Lincoln Sugar Minott (25 maggio 1956 – 10 luglio 2010)
luglio 12, 2010
Primissimi giorni di luglio del 1999: è appena scomparso a soli quarantadue anni Dennis Brown e sul palco del Rototom Sunsplash a Lignano Sugar Minott al termine di un bellissimo concerto paga tributo insieme a Frankie Paul al grande amico e compagno di Studio One con straordinarie versioni di ‘Revolution’ e ‘Here I come’. A noi che ci siamo sentiti per anni lontanissimi dai miti del reggae e dalle tante incredibili storie che abbiamo letto e sentito raccontare sembra invece per una volta di essere presenti ad un momento unico, di essere per una volta nel posto giusto al momento giusto. Ancora non sappiamo che il nostro festival negli anni futuri di momenti come questi ce ne regalerà parecchi altri.
Nell’agosto di quest’anno Sugar sarebbe dovuto tornare alla prima edizione spagnola del Sunsplash con la sua band ed il suo consistente carico di grandi canzoni: abbiamo saputo invece che il suo cuore non ha retto e che ci ha lasciato troppo presto sabato 10 luglio in un ospedale in Giamaica. Scompare il mito di uno dei più grandi momenti della storia del reggae e cioè il passaggio dalla roots music degli anni settanta alla dancehall degli anni ottanta ed all’età d’oro dei sound systems giamaicani.
Il suo nome esteso era Lincoln Barrington Minott ed era nato a Kingston il 25 maggio 1956: la sua vita è stata legata ad ambienti musicali fin dalla sua piu’ tenera eta’.
Dopo assidue frequentazioni delle dancehalls sia come cantante che come selector (la sua carriera di selector inizia al ghetto di Maxfield Park nel Sound Of Silence Keystone sound), termina la scuola e nel 1969 si unisce a Tony Tuff e Derrick Howard per formare un trio vocale improntato al roots: The African Brothers.
In questi anni di grande fermento della giovane scena reggae di Kingston, gli African Brothers cercano di avviare la loro carriera registrando brani per Mick Johnson e Ronny Burke (Micron Music), Keith Weston, Winston “Merrytone” Blake, Rupie Edwards e Coxsone Dodd, senza quasi mai abbandonare un approccio molto ‘culturale’ nell’ atteggiamento e nelle liriche. Tra le loro cose piu’ significative ‘Lead us father’, ‘Mistery of nature’, ‘Party night’, ‘Torturing’ e ‘Righteous kingdom’.
Il gruppo tuttavia si scioglie senza avere trovato la via del successo significativo, ma non prima avere ricevuto le attenzioni (e avere registrato per lui, come si diceva) di Coxsone Dodd, proprietario di Studio One e foundation-man di tutto il reggae. In realtà poi ‘No cup no bruk’ e cioè l’unico singolo del gruppo uscito a Studio One vede Sugar alla voce solista ed il contributo di Tony Tuff alle armonie vocali.
Sugar Minott comincia così a frequentare Studio One fin dall’inizio degli anni settanta, registrando canzoni, cantando armonie vocali alle sessions di altri cantanti e anche suonando occasionalmente le percussioni e la chitarra. In quegli anni Studio One perde la supremazia e subisce la maggior spinta creativa di personaggi come Joe Gibbs, Lee Perry, Bunny Lee o i fratelli Hookim: nella seconda meta’ degli anni settanta Studio One torna grande grazie a giovani cantanti che pennellano nuove straordinarie canzoni sui vecchi ritmi classici di piu’ di dieci anni prima, precorrendo le abitudini della nascente ondata della ‘dancehall’.
Sembra che sia stato proprio Sugar a suggerire a Coxsone Dodd l’idea di riaggiornare i cuts originali dei ritmi immortali che tutti i produttori stavano saccheggiando dal catalogo Studio One: essendo un grande conoscitore delle produzioni di Brentford Road il giovane componeva i suoi nuovi brani sulle storiche versions e dopo un’audizione con Coxsone fece notare al boss il fatto che non avrebbe avuto bisogno di una band che suonasse in studio ma solamente delle vecchie ‘basic tracks’ per confezionare dei ‘do-overs’ e cioè delle nuove canzoni che utlizzavano però i vecchi storici suoni delle versioni originali.
A Studio One Sugar si fa strada a colpi di singoli straordinari come ‘House Is Not a home’, ‘Vanity’, ‘Hang on natty’ e ‘Mr. DC’ ed intorno al 1978 in Giamaica e’ letteralmente l’uomo del momento grazie all’uscita del suo primo album su Studio One ‘Live loving’. La sua mossa ulteriore e’ l’abbandono di Studio One e la fondazione della sua etichetta personale Black Roots begin_of_the_skype_highlighting end_of_the_skype_highlighting per cui inizia a fare uscire singoli dalla vena roots come ‘Man hungry’ e ‘River Jordan’. Le cose accadono molto rapidamente: Prince Jammy produce un altro dei suoi primi dischi intitolato ‘Bittersweet’ mentre la label di Brentford Road pubblica un altro album intitolato ‘Showcase’ che diviene subito un classico. Lo stile vocale di Sugar è molto dolce e rilassato e si mette in evidenza sia in canzoni d’amore che in ottimi brani roots e notevoli ‘reality tunes’ come il lamento del ‘ganjaman’ arrestato da un poliziotto senza scrupoli in ‘Mr. D.C.’ il ‘do-over’ di ‘Ain’t that loving you’ di Alton Ellis che diventa subito un autentico classico della cultura del ghetto. I suoi sforzi di autoproduzione danno subito frutti straordinari e cioè l’album ‘Black Roots’ ed un album cruciale, ‘Ghetto-ology’ uscito in Inghilterra su Trojan.
La strada piu’ semplice sarebbe a questo punto appoggiarsi ad un produttore che riesce facilmente a vendere albums alle majors labels a caccia dei nuovi Marley e Tosh, ma Sugar invece stanco dello sfruttamento sistematico degli artisti da parte di produttori senza scrupoli impegna le sue forze allo sviluppo ulteriore della sua Black Roots e soprattutto di Ghetto Youth Promotion, una struttura il cui scopo e’ di cercare di convogliare nella musica le energie dei giovani di talento dei ghetti in cui anche egli stesso ha origine. Nel frattempo il reggae sta cambiando profondamente dal suo interno: ormai le dancehalls e la scena dei sound systems influenzano cosi’ fortemente la musica che gli artisti piu’ popolari devono la loro fama quasi esclusivamente alle loro gesta nelle dances ed i produttori emergenti sono quasi tutti proprietari di sound systems o persone strettamente legate a quella scena. Il ghetto quindi si ri-impossessa del reggae al tempo del ‘dancehall style’, musica fresca ed immediata, comunicazione orizzontale dove non c’è divisione nei ghetti tra artisti e spettatori: l’attivita’ legata alla dancehall diviene il punto focale del reggae. Per fare canzoni non serve quasi nemmeno piu’ la chitarra ma bastano un microfono, un giradischi e le centinaia di ‘versions’ memorabili che arrivano perloppiu’ dall’era del rocksteady e che gia’ il Rockers Style qualche anno prima aveva iniziato a saccheggiare. Se la versatilità di cantanti come Johnny Clarke, Cornell Campbell o Linval Thompson anticipa quello che dovrà fare in seguito un buon cantante dancehall, Sugar Minott è uno degli artisti che raccoglie meglio questa lezione.
Le studio bands del Dancehall Style quindi non fanno che reinterpretare ritmi classici con un nuovo stile ritmico più lento e frammentato, il cosiddetto rub-a-dub style: in questo modo contribuiscono, oltre ad incendiare le yards giamaicane nei primissimi anni ottanta a tenere viva la tradizione del reggae.
Tornando a Sugar, il suo nome e’ cosi’ legato al Dancehall Style negli anni ottanta da avere addirittura una responsibilita’ seria riguardo all’origine del termine ‘Dancehall’ come definizione di un genere musicale: una serie di concerti dei piu’ popolari nuovi artisti fu organizzata da Inner City Promotions a Kingston. La ’sigla’ ufficiale di questi eventi era ‘Dancehall we deh’ di Sugar Minott e per questo motivo questa importante serie di eventi fu intitolata semplicemente ‘Dancehall’ ed artisti ‘dancehall’ vennero chiamati i partecipanti a questa iniziativa.
Sugar Minott e’ a questo punto uno degli artisti reggae piu’ amati e la sua vulcanica attivita’ si sviluppa in varie direzioni: innanzitutto registra tantissimi singoli, sia autoprodotti che con altre labels, ad alimentare la febbre della dancehall. Molti di questi singoli sono ovviamente raccolti in vari albums importantissimi per capire la musica di questo periodo. I brani del periodo 1979-1985 sono sicuramente quelli per cui Sugar passera’ alla storia. Nel corso degli anni settanta l’industria musicale giamaicana ha creato importanti rapporti con Inghilterra, USA o Canada per espandere i mercati e creare opportunità economiche: quando in Inghilterra nasce il ‘lovers rock’, lo stile carico di soul molto apprezzato dalla componente femminile del pubblico, il dolcissimo flow vocale di Sugar è uno degli esempi da seguire ed il cantante si reca spesso a Londra per produrre musica adatta per il mercato locale e seguire accuratamente la distribuzione delle sue produzioni giamaicane.
In Inghilterra Sugar scopre il giovanissimo gruppo Musical Youth che arriverà all’enorme successo internazionale con ‘Pass the dutchie’, un rifacimento di ‘Pass the koutchie’ dei Mighty Diamonds. Nel 1981 la sua cover di ‘Good thing going’ dei Jacksons viene distribuita dalla RCA e raggiunge il quarto posto delle classifiche inglesi dei singoli.
Nel ghetto l’attivita’ con i giovani della Ghetto Youth Promotion, oltre alle produzioni discografiche, si concretizza nella formazione nel 1983 di un Sound System con lo stesso nome. Grazie ad una formidabile schiera di giovani artisti tra cui Nitty Gritty, Junior Reid, Yami Bolo, Don Angelo, Echo Minott, Tenor Saw e tanti altri (per inciso, molti di questi erano contesi tra i vari sounds) il Ghetto Youth Promotion sound si afferma come uno dei piu’ potenti sound system jamaicani, ed e’ protagonista di una epopea straordinaria di sound clashes, i piu’ memorabili dei quali contro Prince Jammys o Black Scorpio. Quando il dancehall reggae entra in confidenza con i suoni computerizzati lui e’ tra i primi ad utilizzarli sia nelle sue produzioni che nei suoi successi (su tutti ‘Herbsman hustling’ prodotta da Sly & Robbie sulla loro Taxi). Nonostante la sua grande popolarita’ internazionale Sugar Minott non ha mai allentato i suoi forti legami con i ghetti delle sue origini, rifiutando opportunita’ di successo e denaro pur di non abbandonare i suoi giovani protetti. Secondo alcuni molti giovani artisti legati a lui non hanno esitato invece a voltargli le spalle davanti ad opportunita’ di grande successo.
Nel suo album del 1983 ‘A lots of extras’ del 1983 collabora con Niney The Observer e con Channel One e durante gli anni ottanta e novanta oltre ad autoprodursi lavora con personaggi del calibro di Bullwackie, Mikey Dread e George Phang tra gli altri. Oltre alla già citata ‘Herbsman hustling’ i suoi hits maggiori del periodo sono ‘No vacancy’, ‘Jamming in the streets’, ‘Rub a dub sound’, ‘Buy off the bar’ e ‘Devil pickney’. Sugar è anche strumentale al lancio di nuovi producers come Donovan Germain e Fatis Burrell: per Germain offre una grande interpretazione nel singolo digital roots ‘Slice of the cake’ mentre per Burrell ha registrato i due ottimi albums ‘Run things’ e ‘Jah make me feel so good’ negli anni novanta. A causa della grande rapidita’ con cui gli stili e gli artisti si susseguono nella scena del reggae in generale e del dancehall reggae in particolare, in questi ultimi anni Sugar non ha prodotto grandi successi ma ha continuato la sua attivita’ con il suo sound system e con la diffusione su scala mondiale della sua musica e delle sue ristampe. Ha collaborato con Easy Star All Stars dando la sua magnifica voce a ‘Exit music for a film’ in ‘Radiodread’ e ‘When I’m sixty-four’ in ‘Easy Star’s lonely hearts dub band’.
Pier Tosi
Discografia Selezionata:
* The African Brothers: Collectors item (Uptempo) 1987
* Live loving (Studio One) 1978
* Showcase (Studio One) 1979
* Black roots (Island) 1979
* Bittersweet (Ballistic) 1979
* Ghetto-ology (Trojan) 1979
* Roots lovers (Black Roots) 1980
* Give the people (Ballistic) 1980
* African girl (Black Roots) 1981
* Good thing going (RCA 1981)
* Dancehall showcase (Black Roots) 1983
* With lots of extra (Hitbound) 1983
* Herbsman hustling (Black Roots) 1984
* Buy off the bar (Powerhouse) 1984
* Slice of the cake (Heartbeat) 1984
* Wicked a go feel it (Wackies) 1984
* Leaders of the pack (Striker Lee) 1985
* Rydim (Greensleeves) 1985
* Time longer than rope (Greensleeves) 1985
* Rockers award winners (w. Leroy Smart) (Greensleeves) 1985
* Inna reggae dancehall (Heartbeat) 1986
* Sugar and spice (Taxi) 1986)
* Double dose (w. Gregory Isaacs) (Blue Mountain) 1987
* Them a wolf (C&F) 1987
* Jamming in the streets (Wackies) 1987
* Dancehall ‘87 (Youth Promotion) 1987
* African soldier (Heartbeat) 1987
* Best of volume 1 (Black Roots) 1988
* S.Minott & Youth Promotion (NEC) 1988
* Lovers inna dancehall (Youth Promotion) 1988
* Ghetto youth dem rising (Heartbeat) 1988
* Sufferer’s choice (Heartbeat) 1988
* The artist (L&M)1989
* The boss is back (RAS) 1989
* 20 Super Hits (Sonic Sounds) 1990
* Smile (L&M) 1990
* A touch of class (Jammys) 1991
* Run things (Exterminator) 1993
* Ghetto child (Dreadbeat) 1994
* Happy togheter (Dreadbeat) 1994
* Breaking free (Dreadbeat) 1995
* Collector’s collection (Heartbeat) 1996
* International (Dreadbeat) 1996
* RAS Portrait (RAS) 1997
* Jah make me feel so good (Xterminator/JetStar) 1997
* Easy Squeeze (World Rec.) 1988
* Reggae Max (Jet Star) 1998
Produzioni Black Roots/Ghetto Youth Promotion:
* Hidden treasures (Easy Star) 1999
Lynn Taitt (1934-2010)
gennaio 26, 2010
E’ scomparso dopo una lunga malattia il 20 gennaio Nerlynn Taitt, meglio conosciuto come Lynn, chitarrista nativo di Trinidad, uno dei musicisti più influenti nel passaggio in Giamaica dallo ska al rocksteady. C’è una certa disparità di notizie rispetto alla data della sua nascita: le fonti giamaicane parlano del raggiungimento alla morte dell’età di 75 anni quindi una presunta data di nascita potrebbe essere il 1934 mentre altre fonti parlano del 1940 ed altre ancora addirittura del 1946.
David Katz ha intervistato Taitt riportando forse le notizie più importanti sulle sue origini sul suo fondamentale ‘Solid foundation’: nativo dalla città di San Fernando a Trinidad, Lynn si dedica alle tradizionali steel pans (le tipiche particolari percussioni metalliche ricavate da grandi fusti d’olio battuti ad arte per avere particolari accordature)e forma una banda di steel pans con i suoi amici di infanzia. Fin da piccolo si mette in luce per una grande abilità di solista e partecipa ai concorsi per il miglior percussionista di steel pans addirittura vincendolo nel 1956. In seguito un amico gli procura una chitarra scambiata con un marinaio ubriaco e Lynn fa pratica come chitarrista ed in questa veste si unisce ad una band di musica locale chiamata The Dutchey Brothers.
Dal 1960 fonda e dirige la sua band, la Nerlynn Taitt Band. Essendo la variante locale del calpypso detta notoriamente mento’ una componente fondamentale della cultura giamaicana ed essendo vivace l’interscambio tra la futura isola del reggae e le altre isole caraibiche, Byron Lee assume Lynn e la sua band per suonare in Giamaica nel 1962 durante le celebrazioni per l’indipendenza come band di accompagnamento di cantanti calypso come per esempio Lord Melody. A causa della fuga di un manager con l’incasso della sua tournèe il musicista resta in Giamaica ed inizia a suonare nel circuito dei clubs con i vari nuclei di musicisti da cui scaturirà il suono dello ska. Il suo primo gruppo sono The Sheikhs con Big Bra Gaynair e Deadley Headley al sax, Lloyd Spence al basso, Lloyd Wilks alla batteria e Honeyboy Martin alla voce.
Lavorando con gli Sheikhs Lynn conosce un precocissimo Jackie Mittoo. Con Spence, Taitt esce dalla band per formare i Cavaliers insieme al trombettista Johnny Moore, il pianista Winston Wright ed il futuro batterista degli Skatalites Lloyd Knibbs. E’ Knibbs che porta il chitarrista ai Treasure Isle Studios dove partecipa alle sessions di importanti brani ska come ‘Carry go bring come’ di Justin Hinds & The Dominoes o ‘Shank I Sheck’ di Baba Brooks (quest’ultima prodotta dal sound operator King Edwards). All’occorrenza Lynn sostituisce Jah Jerry Haynes nelle sessions degli Skatalites a Studio One in quel periodo.
Nel primissimo periodo del rocksteady la band di Taitt è The Comets con cui va addidirittura in tour quattro mesi in Inghilterra al seguito di Prince Buster. La formazione più famosa legata alla sua carriera è Lynn Taitt & The Jets, capitanata dal chitarrista e con Brian Atkinson al basso, Hux Brown alla seconda chitarra, Gladstone Anderson al piano, Winston Wright all’organo, Headley Bennett al sax e Hopeton Lewis alla voce. Come ‘in house band’ dei Federal Studios i Jets registrano ‘Take it easy’ di Hopeton Lewis rallentando il ritmo rispetto allo ska e secondo alcuni questo episodio è fondamentale per il passaggio dallo ska al rocksteady. Lavorando in studio alle primissime produzioni di Joe Gibbs Taitt è responsabile della session di ‘Hold them’ di Roy Shirley, altro singolo citato spesso tra i primissimi brani rock steady.
E’ interessante il fatto che in entrambi i casi pare che il ritmo del brano sia stato rallentato per permettere ai cantanti di ottenere migliori risultati con una melodia più lenta e più affrontabile visto che non riuscivano a cantare alla velocità media di un ritmo ska. Taitt ha sempre dichiarato che il suo stile chitarristico ha preso molto dal modo di suonare le steel pans della sua infanzia e dalla loro sonorità. Tra gli altri lavori importanti abbiamo la presenza nei Supersonics di Tommy McCook durante le registrazioni di grandi hits di Alton Ellis come ‘Cry tough’ o ‘Girl I’ve got a date’ ed altri classici del rocksteady di casa Treasure Isle. Tutti i produttori del periodo beneficiarono del suo tocco di chitarra: tra quelli che non abbiamo menzionato citiamo Clancy Eccles, Sonia Pottinger e Leslie Kong per cui ha posto il suo tocco su classici come ‘Israelites’ e ‘007’ di Desmond Dekker & The Aces in studio con i Beverley’s All Stars.
Con una formazione molto simile ai Beverley’s All Stars nel 1967 partecipa ad alcune sessions per i Wailers di Bob Marley, Peter Tosh e Bunny Wailer suonando in brani come ‘Hypocrites’ e ‘Nice time’ dove il suo apporto è particolarmente evidente. Un altro artista di successo che ha goduto dei servigi di Taitt è Johnny Nash, cantante afroamericano molto ispirato dal reggae: tra i successi di Nash con Lynn alla chitarra abbiamo ‘Cupid’ e ‘Hold me tight’.
L’unico album a suo nome del periodo è ‘Rocksteady greatest hits’ uscito nel 1968 sull’etichetta Merritone molti brani del quale sono contenuti in ‘Hold me tight: anthology 1965-73’, doppio CD Trojan dedicato a Lynn Taitt & The Jets uscito nel 2005. . Proprio nel 1968 il chitarrista è emigrato in Canada dove ha continuato comunque ad occuparsi anche di musica contribuendo largamente a popolarizzare il reggae in questa nazione. Nei primi anni settanta ha registrato per Randy’s alcuni superbi brani funk come ‘Out on a funky trip’ e ‘Steppin’ up’. Nel 2006 il documentarista americano Generoso Fierro gli ha dedicato completamente il film ‘Lynn Taitt: Rocksteady’ mentre la sua ultima apparizione è invece nel film del 2009 ‘Rocksteady: The Roots of reggae’.
Pier Tosi
Vivian Jackson a.k.a. Yabby You (1946 – 2010)
gennaio 14, 2010
PROFILO BIOGRAFICO
(nella foto Yabby You fotografato da Pier Tosi a Kingston nel 2001)
Vivian Jackson a.k.a. Yabby You (14 agosto 1946 – 12 gennaio 2010)
Il vero nome di Yabby You è Vivian Jackson: questo artista e produttore è una delle più genuine voci del misticismo Rasta nel roots reggae degli anni settanta. Il nomignolo Yabby You deriva dall’intro vocale della sua prima canzone ‘Conquering Lion’ accreditata nella sua prima tiratura su singolo uscito nell’autunno 1972 a Vivian Jackson & Ralph Brothers.
In questa intro un coro canta ‘be you, yabby yabby you…’ e nella fantasia della gente queste parole identificano da subito sia il brano che il suo cantante. Primo di dodici figli Vivian sperimenta fin dalla più tenera infanzia le dure condizioni di vita del ghetto: a dodici anni abbandona la casa dei genitori e si mette a lavorare in una fornace in cui si fabbrica vasellame di terracotta. A diciassette anni si ammala seriamente a causa degli effetti della malnutrizione. I problemi gastrici e l’artrite lo rendono inabile al lavoro e Vivian inizia una vita di espedienti: i maggiori proventi gli derivano dalla conoscenza dell’ambiente delle corse dei cavalli e la capacità di dare ‘dritte’ agli scommettitori all’ippodromo di Caymanas Park.
La vita di strada lo avvicina alla meditazione ed ai circoli del ghetto attraverso cui si propaga la mistica Rastafari. Yabby You rappresenta una corrente di pensiero a parte perché la sua visione esclusiva identifica il concetto divino di Jah Rastafari non con il vivente Imperatore d’Etiopia ma con Gesù Cristo. Per questo questo piccolo dread che gira la città sulla sua motocicletta viene presto ribattezzato anche ‘Jesus Dread’.
La sua prima uscita discografica è piuttosto avventurosa: dopo l’ennesima discussione con alcuni Rasta sulla legittimità della sua opinione, Vivian si addormenta e in sogno sente una musica celestiale che gli da l’ispirazione per comporre ‘Conquering Lion’, il brano che inizia con parole di lode al Creatore. Raccontando la sua esperienza a d amici musicisti come Leroy Horsemouth Wallace, Aston Familyman Barrett e Earl Chinna Smith li convince ad andare in studio per registrare la canzone senza ricevere alcun compenso. La sua prima registrazione in realtà è la versione reggae dell’inno religioso ‘Carnal mind’ grazie al supporto economico della Ethiopian World Federation.
Nelle avversità della vita del ghetto la priorità per il giovane resta però la pubblicazione di ‘Conquering lion’: Vivian torna al lavoro nella fornace mettendo a repentaglio la sua salute e riesce a risparmiare il denaro per comprare il nastro, registrare la base, realizzare il voicing e vedere la luce del mixaggio di King Tubby che affascinato dalla visione di Yabby You fa di tutto per aiutarlo. ‘Conquering Lion’ conquista i favori dei sound systems e del pubblico del ghetto, le tirature si susseguono di cento copie in cento copie e la situazione economica di Yabby You migliora al punto che nei diciotto mesi successivi realizza sempre come produttore indipendente altri capolavori come ‘Love of Jah’, ‘Love thy neighbour’ e ‘Warn the nation’ accompagnato alle voci dagli amici Alric Forbes, Bobby Melody e Dada Smith.
Con la realizzazione dei primi albums ‘Conquering lion’ (in Inghilterra esce con una tracklist differente come ‘Ram-A-Dam’ sulla etichetta DIP di Dennis Harris) ed il duale dub ‘King Tubby’s Prophesy of Dub’, Yabby You diventa una figura di culto non solo in Giamaica ma anche in Inghilterra. Come accade per personaggi come Lee Perry o Augustus Pablo, la sacralità della visone musicale di Yabby stimola la fantasia dei suoi amici e collaboratori: oltre ai bellissimi dubs di Tubby queste sue prime versions scatenano strumentali da Tommy McCook, Bobby Ellis o lo stesso Pablo, deejay cuts da Trinity, Tapper Zukie e Big Youth o altre canzoni da personaggi come Wayne Wade o Michael Prophet.
Mentre nel 1976 escono per Yabby You ‘Chant down Babylon Kingdom’ e il magnifico ‘Deliver me from my enemies’, nel 1976 produce il primo album di Wayne Wade ‘Black is our colour’, L’anno successivo ‘Shantytown determination’ di Trinity ed il bellissimo album strumentale ‘Blazing Horns’ di Tommy McCook e Bobby Ellis. Il periodo aureo di Yabby You continua fino circa al 1980 con i suoi albums ‘Beware’ e ‘Jah Jah way’, ed i lavori con Michael Prophet culminati nell’album di quest’ultimo ‘Cosciousness’.
Alcuni di questi dischi vengono distribuiti in tutto il mondo dalla Island di Chris Blackwell. Alla lista aggiungiamo altri dub albums mixati da Tubby ed i suoi apprendisti e molti singoli di personaggi come Willie Williams, Dillinger, Cornell Campbell, Patrick Andy, Michael Rose, Ranking Trevor e tanti altri. Negli anni ottanta Vivian ha già raggiunto uno status considerevole e continua a registrare dischi ma senza raggiungere le vette del lustro 1975-1980. Nel 1993 registra con Mad Professor e Black Steel il bellissimo ‘Yabby You Meets Mad Professor & Black Steel in Ariwa Studio’ appena prima di essere massicciamente ristampato dalle lussuose edizioni ‘restaurate’ della inglese Blood & Fire.
Nel 1994 esce per primo ‘King Tubbys Prophecy of Dub’ mentre tre anni dopo esce l’imprescindibile doppio CD ‘Jesus Dread 1972-1978’, la definitiva raccolta su Yabby You e le sue produzioni. Prima della sua chiusura la straordinaria label di Manchester riedita anche ‘Shantytown determination’ di Trinity, ‘Blazing Horns’ di Tommy McCook e Bobby Ellis, il dub CD ‘Dub it to the top’ e ‘Deliver me from the enemies’ dello stesso Yabby You. Tutte le riedizioni degli albums sono compendiate di versioni di singoli e brani non presenti nelle edizioni in vinile. Alla luce della sua scomparsa onore alla Blood & Fire ed al suo lavoro attraverso cui resterà la memoria di un artista straordinario nella cornice grafica e sonora che si merita. Negli ultimi anni Yabby You viveva ritirato in campagna a Clarendon delegando alla Tuff Gong la stampa e la distribuzione delle ristampe dei suoi albums e singoli in vinile. Non sono ancora note i motivi della sua scomparsa avvenuta sicuramente per cause naturali.
Pier Tosi
Wycliffe ‘Steely’ Johnson (1963 – 2009)
settembre 3, 2009
(nella foto Steely a sinistra insieme a Clevie)
Wycliffe ‘Steely’ Johnson è stato un musicista e produttore di fondamentale importanza nel passaggio che ha portato il reggae dal suono roots degli anni settanta alla dancehall digitale. Come tastierista è stato membro originario di una importantissima band come la Roots Radics e come musicista e produttore ha legato il suo nome al batterista Cleveland ‘Clevie’ Browne con cui ha formato un incredibile team di riddim-making e produzione molto importante dalla metà degli anni ottanta ai giorni nostri.
Anche se non ci sono molte fonti biografiche la sua data di nascita dovrebbe essere il 18 agosto 1963. Steely inizia a suonare praticamente da bambino: la prima session professionale in cui lavora con Clevie è quella nel 1974 per l’album di Hugh Mundell ‘Africa must be free by 1983’ prodotta da Augustus Pablo. Mentre Steely al tempo ha 11 anni Clevie ne ha 14! Dopo aver visto in azione tutti i grandi musicisti giamaicani, aver presenziato alcune session di Bob Marley & Wailers ed aver suonato a Studio One (sempre con Clevie) i suoni che permettevano a Coxsone Dodd di aggiornare decine e decine di vecchi ritmi e di proporli ad un nuovo pubblico, il giovane tastierista da un decisivo contributo come session man ai suoni di ‘Ghetto-ology’, capolavoro roots di Sugar Minott.
In questo periodo è un membro fondatore della Roots Radics Band, la band che più di ogni altra crea il metronomico e profondo suono dei primi anni della dancehall: la Roots Radics era la classica session band aperta ma il nucleo di musicisti che l’ha contraddistinta era composto da Errol ‘Flabba’ Holt e Lincoln ‘Style’ Scott rispettivamente al basso ed alla batteria, Eric ‘Binghi Bunny’ Lamont , Noel ‘Sowell’ Bailey e Dwight Pickney alle chitarre, Steely alle tastiere, il veterano Gladdy Anderson al piano. All’occorrenza ‘Fish’ Clarke o ‘Santa’ Davis sostituivano Style alla batteria, Skully o Sky Juice venivano impiegati alle percussioni e come sezione fiati veniva usata principalmente la Rass Brass di Dean Fraser, Nambo e Chico.
Il suono della Roots Radics ha segnato un’era con decine e decine di hits suonati tra cui citiamo ‘Police in helicopter’ di John Holt, ‘Joker smoker’ di Triston Palma, ‘Firehouse Rock’ dei Wailing Souls, ‘Zunguzunguguzunguzeng’ di Yellowman e ‘Night nurse’ di Gregory Isaacs. La maggior parte dei brani era registrata ai Channel One Studios ai Maxfield Avenue per produttori come Junjo Lawes, Linval Thompson, Jah Thomas e tanti altri: la band ha fornito il propellente per i clamorosi dub albums del periodo di Scientist pubblicati in Inghilterra dalla Greensleeves. Anche Gregory Isaacs usava la Roots Radics nelle sue autoproduzioni registrate a Channel One e nei suoi tour mondiali.
Un altro capitolo fondamentale della band è la collaborazione con Bunny Wailer della svolta ‘dancehall’ dell’album ‘Rock ‘n’ groove’: anche in questo caso la band accompagna Bunny nelle sue (per la verità non molto numerose) esibizioni negli USA. Durante i primi anni ottanta Prince Jammy ottiene i suoi primi dancehall hits ma il produttore basato a Waterhouse diventa la forza portante della svolta digitale della dancehall dopo l’enorme successo di ‘Under mi sleng teng’ di Wayne Smith. Steely e Clevie collaborano già con Jammy come musicisti prima dell’avvento massiccio dei suoni digitali ma dopo ‘Sleng teng’ divengono la forza trainante delle sue produzioni: stiamo parlando di un batterista ed un tastierista affiatatissimi e con letteralmente migliaia di ore di esperienza sia in studio che on stage. Usando la strumentazione digitale prima dell’avvento dei sequencers e della tecnologia midi l’esperienza di Steely & Clevie gioca un ruolo fondamentale nel fissare dei modi di lavoro vincenti e plasmare i nuovi gusti della dancehall.
Anche in questo caso il numero di hits è impressionante per artisti come Dennis Brown, Cocoa Tea, Tenor Saw, Nitty Gritty, King Kong, Leroy Gibbons, Sugar Minott, Frankie Paul e tantissimi altri fino all’avvento delle nuove dancehall stars Ninjaman e Shabba Ranks. Oltre a lavorare massicciamente per Jammy Steely & Clevie costruiscono ritmi anche per altri produttori come Music Works, Techniques, Redman International, Bobby Digital e Penthouse.
Si è calcolato che in questo periodo i tre quarti della musica dancehall prodotta in Giamaica vede l’apporto del duo. Intorno al 1986 si mettono anche in proprio come produttori con l’etichetta Steely & Clevie con cui centrano subito l’anno seguente un consistente successo con ‘Bruk camera’ dell’accoppiata Leroy Gibbons/Dillinger. Ben presto i loro suoni prodotti in proprio dilagano attraverso ‘boom tunes’ come ‘Murder dem’ di Ninjaman, ‘Drum pan sound’ di Reggie Stepper, ‘Oversize mampie’ di Gregory Peck o ‘Retreat’ di Cutty Ranks tanto per citarne alcuni. Nei primi anni novanta la dancehall impazza in Giamaica con nuove superstars ed i due produttori sono tra i più influenti creatori di mode musicali e nuovi ritmi con tutti i maggiori artisti: oltre a lavorare con veterani come Freddie McGregor, Beres Hammond, Cocoa Tea e Gregory Isaacs i due centrano ancora il successo con ‘Caan dun’ di Shabba Ranks e le covers dei brani di Tracy Chapman ‘Fast car’ e ‘Baby can I hold you tonight’ cantate da Foxy Brown.
Garnett Silk realizza con Steely & Clevie alcuni dei suoi maggiori classici come ‘All the woman that I need’ e ‘Used to be my girl’: il suo CD postumo ‘Love is the answer’ prodotto dal duo è uno dei suoi lavori di lunga durata più belli. All’inizio degli anni novanta Steely & Clevie pagano tributo alla musica di Studio One nel CD ‘Steely & Clevie play Studio One vintage’: un brano in particolare da questo set e cioè la ripresa di ‘No no no (You don’t love me)’ proprio ad opera della cantante originale e cioè Dawn Penn ottiene un clamoroso successo che si estende ben oltre la sfera degli appassionati di reggae. Questa lista delle attività di una delle maggiori forze di sempre della musica giamaicana sarebbe incompleta anche se fosse decuplicata in lunghezza. Intorno al 1996 i due scoprono e lanciano Bushman attraverso la produzione del suo primo album ‘Nyaman chant’: grazie alla loro fama nel corso degli anni lavorano anche a varie produzioni internazionali di artisti come Maxi Priest, Jimmy Cliff, Aswad, Specials, Annie Lennox, No Doubt, Billy Ocean, Back Street Boys, Caron Wheeler, Sting e svariati altri. Negli ultimi anni del vecchio millennio fondano una nuova etichetta, la Studio 2000 con cui registrano moltissima musica di personaggi come T.O.K., Wayne Marshall, Elephant Man, Red Rat, Frisco Kid e Assassin. Per esempio lo Street Sweeper riddim diventa subito un classico con cuts formidabili come ‘Boom wa dis’ di Burro Banton, ‘Probation’ di Buju Banton e ‘On a mission’ di Capleton.
Nella mole enorme di lavoro citiamo anche la ripresa del Bandelero riddim realizzata da One Love nel 2004 con brani come ‘Bandelero’ di Pinchers/Bounty Killer ed i cuts italiani ‘Berluscone’ di Raina e ‘Roma turn Rasta’ di Brusco. Intorno al 2002 Steely & Clevie pagano tributo anche alle produzioni di Joe Gibbs in ‘Old to the new’ (questo CD è stato ripubblicato come doppio nel 2008) ed ottengono un altro notevole crossover-hit con la ripresa di ‘I’m still in love’ da parte di Sean Paul e Sasha. E’ interessante notare di come già Joe Gibbs riprendesse con ‘I’m still in love’ negli anni settanta un classico Studio One di Alton Ellis affidandolo alla cantante Marcia Aitken (abbiamo comunque parlato delle notevoli versions di Althea & Donna e Trinity) e quindi la ripresa di Sean Paul & Sasha sia in realtà la riproposizione di una cover. Wycliffe ‘Steely’ Johnson è morto a New York l’1 settembre 2009 per un attacco cardiaco in seguito a complicazioni dovute ai postumi di una polmonite e problemi ai reni: la sua scomparsa è una perdita incalcolabile per il reggae e la sua cultura.
Pier Tosi
Byron Lee (1935 – 2008)
gennaio 22, 2009
Un personaggio molto importante della musica giamaicana è scomparso lo scorso 4 novembre a settantatre anni: sto parlando di Byron Lee, produttore, bassista, leader dei suoi Dragonaires e proprietario di un impero musicale che ruotava intorno ai suoi Dynamic Studios. Molte storie del reggae sottovalutano l’importanza di Byron Lee perché sin dai primi anni è stato relativamente lontano dalla musica dei ghetti di Kingston e come vedremo ha sempre rivolto le sue attenzioni su fascie particolari di audience in Giamaica. Nato nel 1935 da madre afro-giamaicana e padre cinese Byron ha iniziato a suonare il piano nella scuola che frequentava a Mandeville ma ha rivolto le sue energie durante l’adolescenza maggiormente al calcio fino a diventare uno stimato membro della nazionale del suo paese. Intorno al 1950 si costruisce artigianalmente un basso ed insieme all’amico Carl Brady forma il primo nucleo della sua band già con il nome The Dragonaires.
Questa band raggiungerà lo status di band professionista nel 1956 divenendo una delle principali dance bands del circuito turistico degli hotels della costa nord dell’isola, perfettamente in grado di suonare standards di mento, calypso, jazz, successi pop internazionali e all’occorrenza di fare un ottimo lavoro come backing band per personaggi come Harry Belafonte, Chuck Berry, The Drifters, Sam Cooke e Fats Domino durante i loro tours in Giamaica. Il debutto della band è il singolo ‘Dumplin’s’ del 1959, registrato ai WIRL Studios di proprietà del futuro primo ministro Edward Seaga che ricopre in questo periodo anche il ruolo di manager dei Dragonaries. Byron ha un grande talento per gli affari e per le relazioni pubbliche e diventa uno dei principali punti di riferimento musicali delle classi medio-alte in Giamaica. Alla nascita dello ska i Dragonaires incominciano a suonare una versione più sofisticata di questo stile per renderlo accettabile alle classi medie che disprezzano la musica del ghetto.
Nel 1964 Seaga investe sullo ska come simbolo di cultura nazionale ed invia alla Fiera Mondiale di New York la band di Byron Lee in rappresentanza della Giamaica per accompagnare una delegazione di cantanti composta da Jimmy Cliff, Prince Buster e Millie Small. Il posto di ambasciatori dello ska spetterebbe agli Skatalites ma personaggi come Don Drummond e Tommy McCook frequentano i Rasta delle colline di Kingston e fumano ganja così il governo giamaicano preferisce l’immagine meno minacciosa dei Dragonaires, tradizionalmente vicini al potere.
Ben presto Byron rileva da Edward Seaga i WIRL Studios e li ribattezza Dynamic Sounds: qualitativamente tra i migliori studi dell’isola i Dynamic saranno teatro negli anni di innumerevoli pagine di storia del reggae ed ospiteranno personaggi prestigiosi come Paul Simon, i Rolling Stones o Roberta Flack a caccia delle buone vibrazioni musicali dell’isola. Anche i Wailers utilizzano i Dynamic Studios all’inizio della loro carriera internazionale.E’ comunque sbagliato considerare Byron come un nemico dei musicisti del ghetto: alcune delle pagine più memorabili come produttore sono state scritte da queto influente personaggio insieme a personaggi come i Maytals di Toots Hibbert, i Blues Busters, Eric ‘Monty’ Morris, Ken Lazarus o Eric Donaldson e nella sua band hanno militato da giovanissimi personaggi come Dennis Brown, Marcia Griffiths o Max Romeo.
Di sicuro Byron Lee ha sempre appartenuto all’establishment che conta nella musica giamaicana e l’immagine della sua band è sempre stata quella del miglior gruppo di pop caraibico con le divise in perfetto ordine e pronti a far ballare tutti con un’impeccabile miscela di energia carnevalesca e professionalità.Questa energia è stata immortalata in decine e decine di dischi in cui i Dragonaries hanno reintepretato un numero altissimo di classici della cultura musicale giamaicana Nella sua lunga carriera Byron è stato più volte ambasciatore del folklore caraibico ottenendo numerosi premi: nel 1982 il governo giamaicano lo ha premiato con l’Order Of Distinction mentre la maggior onorificenza dell’Order Of Jamaica gli è stata attribuita il 26 ottobre 2008. pochi giorni prima della sua morte con una cerimonia svoltasi proprio all’UWI Hospital dove il produttore era ricoverato.
Pier Tosi







