa resta’ a concludere degnamente un ottimo disco. ‘Rootz’ contiene in parte l’attitudine di ‘Controlli’ con un approccio meno tecnologico ma più classico in un omaggio alle radici degli Africa Unite. Come nel grande roots reggae l’equilibrio è grande tra le varie componenti sonore così come la convivenza dell’anima scura della band con il suo contemporaneo bisogno di gioia e solarità. Alla soglia dei trent’anni gli Africa sfornano un altro disco memorabile.
Pier Tosi
Uscirà il 9 aprile il nuovo CD di Gentleman
marzo 23, 2010

In molti si stavano chiedendo che fine avesse fatto il grande artista reggae tedesco Gentleman viste le sue sporadiche uscite negli ultimi tempi. Il 9 aprile uscirà in grande stile ‘Diversity’, il suo nuovo CD con diciannove tracce e collaborazioni con Sugar Minott, Luciano, Tanya Stephens, Patrice, Jack Radics, Daddy Rings, Christopher Martin e Rebellion The Recaller. Su Youtube è già disponibile il video del primo singolo dalle sonorità decisamente R&B ‘It no pretty’ ed una sorta di spot del nuovo CD. Read more







