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Boomdabash + Treble + Fido Guido + Rooz Band @ Sottotetto Bologna (21 novembre 2009)

novembre 26, 2009

RECENSIONE CONCERTOsun08_ls_bombadash_010(Boomdabash al Sunsplash 2008. foto Luca Sgamellotti)

Evidentemente anche a causa della crisi economica alla crescita innegabile della scena delle reggae bands italiane e degli artisti non corrisponde una crescita della visibilità attraverso i concerti perché le opportunità di suonare in locali adatti che scelgano di valorizzare il reggae italiano sono su base nazionale sempre piuttosto pochi. Questo genera un giro vizioso che purtroppo spesso limita la crescita di gruppi o cantanti che hanno poco da invidiare alle loro controparti straniere.

Uno spettacolo che meriterebbe di essere visto in tutte le città con una buona audience reggae è questo ‘showcase’ legato all’ex-Sud Sound System Treble e ‘supportato’ dall’ottima Rooz Band. Dopo aver lasciato la band di cui è stato tra i fondatori Treble ha continuato a scrivere canzoni ed ha continuato a produrre altri artisti emergenti con l’attività del suo studio personale. I frutti di questi ultimi anni sono i due volumi della serie ‘Treble Studio’ (ecco la recensione dell’ultimo ‘Il ritmo del drago’) e il primo CD dei Boomdabash, uno dei migliori gruppi emersi nella scena italiana negli ultimi anni.

Anche grazie alla sempre nutrita comunità salentina a Bologna l’affluenza è piuttosto buona al Sottotetto al momento della Rooz Band di entrare in scena direttamente per l’apertura del lungo concerto con il microfono affidato al ‘guerriero’ Fido Guido. Con i suoi tre CDs Guido ha utilizzato il dialetto tarantino per creare un’idea di reggae influenzata dal new roots ma con melodie vocali tipicamente mediterranee che a volte riecheggiano addirittura la musica araba. La Rooz Band scalda subito il Sottotetto suonando con grande vigore i suoi ritmi e Guido dimostra fin dalle prime battute di essere un grande performer mentre il pubblico delle prime file risponde molto bene al suo ingresso. Una riflessione abbastanza spontanea nel sentire Guido sui ritmi tiratissimi dei cinque della Rooz Band è lo straordinario valore aggiunto di un cantante accompagnato da una ottima band rispetto alle esibizioni in dancehall sulle ‘versions’ suonate dai dischi.

Per chi vi scrive i momenti migliori dell’intensa performance di Guido sono ‘Fumo scuro’, ‘Musica & parole’ ed un tiratissimo duetto con Payà dei Boombabash. All’uscita di scena di Fido Guido la Rooz Band prosegue con un bellissimo intermezzo strumentale a base di popolari ‘riddims’ giamaicani dimostrando di sentirsi a proprio agio e di divertirsi parecchio: la band ha un assetto a cinque con due chitarre e la fisarmonica che a volte prende il posto della tastiera. Con grande pulizia sonora e precisione unita ad una cospicua dose di energia la Rooz band dimostra di essere ancora cresciuta tecnicamente e di poter tranquillamente essere paragonata a molte delle backing band giamaicane che vediamo all’opera come controparte sonora dei vari artisti. L’act intermedio è quello di Treble accompagnato alla voce da Dani Silk purtroppo stasera solo in veste di corista e non di cantante: è veramente molto emozionante vedere questo veterano recitare sul palco del Sottotetto la lirica in salentino di ‘Cultura amore e radicazione’ e vedere tanti ragazzi giovani nel pubblico cantare con lui. I vecchi classici come ‘La gente povera’ o ‘Reggae internazionale’ provocano le ovazioni maggiori della serata ma sono accolte comunque molto bene anche le canzoni più recenti come ‘Più amore’ o la nuovissima ‘Il Sutra del cuore’. Treble è protagonista di un set molto vibrante: l’unica pecca che ci viene in mente è l’assenza dalla scaletta di un brano stupendo come ‘Polvere & silenzio’ ma sarà per la prossima volta.

L’instancabile Rooz Band segue Treble ed alla sua uscita continua a tenere la temperatura alta lanciando l’ingresso in scena di Biggie e Payà e cioè i due vocalists del collettivo Boomdabash. Questi ragazzi hanno già all’attivo svariate ‘big tunes’ che il pubblico si aspetta: la loro forza sta sicuramente nella combinazione delle ‘punch lines’ in inglese di B.I.G. con la ruggente ‘ragga scola’ in salentino di Payà. ‘Who’s gonna save me’, ‘Hear dem’ e ‘Nfame’ sono accolte alla grande dalla massive del Sottotetto, Guido torna in scena per la combination di ‘Babylon a vampire’ ed i pubblico mostra di apprezzare anche la nuova ‘Winner is a winner’. La Rooz Band è sempre all’altezza e fa comunque risaltare l’anima roots della musica di Boomdabash, protagonisti di un grande show con forse qualche piccola sbavatura per eccesso di irruenza. I ragazzi salentini lasciano il pubblico tra gli applausi dopo aver dato vita ad un lunghissimo concerto veramente di ottimo livello.

Pier Tosi

Sud Sound System @ Estragon Summer Festival Bologna (11 settembre 2009)

settembre 14, 2009

RECENSIONE CONCERTO
Sud Sound System (i S.S.S. al Sunsplash 2009: foto Luca D’Agostino)

Dopo l’ottimo show di Africa Unite è la volta dei Sud Sound System all’Estragon di Bologna nel Summer Festival in cui due tra le realtà più longeve in attività nella scena reggae italiana compaiono in cartellone per mostrare il loro attuale ottimo stato di forma. La storia dei Sud Sound System è particolarmente legata alla città emiliana che, anche grazie alla nutrita colonia salentina formata di tanti studenti, ha sempre tributato al gruppo una grande accoglienza: anche in questo caso l’Estragon è pienissimo e l’atmosfera durante il concerto particolarmente rovente.

Papa Leu riscalda il pubblico con la sua breve intro e l’ingresso in scena di Nando, Rico e Fabio è alla grande con ‘Danne culure’ seguita da ‘Solo se tu vuoi’ e ‘Una sula’, uno dei brani più energetici dell’ultimo CD ‘Dammene ancora’. Ormai l’affiatamento dei tre vocalist con la Bag-A-Riddim Band ha raggiunto livelli altissimi ed il gruppo gira a mille in una scaletta in cui i pezzi si alternano con grande velocità un po’ nello stile delle bands giamaicane: vari brani del vecchio repertorio sono stati in effetti riarrangiati citando alcuni grandi successi come per esempio ‘Io sarò qui’ che riprende il dolcissimo riddim di ‘Thank you mama’ di Sizzla.

Durante tutto il concerto Nandu Popu colpisce durissimo arringando la folla con apprezzamenti sul nostro presidente del consiglio e sulla nostra ‘telecrazia’ e ‘Maledetta televisione’ è un grande momento all’interno del concerto. Anche Don Rico e Terron Fabio appaiono in grande forma ma è Nandu il mattatore del concerto: sia lui che Fabio riprendono alla grande Tenor Saw con ‘Ring di alarm’, ‘Fever’ e ‘Golden hen’ in un momento di omaggio alla ‘dancehall foundation’ ma nel lo show non mancano riferimenti a Burning Spear, Bob Marley ma anche Beenie Man e Buju Banton a testimoniare di come il fuoco del reggae brucia sempre più per i Sud Sound System.

In ‘Le radici che tieni’ e ‘Sciamu a ballare’ l’Estragon esplode con tutto il pubblico a saltare con le braccia alzate in un colpo d’occhio veramente notevole. Nandu Popu si scatena letteralmente in ‘Erba erba’ che diventa un clamoroso numero di cabaret: a parte gli irresistibili dialoghi tra i tre vocalists ed il pubblico la canzone diventa dapprima ‘Smoke on the water’ dei Deep Purple e Nandu diventa un tenore intonando il ‘Nessun dorma’ che finisce immancabilmente con ‘…all’alba fumerò’ nel divertimento generale. Le due ore abbondanti di concerto si concludono con la dancehall tirata di ‘Dammene ancora’ e ‘Me basta lu sule’ che si apre sulle note di ‘Burnin’ & lootin’ di Bob Marley. Per chi vi scrive che ha visto S.S.S. decine di volte è stato uno dei più bei concerti del gruppo degli ultimi anni e testimonia un momento di forma clamorosa per i veterani salentini.

Pier Tosi

Africa Unite @ Estragon Summer Festival Bologna (4 settembre 2009)

settembre 14, 2009

RECENSIONE CONCERTO
sun08_ls_africaunite_013(Africa Unite al Sunsplash 2008 – foto: Luca Sgamellotti)

Nel loro ventottesimo anno di carriera gli Africa Unite tornano all’Estragon di Bologna, un luogo dove negli ultimi anni sono sempre stati accolti da una notevole cornice di pubblico ed hanno dato vita a grandi concerti. Dopo lo scossone ‘sonico’ di ‘Controlli’, al momento ultimo loro disco in studio, la band di Pinerolo si concede il lusso di suonare in scioltezza senza la pressione psicologica di dover promuovere un nuovo lavoro (il loro prossimo CD è previsto per l’inizio dell’estate 2010) e prosegue il tour ‘antologico’ seguente l’uscita della doppia raccolta ‘BiogrAfrica Unite’ dello scorso anno.

Questo significa che il suono torna verso l’inconfondibile suono roots reggae classico degli Africa Unite di nuovo con una corposa sezione fiati e con la scaletta letteralmente traboccante di vecchi brani. L’attualissima ‘Uniformi’ apre ottimamente il concerto seguita da ‘La storia’ aperta dalla classica citazione di Steel Pulse, band inglese importantissima nella formazione di Mada e compagni. La scaletta viaggia nel passato agli anni formativi della band con ottime rese di ‘U-man rights’ e della ‘seminale’ ma sempre grande ‘Last train to Brixton’ ed una bella cover di ‘Police & thieves’ di Junior Murvin.

Madaski ringrazia a modo suo il pubblico per aver preferito gli Africa a Venditti (all’opera a poche centinaia di metri nella più capiente arena) prima di lanciarsi in ‘Soffici sapori’. In ‘Festa italiana’ il terzetto di fiati suona quasi come le brass sections dei dischi di salsa ed il concerto continua spedito con una acclamatissima e canonica versione di ‘Il partigiano John’ e con l’oscuro funk di ‘Mentre fuori piove’ con ancora una volta grandi fiati e citazioni Led Zeppelin. Nel racconto di ventotto anni di carriera trovano spazio anche i brani di controlli: ‘Bit crash’, ‘Sotto pelle’ e ‘Play another game’ suonano un po’ meno tirate che su disco anche se un ingrediente fondamentale è sempre il dub di Madaski che qua e la affiora ad arricchire il condimento.

Il ritmo si velocizza con ‘Politics’ con una lunga coda finale di percussioni ‘dubbate’ di uno scatenato Papa Nico al termine di cui la band esce per attendere di essere richiamata per il bis. Pochi secondi, il gruppo rientra e torniamo a ‘Babilonia & poesia’ con ‘Salmodia’, seguita da ‘Nero su nero’, una delle vecchie canzoni che più ha resistito nelle scalette degli shows negli anni e si è adattata a nuovi trattamenti. Il compimento di questa grande festa arriva con ‘Sui miei passi’, ‘Sotto pressione’ ed un finale ‘old time’ con ‘Judge not’ dal periodo ska dei Wailers di Bob, Bunny e Peter. Lo show è stato come al solito bellissimo ed è sempre un piacere ascoltare brani con cui siamo cresciuti. Aspettiamo i prossimi sviluppi e facciamo un in bocca al lupo agli Africa!

Pier Tosi

Alborosie & Shengen Clan + I.Eye @ Carrockponte Sesto S.Giovanni (22 luglio 2009)

luglio 23, 2009

RECENSIONE CONCERTO
Alborosie(Alborosie al Sunsplash 2009: foto Tato Richieri)

La quarantesima data del tour europeo di Alborosie lo vede ritornare a Milano dopo due mesi quasi esatti dal suo concerto al Live Club di Trezzo D’Adda quando il tour era ancora all’inizio. Alla luce di ciò dobbiamo dire che Albo si conquista nettamente il titolo di ‘hardest working man inna the business’, visto che probabilmente è l’unico artista reggae ad esibirsi con questi ritmi in questo periodo. Il concerto fa parte di un festival nella bella cornice dell’Area Carroponte di Sesto S.Giovanni, una struttura industriale convertita a parco in cui l’ampio palco è sovrastato dallo scheletro di un capannone: nonostante Albo abbia già alle spalle numerosi concerti in Italia compresa la data al Rototom Sunsplash l’affluenza di pubblico è notevole, segno dell’interesse per l’italiano-giamaicano che resta altissimo dopo l’uscita del suo ottimo ultimo CD ‘Escape from Babylon’.

Mentre il flusso continuo di gente riempie l’area l’atmosfera è mantenuta frizzante dalla bella selezione di I-tal Sound, la crew responsabile di tantissimi eventi reggae nell’area di Milano negli ultimi anni.
Lo Shengen Clan prende il posto agli strumenti e l’MC annuncia l’inizio del set introduttivo di I.Eye, la giovane cantante giamaicana lanciata dalla sua recente combination con Albo: la manciata di brani che questa ottima vocalist esegue sono sconosciuti e probabilmente ancora inediti ma mettono in luce una ottima vena reggae-soul, una bella voce, una buona dose di grinta e eccellenti capacità interpretative. All’uscita di I.Eye i fiati completano l’organico del Clan ai loro posti un attimo prima che Alborosie faccia il suo acclamato ingresso. Appena il tempo di salutare il pubblico e testimoniare il sollievo di avere quasi raggiunto la fine del tour e la band parte in stile dancehall anni ottanta per fornire il propellente musicale al primo medley che comprende tunes come ‘Bad mind’ e ‘Better than me’.

Ci colpisce subito l’affiatamento dei musicisti del Clan che unisce con stacchi precisissimi e con varie prodezze le varie parti e la padronanza con cui Albo tiene il palco: tra l’altro mette in campo durante tutto il concerto nelle parti ‘deejay style’ senza alcuno sforzo un timbro ‘ruggito’ a metà tra Buju Banton e Louis Armstrong con ottimi effetti. Rispetto allo spettacolo dello scorso anno ci sembra che c’è più energia e le canzoni vengono accorpate assieme piuttosto che eseguite interamente.
La serie delle ‘ganja-tunes’ inizia molto presto con ‘Herbalist’ in evidenza e Alborosie si scaglia con decisione contro la politica razzista del governo italiano e la repressione in fatto di droghe leggere scatenando l’approvazione della massive. In questa prospettiva anche la nuova ‘No cocaine’ cattura subito il publico e necessità di un massiccio ‘pull up’. Tra i brani di ‘Escape from Babylon’ ricordiamo nella prima parte una vibrante resa di ‘I-Rusalem’ e la citazione di Horace Andy di ‘Money’: dobbiamo dire che ci saremmo aspettati più brani dall’ultimo CD in scaletta mentre la scelta è quella di bilanciare le nuove tunes con gli hits già più datati.

Uno spettacolo nello spettacolo è il batterista che traina il Clan con stacchi mozzafiato e varie parti suonate addirittura in piedi a fomentare il pubblico delle prime file. ‘Mama she don’t like you’ richiama in scena ovviamente I.Eye e diventa una della parti salienti del concerto con la band straordinaria ed un finale divertentissimo. Gli altri momenti impagabili del concerto sono stati sicuramente ‘Blessing’ con I.Eye al posto di Etana nel duetto e ‘fratello’ Ale Soresini degno ospite alla batteria ed il mega-hit ‘Kingston Town’ introdotto da un giro di fiati in stile ‘rocksteady’ a concludere alla grande il concerto.

Nonostante la stanchezza si faccia sentire Puppa Albo mantiene uno stato di forma invidiabile e mette in scena un grande spettacolo coadiuvato da una band sensazionale. Mentre qualcuno ci dice che aveva trovato lo show di metà maggio più energetico non possiamo fare a meno di notare che il cantante sta cogliendo i frutti dell’intenso lavoro con lo Shengen Clan sembrando più a suo agio sul palco ed aumentando l’intensità e la spettacolarità degli shows rispetto all’anno scorso. Chiudiamo con i complimenti per la scelta dei fiati nell’organico: nonostante l’utilizzo di questi strumenti dal vivo sia in declino nella scena reggae anche per motivi economici una buona sezione fiati da allo spettacolo un calore ed una timbrica che apporta allo spettacolo un notevole valore aggiunto. Abbiamo veramente apprezzato i ‘riffs’ e gli assoli di questi due musicisti che ad un certo punto hanno anche rievocato l’Aswad Horn Section di ‘Love fire’ in modo molto intenso.

Pier Tosi

(Un ringraziamento speciale a I-Tal Sound e Live Club)

Cocoa Tea + Turbulence live @ Vibra Modena (19 febbraio 2009)

febbraio 23, 2009

RECENSIONE CONCERTO img_1053(Cocoa Tea in azione al Vibra: foto Bruno Giusti)

Cocoa Tea è famoso per spostarsi il meno possibile dal suo country di Clarendon ma l’uscita del suo nuovo CD ‘Yes we can’ che passerà alla storia per contenere l’ottima ed oramai famosissima ‘Barak Obama’ val bene un tour mondiale di promozione. Questo suo passaggio dall’Italia insieme a Turbulence lo vede in azione nel nostro paese per ben cinque volte.

La nostra recensione riguarda il concerto del Vibra di Modena e cioè il secondo della serie: questo show va in scena di giovedì e dobbiamo dire che il pubblico non è numeroso come dovrebbe essere anche se l’accoglienza alla Step By Step Band in scena è piuttosto calda. Ovviamente Turbulence entra in scena per primo e ce la mette tutta per far capire che non è più un ragazzino ed ha grinta e tunes da vendere. Sia il turbante bianco da Bobo Dread che l’impostazione del live con i brani spesso solo accennati per far stare più canzoni possibile nei suoi quaranta minuti di show ricorda parecchio il suo artista di riferimento Sizzla Kalonji.

Nel suo convincente spettacolo arrivano una dopo l’altra ‘Life is not a game’ sul Doctor Darling riddim, le ottime ‘Rest a show’ e ‘Ethiopia awakes’ incise per Pow Pow (la prima sul Blaze e la seconda sullo Shanty Town), ‘We got the love’ in origine in duetto con Sasha e qui ben supportata dalle coriste e l’accativante ‘My amore’ dedicata alle signorine italiane. Il suo set non poteva non concludersi con ‘Notorious’ con la band a seguire in potenza il Bobo Dread che complessivamente da un’ottima impressione.

Ai concerti reggae di solito la qualità della band costituisce un’incognita ed un fattore importante per la riuscita: dobbiamo dire che questi ragazzi giamaicani della Step By Step svolgono un ottimo lavoro trainati da un batterista veramente massiccissimo. Dopo l’uscita di scena di Turbulence le nyabinghi vibes si fanno avanti e Cocoa Tea entra in scena alla grande in modo tradizionale con ‘Rastaman Chant’ di Bob Marley.

Nella sua ultima apparizione in Italia al Rototom Sunsplash 2009 c’era qualcosa di non convincente: nonostante fosse accompagnato dalla straordinaria Fire House Crew era evidente che non c’era stato il tempo di preparare un vero show ed alla fine il concerto era stato un francamente un po’ piatto susseguirsi di riddims con ‘Barak Obama’ fatta senza grande convinzione alla fine. L’impressione immediata è invece che questo show con la Step By Step è stato preparato piuttosto bene e le ottime versioni di ‘Bust outta hell’ e ‘Rikers Island’ lo simostrano ampiamente.

Cocoa è in ottima forma e tiene il palco alla grande sciorinando il suo notevole repertorio accumulato in quasi trent’anni di carriera. I suoi primi hits ‘Rocking dolly’ e ‘Lost my Sonia’ arrivano nella seconda parte della scaletta dopo una serie di grandi brani degli anni novanta come ‘Holy Mount Zion’, ‘Tune in’, ‘Love me’, ‘She loves me now’, ‘Israel King’ e ‘Good life’.

La band lo segue molto bene aumentando o calando l’intensità a seconda delle sue richieste ed anche il pubblico dimostra di divertirsi molto. Nelle tunes in origine in combination con Shabba il grandissimo cantante si diverte al solito anche a citare di persona la parte deejay style. Le numerose citazioni rendono il concerto una sorta di storia del reggae: su ‘Tek weh you gal’ Cocoa accenna ‘Stick by me’ di John Holt mentre nella già citata ‘Good life’ arriva ‘Party time’ dei grandissimi Heptones.

Nella parte Jammys con ‘Come again’ Cocoa cita alla grande il Johnny Osbourne di ‘Buddy Bye’ mentre nella parte finale di ‘Hurry up & come’ arriva anche la citazione magnifica del Luciano di ‘In this together’ . Una delle cose che ha più colpito chi vi scrive è l’ottima ed estesa interpretazione nella parte centrale di ‘Man from Spain’, ‘Blood & fire’ e ‘Biological warfare’ tratte dall’album registrato da Cocoa per l’etichetta tedesca Minor 7 Flat 5: evidentemente nella lunga lista di dischi questa collaborazione con Andreas Brotherman ha un significato maggiore per il grande cantante di quello che ci si potrebbe aspettare e questo è un buon pretesto per andarsi a riascoltare ‘Biological warfare’.

Dall’ultimo ‘Yes we can’ invece Cocoa Tea intepreta molto bene la title track ed ovviamente in chiusura ‘Barak Obama’ che conclude un concerto assolutamente splendido. Crediamo che in un’abbondante ora e venti di concerto Cocoa Tea abbia ottimamente mostrato a chi non lo conosce bene gli aspetti salienti della sua poetica e cioè musica conscious di grande effetto anche nella dancehall e le radici dell’autentica cultura popolare giamaicana esplorate con orgoglio ed autentica classe.

Pier Tosi

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