Alborosie – Escape From Babylon (Greensleeves)
maggio 28, 2009
Alborosie torna più ambizioso che mai con questo suo secondo CD, il primo frutto del sodalizio con l’etichetta inglese Greensleeves da tempo posseduta dall’americana VP. Se i clamorosi successi su singolo di ‘Herbalist’ e ‘Kingston Town’ davano l’idea dell’artista italiano che dopo lungo lavoro in Giamaica aveva trovato con le sue influenze e le sue esperienze una sintassi musicale adatta alla scena dancehall giamaicana e globale, la musica di questo ottimo ‘Escape from Babylon’ ci suggerisce invece Alborosie che porta alla ribalta un’idea di roots reggae dei vecchi tempi molto più in sintonia con la sensibilità degli appassionati europei e statunitensi che non con le ultime tendenze della scena giamaicana.
L’inizio è da brivido con la militanza sociale di ‘America’ dedicata al solito ruolo di ‘controllore mondiale’ del paese di Obama, mentre dopo la ‘ganja tune’ ‘No cocaine’ con reminiscenze rub-a-dub style esplode il grintoso rocksteady di ‘Mama she don’t like you’ in compagnia della bravissima I.Eye. ‘Global war’ è bellissima ed è un tributo all’influenza fondamentale dei Black Uhuru mentre ‘Money’ riattualizza inna Alborosie style l’omonimo classico roots di Horace Andy.
Procedendo nell’ascolto ‘I Rusalem’ è una emozionante citazione del miglior Alpha Blondy con Albo nel suo fluentissimo sing-jay style mentre ‘I can’t stand it’ è un duetto virtuale con il grande Dennis Brown: la tune originale del ‘Principe del reggae’ era compresa in ‘Love’s gotta hold on me’ del 1984. Nella parte centrale dell’album ‘Real story’ si avvicina molto a ‘Herbalist’ e ‘Kingston Town’, ‘Dung inna Babylon’ porta il profumo del roots ‘rurale’ di personaggi come Burning Spear o Culture e l’elogio alla figura femminile di ‘Good woman’ ha un incedere che porta alla mente l’ipnotico beat della Roots Radics.
Gramps di Morgan Heritage porta le sue vibes in ‘One sound’ su un giro armonico molto familiare alla poetica della famiglia da cui proviene, ‘Humbleness’ è una magnifica traccia roots sull’umiltà e la devozione a Rastafari e ‘Promised land’ è un roots in maggiore che splende come il sole.
Siamo al finale: ‘Mr. President’ è irresistibile con gli strali rivolti al nostro presidente del consiglio ed a Mussolini, ‘Operation Uppsala’ ci riporta dalle parti del roots più meditativo con un bell’arrangiamento di fiati ed in conclusione con ‘Likkle Africa’ il ritmo delle ‘nyabinghi drums’ incornicia una magnifica ballata sulla mistica naturale che pervade, tra mille contraddizioni e problemi, il paese del reggae. In questo volo radente lungo ‘Escape from Babylon’ abbiamo parlato di citazioni e stili che Alborosie padroneggia e sintetizza costruendo con grande feeling un ricco e personale vocabolario. Il 15 giugno sta arrivando: ancora pochi giorni di pazienza prima che sia disponibile questo ottimo disco che figurerà senz’altro molto bene nei sondaggi dei migliori lavori dell’anno.
Pier Tosi
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10 Risposte to “Alborosie – Escape From Babylon (Greensleeves)”
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..ieri sono stato al concerto di presentazione del nuovo CD a Milano(trezzo sull’adda)…già pensavo che Alborosie fosse il più forte, ma dopo questo nuovo progetto di valore non c’è più niente da dire: portare il Reggae di nuovo in auge, la voglia sempre più forte di puntualizzare sull’amore e di condannare la violenza, il ritorno alle origini, la musica di nuovo come strumento attivo, sono ingredienti vincenti…spero in una massiccia diffusione…Finalmente posso regalare un CD di nuovo Reggae a mio padre che è fan di Bob Marley da 40 anni
grazie del commento, Xela!!!
Vorrei sapere la vostra sull’album.
A me ha fondamentalmente deluso per 2 motivi:
- arrangiamenti: rispetto alle produzioni forward mi sembrano nettamente inferiori; forse alla forward alborosie si avvaleva di qualcuno che ora non è più al suo fianco?
- liriche: certo è che tutto il reggae da un pò gira e ri-gira intorno agli stessi argomenti ma questi mi sembrano troppo banali e, novità, con un bel pò di forzature di italianismi alla “macaroni”, “mafia” e compagnia bella….
Irie
Albo è sempre il migliore… alla fine è italiano e in inglese le parole maccheroni e mafia non hanno traduzione…riguardo agli argomenti…non se li può inventare…è vero sono sempre quelli ma le sue canzoni riescono ad affrontarli in modo diverso..
Ho sentito anke io la presentazione a trezzo venerdì19 e le canzoni nuove mi sono piaciute da subito… soprattutto NO COCAINE e MAMA SHE DON’T LIKE YOU..è stato davvero bravo
Albo non finirà mai di stupirci….semplicemente strepitoso, un vero capolavoro, con citazioni di impegno e denuncia politica che fanno venire i brividi!!!! tra tutte segnalo Humbleness, mr. president, promise…..cmq. tutte stupende .
buon sound…si sente che è uno che di reggae ne ha ascoltato sin da ragazzo….sound 70 e 80 alla grande!!!
Bellissimo disco e bellissima recensione: condivido l’osservazione sull’apertura nelle sonorità verso un sound più internazionale, che non cerca di far breccia solo tra le hit jamaicane. Non c’è un pezzo brutto, e per gli amanti come me dei vecchi RNT, porta pure un pizzico di nostalgia!
Trovo che gli arrangiamenti in questo disco, siano di gran lunga superiori al precedente Soul Pirate, ma allo stesso tempo sono rimasto deluso dalla band che si porta al seguito (ho visto il concerto al mamamia di senigallia), con pessimi suoni (soprattutto le tastiere, con suoni degni della peggior casio degli anni 80) e in generale con questa strana tendenza alla fusion jazz, che suonata da jamaicani è risultata, a mio avviso, davvero pacchiana.
Niente da dire sullo spettacolo, compatto, senza una pausa per chi ama ballare; e niente da dire su di lui dal vivo: davvero un grande.
grande albo. escape from babylon è veramente un album fatto come si deve. E per quanto riguarda i concerti alborosie nulla da dire. albo sei grande continua cosi aspettiamo un altro disco ora!
Ho appena comprato l’album, ma non l’ho ancora sentito…..eppure sento che mi piacerà moltissimo… credo che l’unica cosa che mancava ad un artista come lui fosse la cultura Rasta…e adesso che l’ha assorbita sarà il massimo!
bhe…. del tutto assurdo!
pensare che un italiano vado in giamaica e diventa il numero 1 indiscusso del reggae! uno dei primi se non il primo vincere il reggae grammy awards, il primo che non fosse un marley…
poi in più noi italiani in giamaica non siamo visti proprio di buon occhio, certo se vai in vacanza in un villaggio sono tutti cortesi, ma la storia insegna che gli italiani erano tra i colonizzatori della loro terra… quindi……. ancor più Alborosie!
more albo no war!
il suo album un capolavoro, i precedenti erano belli, ma escape from babylon… non ho parole… bless and love