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Jaka & Fire Band – Spiritual R-evolution (One Step)

July 30, 2009

RECENSIONE
giaka

Ritorna il veterano Jaka a due anni di distanza dal suo ultimo lavoro in studio ‘Mettiamo a fuoco’ con un CD live che evidenzia un buon momento di forma. Dall’uscita del precedente disco questo artista ha registrato alcuni ottimi singoli per vari produttori italiani (notevole la combination con Queen Mary ‘Live as one’ prodotta da Macro Marco!) e si è dedicato a mettere a punto un avvincente spettacolo live coadiuvato dalla Fire Band (praticamente i Michelangelo Buonarroti senza i cantanti) e dalla ottima voce di Queen Mary.

Il titolo di ‘Spiritual r-evolution’ fa riferimento ad una rivoluzione spirituale e personale che ognuno di noi dovrebbe cercare e che dovrebbe essere il punto di partenza di mutamenti in positivo nella nostra società : questo è infatti il tema di un nuovo brano presente sia nella versione dal vivo sia in versione in studio a chiudere l’intero CD. Il concerto, registrato al Flog di Firenze lo scorso febbraio, si apre con una classica introduzione strumentale alla giamaicana ad anticipare i temi dei vari brani, seguita da una torrida versione di ‘Live as one’. Questa parte iniziale vede la Fire Band passare da un brano all’altro con grande disinvoltura e la prima pausa è prima di ‘Spiritual revolution’ evocata dall’attacco di ‘Last war’ dei Zap Pow, la traccia per intenderci, che ha dato il riddim a ‘Come around’ di Collie Budz.

Jaka e Queen Mary colpiscono nel segno con ‘Benvenuti in Sicilia’ e ‘No alla guerra’ ed invitano il pubblico ad ascoltare attentamente le liriche militanti. Il suono si fa poi gioioso e sorretto dalle ritmiche ‘nyabinghi’ ed uno dei momenti più intensi del CD è ‘Reggae a matina’ con la bella voce di Queen Mary a riprendere degnamente la parte di Luciano. La festa esplode con in sequenza ‘Bumma bumma’, ‘Padri di famigghia’ e ‘Skatenami’: questa sorta di ‘Greatest hits’ dal vivo comprende brani nuovi ma anche classici ormai datati e nella parte finale, dopo una bellissima versione di ‘Musica/Melt Away’ abbiamo un cruciale riaggiornamento di ‘Ragga soldati’ (in origine del 1991) sul ritmo di ‘Blaze’ di Junior Kelly e soprattutto una torrenziale versione della ‘signature tune’ ‘Ganjah e tè bancha’. La parte live ci ha raccontato l’avventura artistica di Jaka con la carica del palco: la sontuosa ‘studio version’ della nuovissima ‘Spiritual r-evolution’ invece conclude il disco evidenziando il potenziale che sarà  espresso dal veterano con Queen Mary e la Fire Band nel prossimo futuro.

Pier Tosi

ATTENZIONE: Cambio di location al festival Gusto Dopa Al Sole 2009!

July 29, 2009

Musica_Bush_Signal (Busy Signal al Sunsplash 2008: foto Luca Paolassini)
Improvviso cambio location per il festival reggae hip hop salentino, che si terrà  dal 12 al 15 agosto 2009: il GUSTO DOPA AL SOLE EASTPAK MUSIC FESTIVAL non si svolgerà  più nella Masseria Torcito come era stato annunciato, ma nella nuova location dell’AEROPORTO LEPORE di San Cataldo, a soli 9 km da Lecce.
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Julian Marley – Awake (Universal Republic)

July 27, 2009

RECENSIONE
julianmarley

Di solito chi è estraneo al mondo del reggae si stupisce apprendendo che quasi tutti i numerosi figli di Bob Marley hanno seguito le sue orme esprimendosi in campo musicale. In realtà  l’esposizione massiccia alla musica nell’isola del reggae genera evidenti fenomeni di emulazione anche in chi non è figlio d’arte: a ciò si aggiunga che molti dei figli del grandissimo artista hanno vissuto nei loro anni d’infanzia in prima persona le sue più importanti vicende creative rimanendone positivamente segnati.

La preoccupazione maggiore di Junior Gong, Stephen Marley, Kymani, Ziggy o Julian è quindi di essere legittimamente considerati i depositari dell’eredità  musicale paterna anche a costo di apparire poco originali: molti dei loro dischi contengono dei rimodernamenti dei brani del grande Bob ed anche nei loro concerti le covers dei brani paterni si sprecano. Questo ‘Awake’ non contiene invece riletture del catalogo del padre ma ha comunque la sua influenza che aleggia in modo evidente ma positivo su tutto il CD: iniziamo col dire che è sicuramente il disco fin quì più ambizioso di Julian ed un lavoro particolarmente ben riuscito.

Uno dei motivi dell’opera dei ‘Marley children’ è di proseguire la missione paterna di fare breccia nel mercato ‘black urban’ statunitense ed anche Julian mostra queste intenzioni in vari brani: la title-track è una accorata ballad che ricorda a chi vi scrive addirittura i Red Hot Chili Pepper, ‘Just in time’ e ‘All I know’ sono riuscitissimi numeri che non sfigurerebbero nei CD più significativi di odierni paladini del ‘nu soul’ così come ‘Oh girl’ con i suoi ammiccamenti a Marvin Gaye ed il cameo hip hop affidato a Mr. Cheeks.

Oltre a questi episodi è il reggae che dilaga in ‘Awake’ in modo soprendentemente efficace: la massiccia ‘Violence in the streets’ ospita Junior Gong e si avvale di un profondissimo giro di basso rub-a-dub ricordando l’attitudine di ‘Welcome to Jamrock’ ma con effetti meno vistosi. Stephen Marley è ospite invece di ‘A little to late’ che parte riecheggiando ‘Armagideon’ di zio Bunny e finisce per essere il brano più vicino alla poetica di papà  Bob del disco. ‘Jah works’, ‘On the floor’, ‘Stay with me’ e ‘Trying’ sono piacevolissime canzoni con attitudine pop innestata su solidi ‘reggae grooves’ seguendo in modo originale la lezione di ‘Uprising’ mentre la carica ‘conscious’ su atmosfere comunque lente e meditative è presente in ‘Boom draw’, ‘Sharp like a razor’ e ‘Things ain’t cool’.

Concludendo questo ‘Awake’ è un’autentica sorpresa e rappresenta la maturità  di uno dei ‘Marley children’ fino a questo momento meno in evidenza: da un’altra prospettiva è anche uno dei lavori recenti in cui l’attitudine di Bob Marley viene attualizzata con maggiore efficacia.

Pier Tosi

Bruno Natal – Dub Echoes (DVD Soul Jazz Records)

July 27, 2009

RECENSIONE DVD
dub-echoes

Pubblicato dalla londinese Soul Jazz questo eccellente documentario sul dub è di reperibilità  piuttosto semplice anche in Italia. E’ stato girato nel 2007 da una crew brasliana diretta da Bruno Natal tra Kingston, Londra, Washington, New York, Los Angeles ed alcune location brasiliane.

Attraverso una notevole quantità  di interviste ‘Dub echoes’ racconta le origini del dub e vuole fortemente sottolineare l’enorme influenza di questa pratica nata negli scalcinati studi giamaicani alla fine degli anni sessanta sulla dance culture moderna e sulla sperimentazione elettronica. Tra gli adepti di King Tubby intervistati da Natal troviamo infatti personaggi piuttosto noti a chi ha seguito gli sviluppi della scena dance elettronica degli ultimi anni ma relativamente estranei alla scena reggae come Audiobullys, Basement Jaxx, Peter Kruder, Thievery Corporation, Congo Natty, 2ManyDJs, Dr. Das di Asian Dub Foundation e svariati altri.

Nella prima parte autorevolissimi storici come Steve Barrow o David Katz ed i grandi produttori giamaicani Bunny Lee e Gussie Clarke raccontano la vera nascita del dub ed il famoso aneddoto dell’errore commesso da Ruddy Redwood che lo ha portato a suonare uno strumentale ad una dancehall con enorme successo. King Tubby è rievocato attraverso alcune immagini tratte dall’archivio di famiglia mentre Lee Perry in persona racconta il suo personale significato del concetto di dub senza esagerare in stranezze come ci si sarebbe aspettato. A questo punto forse due parole sugli altri pionieri del dub non avrebbero sfigurato. Tra i tanti contributi è proprio ‘daddy’ U Roy in persona che racconta il crescere di pari passo del dub e del ‘deejay style’ in Giamaica e la sua esperienza come DJ del King Tubby Hometown Hi Fi Sound System.

All’inizio della seconda parte, contraddistinta visualmente dal girare del disco e dalla partenza della ‘part 2’, ancora David Katz e Roots Manuva raccontano lo step evolutivo che ha portato dal deejay style e dalla cultura dei sound systems alla nascita nei primi anni settanta a New York del rap e di tutta la cultura hip hop. Il regista/deejay (e molto altro…) Don Letts e le eminenze grigie del dub britannico Dennis Bovell e Adrian Sherwood raccontano la grande popolarità  del dub negli anni settanta presso i punks a Londra mentre nella parte finale assistiamo tra i contributi di personaggi come Sly & Robbie, Mad Professor, Bill Laswell, Mutabaruka, Lloyd ‘Bullwackie’ Barnes e Neil Perch di Zion Train tra gli altri, arriviamo agli ultimi sviluppi del Drum & Bass e del Dubstep ed alla nascita di una vera e propria armata internazionale del dub sottolineata dai contributi dei dubmasters brasiliani.

‘Dub echoes’ è splendido e molto ben fatto ed imperdibile per gli amanti del dub e della storia del reggae: i vari racconti raccolti arrivano decisamente al punto e spiegano i concetti con grande efficacia e qua e la abbiamo alcuni estratti di dub masters che lavorano in studio o una breve sequenza del Channel One Sound in azione nella classica cornice del carnevale di Notting Hill. La grande forza di ‘Dub echoes’ è nella grande ricchezza di contributi personali sotto forma di interviste che forse però contribuisce a generare il suo limite: l’’editing’ serrato delle interviste va a costituire la quasi totalità  del documentario soffocando un po’ l’altro materiale che magari avrebbe contribuito a far capire cosa è il dub. Pensiamo infatti che forse per dare più esempi concreti della musica esaltata dal film sarebbero state utili e suggestive altre scene di dubmasters all’azione in studio a spiegare magari il loro operato, frammenti sonori dagli anni settanta sound systems all’azione, insomma, più pratica di dub ed un po’ meno teoria…

Pier Tosi

Ultime tre date italiane di Alborosie

July 27, 2009

Alborosie
(Alborosie al Sunsplash 2009: foto Luca D’Agostino)

Sta per concludersi il tour europeo di Alborosie ma restano ancora tre occasioni per vederlo all’opera in Italia durante li prossimi giorni. Ci stiamo riferendo alle date di mercoledì 29 luglio a Napoli, di sabato 8 agosto a Senigallia (Ancona) e di venerdì 14 agosto al festival Gusto Dopa Al Sole A S.Cataldo in Salento. Read more

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