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R.esistence In Dub

March 31, 2009

INTERVISTAresistence

Sunny Vibes si è già  occupata di R.esistence In Dub e del suo debutto discografico ‘Avampuest dub’ con la recensione pubblicata di recente. Ora è il momento di ascoltare direttamente le loro parole che confermano le ottime impressioni che ci eravamo fatti di questo nuovo progetto che unisce la cultura del basso con il proprio dialetto e le proprie origini, passando come vedremo attraverso interessanti collegamenti culturali:


D: Raccontatemi come vi siete formati: avevate già  in mente dall’inizio questo suono dub??

R: Il gruppo nasce da una idea di Toffo Selektah di allargare la comune visione della soundsystem culture inserendo da prima la sezione fiati (Zen I. & Doctor P.R.) e chiamando poco dopo a cantare Tubet. Il nostro sound è in continua evoluzione, all’inizio avevamo in mente come sviluppare il progetto e una certa linea filosofico-musicale; il tempo ha messo ordine e chiarezza ai nostri intenti. Il gruppo si contraddistingue fin dai primordi per l’utilizzo della lingua friulana sia nel cantato che nella composizione e realizzazione delle musiche, fondendo elementi classici della tradizione popolare con stilemi della musica elettronica dub-reggae.
I R.esistence in dub sono : Toffo Selektah (operator & live mixer), Dj Tubet (freestyle ed mc), Zen-I (tromba, flicorno, synth) e Doctor P.R. (sax alto, melodica, cori)

D: Quali sono le vostre influenze principali?

R: Ci siamo ritrovati nella comune filosofia della “Bass Culture” ma il gruppo è la fusione di 4 persone che provengono da mondi musicali diversi (rap, jazz, colonne sonore e addirittura rock).
Amiamo tutta la musica e amiamo tutta la reggae music dalla foundation ai moderni balli dancehall.

D: Parlatemi della scelta di cantare in lingua friulana. E’ un contributo dovuto a Tubet o una scelta di tutti voi insieme? Mi dite di cosa parlano i vostri testi?

R: Tubet si è sempre espresso anche in lingua friulana nelle sue canzoni, il fatto di utilizzare questa lingua anche con i R.esistence in dub è stata una naturale conseguenza. La lingua friulana ha delle sonorità  che si discostano notevolmente dall’italiano…per certi versi suona più vicino al giamaicano. Rispetto a quella della maggior parte delle altre lingue neolatine, la fonetica del friulano si distingue per una serie di caratteristiche: le vocali possono essere brevi o lunghe, esistono due suoni prepalatali (cj e gj), non esistono consonanti doppie, numerosi suoni consonantici e vocali subiscono e hanno esiti diversi nella pronuncia delle diverse varianti locali (nel disco viene usata la variante di “Nimis”) esiste il fenomeno della completa sostituzione dell’ultima vocale di alcune categorie di parole, in gran parte forme declinabili femminili.
Essendo una lingua e non un dialetto dell’italiano spesso per i non friulani non è di facile comprensione… recenti stime affermano che Il friulano è parlato da circa 500.000/600.000.
Il fatto di usare questa lingua oltre a darci una forte connotazione locale, ci permette di averne una nostra specificità â€¦
Abbiamo per cosi dire messo in piedi un progetto dove la musica, anche se per certi versi di nicchia, è fortemente internazionale e la lingua invece è fortemente locale.. un esempio di glocalismo ….
Nel disco viene usata in piccola parte la lingua inglese sia in modo classico nei ritornelli,sia in modo più raro come traduzione di qualche piccola espressione friulana…
Le canzoni spaziano dal sentimento di protesta allo stupore per le meraviglie del nostro paesaggio passando per la gioia che si può provare a una festa (spesso illegale e in prossimità  di fiumi). Non mancano temi più intimi, come il forte bisongo di liberta e di prendere coscenza del ritmo vera della vita (troppe volte soffocato dai rapporti umani e da ritmi di lavoro troppo frenetici), o temi più goliardici come avviene in ‘Sfurlanadis’ dove prendendo spunto da un sogno di un nostro amico si ipotizza una situazione surreale dove tutto il mondo capisce e parla friulano…
Una traccia che merita un discorso a parte è ‘Aghe dub’ dove le uniche parole in italiano del disco sono di Pasolini… Questa canzone traccia collegamenti fra il giusnaturalismo rastafariano e la religiosità  laica della voce di Pierpaolo Pasolini.
‘Fontane d’aghe da me pais’ (fontana d’acqua del mio paese) la fontana cantata nei famosi versi d’apertura delle ‘Poesie a Casarsa’ è recitata da Pasolini e incastonata, per la prima volta, tra i ritmi in levare di questa musica.
Sul nostro sito Facebook è possibile leggere le traduzioni in inglese di tutti i testi…

D: Come ho scritto nella recensione, resistere significa esitere e viceversa. Da cosa resistete?

R: Il gruppo come suggerisce il nome stesso si rifà  a un immaginario “militant” più che esser espressione della spiritualità  rasta. R.esistence in dub significa “Rivoluzionarie esistence in dub” (il nome puo essere letto sia in friulano che in italiano). Resistiamo, attraverso la nostra attività  musical-culturale, a un sistema sociale e politico che percepiamo come oppressivo…nelle nostre canzoni c’è un forte senso di libertà  e dignità â€¦una visione intima della natura..un bisogno di assaporare pienamente la vita…

D: Parlatemi un po’ del CD: i vostri brani nascono da gestazioni laboriose o avete registrato di getto??

R: Le musiche del disco nascono da una lunga gestazione, e sono molto curate sia nella struttura che nelle atmosfere create dagli effetti e dal mixaggio. I testi nascono dalla sedimentazione del materiale improvvisato (freestyle) durante i live precedenti all’uscita del disco. Nel disco alcune parti sono dei testi nell’accezione classica del termine, alcune contengono le intuizioni metriche del freestyle, altre parti sono improvvisate e registrate di getto. Anche l’uso,sia in disco che in live, del freestyle è un’altra pecurialità  dei R.esistence in dub che è in grado di dare forte impatto dal vivo e freschezza nel disco…

D: Vorrei un vostro commento sui vostri producers della Alambic Conspiracy e come è arrivata questa scelta.

R: Tubet e Paolo Baldini hanno avuto modo di conoscersi durante la scorsa edizione del Sunsplash..
Nel dicembre 2007 hanno vinto il “Premi Friul”, premio dedicato al migliore gruppo emergente dell’anno con testi in friulano, che gli permette di realizzare l’album d’esordio..
Abbiamo deciso di affidarci alla Alambic Conspiracy perchè ci piace il suono dei loro prodotti e anche perchà© ci sentiamo molto vicini sia culturalmente che territorialmente.
Dobbiamo molto a questo team di produzione che, principalmente nella figura di Paolo Baldini (Africa Unite, The Dub Sync, BR Stylers), ha saputo interpretare e metter in luce le nostre peculiarità  e scelte artistiche. Il loro lavoro è stato premiato con una menzione speciale dall’assessorato alla cultura del friuli durante la manifestazione “Musiche”

D: Parlatemi del lavoro che state preparando per quest’estate…

R: Attualmente stiamo lavorando a un duplice progetto che prevede la realizzazione di un 10 pollici (probabilmente in split con un altro sound italiano) e un cd con brani nuovi versioni dub e rmx inediti..

Pier Tosi

Horace Andy/Ashley Beedle – Inspiration Information (Strut)

March 27, 2009

inspiration

Horace Andy è un mito vivente del reggae e non ha certo bisogno di presentazioni su queste pagine. Nella sua carriera ha dimostrato in più occasioni una certa ecletticità  ottenendo per esempio una grande visibilità  attraverso il suo lavoro con i Massive Attack a cui ha fornito il suo stile vocale idiomatico per tracce come ‘Hymn of the big wheel’ o ‘One love’ nei loro dischi più celebrati.

Ashley Beedle è una star della ‘dance culture’ che non ha mai fatto mistero della grande influenza del reggae, derivata dalla sua infanzia ed adolescenza londinese, nel suo lavoro di produttore di dance di matrice elettronica e remixer. Come membro dei Ballistic Brothers ha lavorato con il compianto Junior Delgado e più di recente ha aggiunto una prestigiosa tacca sulla pistola con il remix ‘Stand Up Jamrock’ in cui Bob Marley interpreta virtualmente ‘Get up stand up’ sul riddim di ‘Welcome to jamrock’. Questa traccia è reperibile sulla doppia raccolta ‘Africa Unite’ ed in Giamaica è stata addirittura stampata su singolo in vinile.

Andy e Beedle hanno unito i loro talenti nel secondo capitolo della serie ‘Inspiration Information’ ideata dall’etichetta berlinese Strut. Partendo dal reggae Beedle fornisce alla suggestiva voce ed alla penna di Horace Andy alcuni spunti ritmici differenti per un lavoro di dance music in senso ampio che attinge ovviamente a piene mani dalle suggestioni della musica giamaicana. ‘When the rain comes’ in apertura è giocata su accordi soul e mette subito a suo agio un Horace Andy piuttosto in forma. Il super veterano esclama ‘I love this song’ all’inizio di ‘Festival song’, il brano di chiusura che si snoda tra umori di folk caraibico ed un incedere da ‘chill out zone’.

All’interno del lavoro ci sono alcuni highlights ma non tutto funziona come dovrebbe: la linea di basso di ‘Watch we’ scivola morbida su un pattern metronomico con sciabolate dub della chitarra ed una bella lirica ‘conscious’ di Horace. ‘Hypocrites’ di Bob Marley viene ripresa abbastanza fedelmente anche se rinforzata nel beat da una cassa rotolante. Anche qui Horace si sente a casa e fornisce una prestazione di prim’ordine. ‘Babylon you loose’ ha un andamento dubbeggiante trainato dal frap della chitarra ritmica con Horace ‘inna militant style’. La sopresa di ‘Inspiration information’ è comunque la ripresa eccellente di ‘Angie’ dei Rolling Stones.

Horace ha sempre amato questa canzone e pare che non fosse in programma nelle sessions ma era il classico numero che usava per scaldarsi la voce finchè il chitarrista Mark Ralph non ha detto che conosceva gli accordi e Ashley non ha preparato una base ritmica. Grazie alla bellissima voce di Horace questa versione della classica ballata potrebbe dare ottime soddisfazioni se promossa a dovere. Nelle restanti tracce l’alchimia tra beats piuttosto minimali e la voce del mito giamaicano fatica a ripresentarsi: forse sarebbero occorsi ritmi più di spessore per stimolare Mr. Andy che in vari episodi suona un po’ scontato e ripetitivo.

Riassumendo questo lavoro ha degli spunti più che buoni ma raggiunge una sufficienza un po’ risicata ed in generale è un’occasione parzialmente sprecata. Durante questa primavera Horace Andy ed Ashley Beedle sono in tour per promuovere ‘Inspiration information’ e speriamo che l’assetto live abbia una resa maggiore sulle parti più carenti. Oltre ad Horace alla voce ed Ashley al mixer ed effetti saranno presenti quattro musicisti che oltre a preparare i brani del disco probabilmente saranno pronti a rivisitare l’intera carriera di ‘Sleepy’ Andy. Per il momento l’unica data di cui siamo a conoscenza è quella di sabato 25 aprile a Bosco Albergati (Via Lavichielle 6) a Castelfranco Emilia (Modena) nell’ambito della Primavera Antifascista.

Pier Tosi

Merger – Exiles Inna Babylon (Makasound)

March 26, 2009

merger

Il nome Merger viene dalle seconde linee del roots reggae britannico degli anni settanta: stiamo parlando di un collettivo londinese composto da anglo-giamaicani e ghaniani che ha avuto un momento di notorietà  nel 1978 quando Bob Dylan in persona li invitò ad aprire un suo concerto nelle campagne inglesi.

A parte questo il gruppo non ha lasciato tracce discografiche rilevanti se non per gli appassionati di suono inglese che amano andare oltre i suoni dei più titolati Aswad, Misty In Roots e Steel Pulse. Exiles inna Babylon è il loro debutto del 1977 ed evidenzia ritmiche meno incisive dei gruppi citati, un suono molto meditativo che spazia da una personale versione del ‘sufferers’ sound inglese di quel tempo con accordi in minore a brani con interessanti influenze tra l’afro-beat ed il rock-blues.

Agli originali nove brani la Makasound include in coda ‘Rebel’ con bellissimi suoni di armonica e ‘Freedom fighters’ ed entrambe non sfigurerebbero sul primo album degli Aswad. L’impostazione sonora cambia con le tracce di ‘Exiles’: già  â€˜Understanding’ porta alla ribalta una ritmica dolce e l’uso di flauto e chitarra acustica e se c’è un altro referente che viene alla mente è I Jah Man con le ballate reggae acustiche dei suoi due celebri albums usciti su Island.

Barry Ford alla voce si mantiene nel filone ‘UK sufferers’ del tempo senza aggiungere granchè di personale ma svolgendo comunque un ottimo lavoro.‘Massa gana’ è forse la traccia in cui è più avvertibile la componente africaneggiante con il suo ritmo veloce trainato dai piatti e dalle percussioni e con ricami di chitarra che danno un tocco psichedelico. Stiamo parlando di una produzione evidentemente a basso costo che però raggiunge livelli di grande dignità  sonora ed una grande omogeneità  di atmosfere.

Complimenti alla Makasound che rende reperibile sul mercato un altro nome piuttosto oscuro: questa ristampa è ideale per i completisti della storia del reggae e per chi della musica del passato ama gli episodi più ipnotici e meditativi.

Pier Tosi

Chuck Fender twelve

March 26, 2009

I Swear (5th element 7″)

All About The Weed (Massive B 7″)

Cry for my people (Pow Pow 7″)

Freedom (con Richie Spice) (Big League 7″)

Haffi Win (5th element 7″)

More Marijuana (Voiceful 7″)

Freedom Of Speech (Juke Boxx 7″)

Perfect Love (Rootdown 7″)

Rough out deh (5th Element 7″)

Comin’ Over (con Cherine Anderson) (Birchill 7″)


Fake Smile (con Richie Spice) (Kickin’ 7″)

Herbalist Farmer (No Doubt 7″)

DJ Indi

March 26, 2009

INTERVISTAindi

Indi’s Myspace

Nel 1999 Vibes On Line ha pubblicato la prima intervista a Indi: a quei tempi era ancora giovanissimo ma le sue parole dimostravano già  le idee piuttosto chiare. In tanti anni di purissima passione per la musica Indi è diventato il portabandiera della via italiana al jugglin’ style incontrando per strada anche dei validi compagni, tanti ammiratori ed anche molti giovani che lo hanno preso come ispiratore.

Nel 2003 Indi ha avuto un’idea e cioè creare un evento itinerante che promuovesse l’idea di jugglin’: stiamo parlando della Jugglin’ Academy durante la quale vari deejays tra cui Mad Kid e Macro Marco si alternano con Indi ai giradischi miscelando vorticosamente dancehall big tunes, grooves hip hop ed anche vari remix e refix mentre una teelcamera riprende i loro virtuosismi proiettandoli su uno schermo gigante dietro le loro spalle.

La Jugglin’ Academy parte dall’idea del jugglin’ giamaicano per accostarla come gusti e stile ad una idea di dance culture in senso più ampio con il selecter che convoglia le energie della serata ma ha il dovere di farlo anche attraverso una tecnica sopraffina creata in ore ed ore di allenamento e di scelta delle selezioni.

Dai primi tempi di Bass Fi Mass si sono susseguite molte esperienze ma Indi ha sempre un irrefrenabile entusiasmo ed una fede assoluta in ciò che fa. Dopo dieci anni riprendiamo il discorso parlando del presente e delle nuove tendenze della musica giamaicana.

D: Per chi ancora non sapesse di cosa parliamo vogliamo iniziare per l’ennesima volta con le definizione di jugglin’, lo stile giamaicano che tu in Italia hai adottato in qualche modo personalizzandolo?

R: Il jugglin’ style è suonare veloce, mettere tutto rigorosamente a tempo, mixare tutto quello che ti piace in modo veloce…io tengo circa ogni pezzo per non più di un minuto e chiaramente tutti hits per mantenere alta l’eccitazione. E’ un modo di suonare che comporta molta applicazione e molto allenamento. Quando ti impratichisci comunque diventa divertentissimo perchà© in un arco di tempo ridotto riesci a suonare tanti pezzi e puoi addirittura sperimentare degli accostamenti particolari. Dal mio punto di vista è un misto tra il modo giamaicano di suonare la dancehall e lo stile dei deejays hip hop. E’ uno stile che riassume questi due mondi e dal mio punto di vista può essere divertente , innovativo e tiene sempre molto alto il livello della serata.

D: Dal punto di vista del tuo stile e del tuo vissuto di selecter come vedi le ultimissime cose che arrivano dalla Giamaica? Preferisci introdurre spesso cose nuove perchà© ti piacciono o sei più legato a cosa classiche e magari più datate?

R: Guarda, io continuo a seguire la linea giamaicana moderna e le cose nuove sono un’aggiunta alla playlist nell’ottica di mescolare cose più vecchie a cose più nuove…le cose nuove che mi piacciono molto le inserisco subito in scaletta ed interagiscono bene con le cose che suono da più tempo. E’ ovvio che i brani fresh più forti costituiscono il punto rilevante della serata…le cose nuove giamaicane quindi sono benvenute anche se poi ultimamente ho introdotto un sacco di altre cose, ho riscoperto un po’ di hip hop suonato come si faceva una volta e ho allargato l’orizzonte alla black music in senso generale introducendo anche funky e soul e questo sempre grazie al jugglin’ ed all’esigenza di essere originale. Con Mad Kid e Macro Marco abbiamo messo assieme questo progetto chiamato Jugglin’ Academy che con tre selecters e tutti questi spunti diventa una cosa molto originale ed eccitante partendo dalla musica giamaicana.

D: Dei nuovi artisti giamaicani chi incontra i tuoi favori??

R: Mah, Serani mi fa impazzire, Movado…attraverso questi artisti la dancehall in Giamaica ha avuto la capacità  di rinnovarsi…da un po’ eravamo fermi su personaggi come Elephant Man o Bounty Killer e tutti questi ragazzi hanno portato un po’ di energia nuova…i ritmi sono un po’ più lenti però con elementi di sperimentazione e con intuizioni geniali ed il modo di cantare è per l’ennesima volta rinnovato, sentiamo uno stile mai sentito prima e direi che mi piace. Il roots rimane di fatto una costante e continuano ad uscire pezzi bellissimi che introduco in playlist senza problemi.

D: Cosa ti suscita la critica che viene fatta spesso alla nuova musica giamaicana di assomigliare un po’ troppo ad r&b ed hip hop e di perdere quindi sempre più l’identità ?

R: Io ho questi generi nel mio background e per me dancehall, hip hop ed r&b fanno parte di un unico contenitore che io chiamo black music, l’interscambio con la black music USA c’è sempre stato ed a volte la danehall influenzava la musica americana e non sempre viceversa. A me piace molto questo stile tendente all’r&b, ci sta, come magari ci sono momenti in cui la dancehall non prende quasi nulla dall’hip hop o momenti in cui personaggi come Sean Paul imperversavano…io trovo che è un continuo mix ed è molto stimolante.

D: Ti capita di ascoltare dubstep? Cosa ne pensi?

R: Ultimamente non l’ascolto ma è un genere che mi è sempre piaciuto…giaà  da molto tempo nei viaggi a Londra la serata dub ci stava sempre, anche quello stile e tutti i derivati per ciò che mi riguarda fanno parte della black music anche se personalmente non riesco a suonarlo anzi è un po’ agli antipodi per velocità  ed è difficile da inserire in una selezione jugglin’…comunque mi piace un casino, non sono assolutamente aggiornato ma se ascolto un pezzo dubstep lo sento dall’inizio alla fine e me lo godo.

D: Per quel po’ che riesci a sentire altri suonare, come vedi le nuove generazioni in Italia che cercano di suonare jugglin’??

R: Ho fatto da giudice circa due mesi fa ad un contest di jugglin’ di giovani e ho potuto constatare che i ragazzi che iniziano a suonare jugglin’ ora lo fanno in maniera assolutamente impeccabile, sono veramente bravissimi e di questo sono molto felice e penso in realtà  di avere dato un grosso contributo in questa direzione….direi che il livello medic è molto alto…Al di la delle scelte personali di playlist la tecnica di base è ad un livello molto più alto di quando noi avevamo la loro età  ed iniziavamo…

D: Cosa pensi invece delle produzioni dancehall italiane: ti piacciono e riesci a suonarle??

R: Guarda, secondo me questo è un po’ il futuro o almeno il futuro che vorrei vedere, mi piacerebbe un casino di arrivare al punto di poter suonare il 50% o anche di più di musica prodotta in Italia, rispetto molto chi produce buona musica perchà© oggi fare questo è veramente andare in controtendenza, soprattutto questo genere di musica che non da’ soldi, non da sopravvivenza ed è dettata solo dalla passione e quindi mi sento di supportarla in tutti i modi. In questo momento il mio referente principale è Macro, quello che sta producendo meglio, sta producendo in quantità  e con grande qualità .

D: Dai primi tempi ad adesso noti differenze in come la gente balla la tua musica?

R: Con grande piacere mi è capitato di vedere ragazze come quelle che partecipano ai Dancehall Queen Contest che interpretano in modo fantastico la musica ed anche in questo senso il livello è altissimo…questo è un altro segnale che il nostro lavoro di anni ha portato a qualcosa…è una bella soddisfazione ad una serata vedere gente che balla veramente bene e questo è molto positivo. Il peccato è che c’è un po’ un’inflazione di serate per cui difficilmente queste qualità  emergono…le serate sono un po’ troppo simili tra loro in giro e c’è poco spazio per emergere, diciamo così…

Pier Tosi

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