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Africa Unite – Rootz (Universal)

marzo 11, 2010

rootz_cover

I ventinovenni Africa Unite di ‘Rootz’, la freschissima quindicesima fatica della band, tornano con grande coerenza alle radici con un significativo equilibrio tra l’entusiasmo e la carica di sempre e la grande maturità di tanti anni di esperienza. Nel campo del reggae ‘Rootz’ (con la zeta in questo caso) è anche sinonimo di una militanza sociale di cui purtroppo da tempo si lamenta l’assenza: per questo cominciamo l’ascolto dalla fine, da ‘Cosa resta’, la lucidissima dub-poetry declamata da Bunna su questi mesti tempi in cui nel nostro paese assistiamo tra apatia e sbigottimento al precipizio della coscienza civile ed al perpetuo maltrattamento della democrazia.

I suoni che accompagnano questo bellissimo episodio rappresentano il succo del CD ovvero teso e vibrante roots & culture con ritmi granitici e magnifici riffs di fiati. Stessi maestosi suoni e stessa militanza all’inizio di ‘Rootz’ con ‘Così sia’ e questa volta il testo analizza la famigerata follia omofoba di alcune frange della musica giamaicana. Si prosegue con ‘Sensi’ e la classicità Africa Unite che incontra un bell’intervento vocale del primo ospite, Jacopo dei pordenonesi Mellow Mood. ‘Music n’ blood’ ritorna alla ‘dub poetry’ con l’ispiratissimo Madaski a citare Michael Smith, atmosfere che sembrano arrivare da ‘Bass Culture’ di LKJ ed un notevole dub a suggellare il tutto. La prima parte è costellata di grandi episodi roots e si prosegue quindi ‘inna International style’ con ‘Here & now’ in cui Bunna è accompagnato da Roddy e Piero dei milanesi Franziska ed in sequenza la superlativa ‘Mr. Time’, un altro classico brano Africa sul coraggio di vivere il presente senza la necessità di rifugiarsi dietro false utopie.

Siamo a metà e le atmosfere vanno da qui decisamente alleggerendosi: ‘Si’ esprime il bisogno globale di un nuovo sogno che riempa le nostre vite ed anche qui gli Africa suonano classici ma anche assolutamente originali. L’estate arriva con la forza di un temporale tropicale in ‘Reality’ con Alborosie e Bunna insieme per un vitale ‘easy skanking’ che continua nella dolcezza di ‘Movimento immobile’, un accorato appello contro la distruzione del patrimonio ambientale globale. Il ritmo accelera nello swingante ska di ‘The lady’: la signora in questione è Mama Marjas che imprime al brano una grande sferzata con il suo ragga che si intreccia perfettamente al cantato di Bunna in un groove che farà sicuramente ballare molti quest’estate.

Siamo quasi alla fine ed il dub dilaga con il ‘dub cut’ di ‘Così sia’ e la già citata ‘Cosa resta’ a concludere degnamente un ottimo disco. ‘Rootz’ contiene in parte l’attitudine di ‘Controlli’ con un approccio meno tecnologico ma più classico in un omaggio alle radici degli Africa Unite. Come nel grande roots reggae l’equilibrio è grande tra le varie componenti sonore così come la convivenza dell’anima scura della band con il suo contemporaneo bisogno di gioia e solarità. Alla soglia dei trent’anni gli Africa sfornano un altro disco memorabile.

Pier Tosi

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