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Africa Unite (Intervista)

marzo 11, 2010

phoca_thumb_l_sun08-ls-africaunite-010(Africa Unite al Sunsplash 2008: foto Luca Sgamellotti)

Sono passati ventinove anni dalla fondazione dei pinerolesi Africa Unite e se il pensiero torna a quei tempi rispetto a come è cambiata la nostra vita sembrano addirittura tanti di più: nel 1981 internet era ancora lontana ed il vinile girava ancora senza sosta sui giradischi, il sogno di Bob Marley si interrompeva diventando subito leggenda, sugli scaffali nei negozi di dischi c’era pochissimo reggae, per le cose particolari bisognava andare a fare acquisti a Londra e per i più la Giamaica appariva come una galassia lontana.

Per chi già c’era il roots reggae era comunque una bomba emozionale in grado di riscaldarti il cuore e cambiarti la vita: il titolo del quindicesimo CD degli Africa è ‘Rootz’ ed è quindi un tributo a quei ricordi ed alle loro primissime influenze. ‘Rootz’ significa anche un ritorno alla classicità Africa Unite mantenendo però anche qualcosa della svolta ‘digitale’ del precedente ‘Controlli’. Ne parliamo con Bunna durante una pausa delle prove proprio il giorno in cui esce ‘Rootz’:

D: Oggi esce il vostro nuovo CD e a quanto pare celebrate l’uscita in sala prove a lavorare…

R: Si, i giorni all’inizio del nostro tour non sono molti e andremo avanti fino a stasera a provare poi ci siamo ripromessi di fare un brindisi di festeggiamento stasera alla fine delle prove.

D: Parliamo di ‘Cosa resta’, il vostro anti-singolo tra l’altro scaricabile liberamente sul vostro sito internet…

R: Si, sul sito tra l’altro c’è anche il video realizzato da un nostro fan che secondo me coglie perfettamente nel segno di quello che il pezzo vuole significare. Sempre sul sito è disponibile un piccolo assaggio del CD pezzo per pezzo. Gli ascoltatori possono capire anche prima dell’acquisto come suona questo nostro quindicesimo disco dopo quasi trent’anni di attività…

D: Dal primo ascolto è percepibile tra le altre cose un ritorno ad un vostro vecchio amore e cioè la dub-poetry, la poesia orale giamaicana trasposta in musica e celebrata notoriamente da Linton Kwesi Johnson….

R: Si, i riferimenti sono quelli: Linton Kwesi Johnson e Michael Smith, di cui nel CD c’è una citazione, fanno parte dei nostri riferimenti iniziali, le cose che ascoltavamo insieme a Bob Marley quando abbiamo iniziato ad avvicinarci a questo genere. Il nostro è un ennesimo omaggio a queste nostre ispirazioni della prima ora: il CD si chiama ‘Rootz’ e cioè radici e le nostre radici sono nei poeti che abbiamo citato, in Marley, in Steel Pulse e tanti altri.

D: ‘Rootz’ ha due anime, una più roots e riflessiva ed una più solare. Nel primo versante mi pare resti un po’ l’attitudine del CD precedente ‘Controlli’ con un approccio meno tecnologico e comunque la grande classicità Africa Unite con magnifici suoni di fiati per esempio…

R: Rispetto a ‘Controlli’ l’attitudine è più suonata, più roots. Non è che la tecnologia non ci sia ma è al servizio di un suono più ortodosso. Chiaramente poi le caratteristiche dei dischi degli Africa ritornano, per cui ci sono pezzi più scuri e pezzi più solari e più estivi come mood…

D: La parte più riflessiva colpisce per la lucidità delle liriche: per esempio in ‘Mister time’ esce la vostra visione sulla ricerca dell’eternità…

R: Quello che vogliamo sottolineare in quel brano in cui cantiamo sia io che Madaski è che è importante vivere intensamente il presente senza farci abbindolare di promesse di premi futuri, paradisi etc…La nostra unica sicurezza sono i giorni che viviamo e dobbiamo viverli più intensamente possibile. C’è questa tendenza a pensare al futuro o a rimpiangere il passato trascurando invece il momento che stiamo vivendo…Nel ritornello poi c’è una riflessione che arriva dal fatto che spesso sembra che chi si avvicina al reggae debba abbracciare tutta la sua filosofia senza discussione compreso tutto il versante mistico. A volte ci sembra che l’approccio a Rastafari di qualcuno sia molto esteriore e questa cosa ci fa anche un po’ sorridere. La nostra opinione è che Rasta abbia preso piede in questo contesto in cui i giamaicani di radice africana guardavano alla loro cultura di appartenenza ed all’Africa. Crediamo che questa mistica assuma significati molto diversi in un contesto assai diverso come per esempio il nostro e che in questo senso sia un po’ una mancanza di coerenza abbracciarla in toto senza discussioni…Questa è un po’ l’opinione che esprimiamo.

D: Come avete lavorato alla composizione dei vari brani?

R: Il nostro tipico approccio è che tutto comincia con una stesura melodica ed armonica che faccio io a casa semplicemente con la chitarra, poi imposto la struttura al computer con un programma molto semplice giusto per avere una prima idea della musicalità del pezzo. Il tutto poi passa a Madaski che si occupa di arricchire il brano con l’ottimizzazione e gli arrangiamenti e gli altri componenti danno il loro contributo per le parti dei loro rispettivi strumenti. Fino a questo punto il pezzo ha una melodia cantata in quello che Dario Fo definirebbe ‘gramelot’, una lingua inesistente con sonorità riconducibili un po’ all’inglese. Il testo poi è l’ultima cosa che facciamo: il più delle volte i testi in italiano li scrive Madaski e quelli in inglese li scrivo io anche se questa volta ho fatto un’eccezione con il testo di ‘Cosa resta’ che ho prodotto io abbastanza di getto. Due basi di ‘Rootz’ le ha fatte il nostro bassista Paolo Baldini…rispetto a ‘Controlli’ Paolo è stato un po’ più assente perché impegnato nei suoi tanti altri progetti come il CD dei Tre Allegri Ragazzi Morti mentre ora sta lavorando ai CDs di Skardi e dei Dot Vibes. Ti ho descritto questa procedura da cui sono nati un po’ tutti i nostri dischi con l’eccezione di ‘Controlli’…Quando sono state fatte le basi io ero un po’ latitante perché ero ancora nei Bluebeaters ed ero andato a fare Turisti Per Caso in Africa. Sono mancato un po’ e le basi le hanno fatte Paolo e Madaski ed io ci ho lavorato sopra in seguito per i testi.

D: Quattro anni fa vi siete divertiti tantissimo ad ospitare tanti amici in ‘4 riddims 4 unity’ : qualcuno poi è tornato come ospite anche in ‘Rootz’…

R: Una cosa che vogliamo fare è dare voce con le nostre collaborazioni a chi secondo noi se lo merita grazie al suo talento…Ecco il senso della presenza per esempio di Jacopo dei Mellow Mood. Anche Mama Marjas è conosciuta dal pubblico reggae e merita più attenzione in generale e l’abbiamo coinvolta. Franziska sono già abbastanza consolidati come fama ed io avevo fatto un featuring nel loro ultimo CD quindi è stato naturale ricambiare con l’ospitata di Roddy e Piero. Alborosie non ha bisogno di presentazioni e la nostra amicizia risale ai tempi in cui RN Tickets registravano i primi dischi allo studio di Madaski. Ora lui è andato in Giamaica e la frequentazione è diventata più difficile ma restiamo in contatto e ci ha registrato con piacere il suo contributo.

Recensione di ‘Rootz’ su Sunny Vibes

Pier Tosi

(si ringrazia Radio Città Fujiko 103.1 FM Bologna)

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