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Queen Ifrica – Montego Bay (VP)

July 23, 2009

RECENSIONE
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Queen Ifrica è un’artista unica nel panorama musicale giamaicano odierno: sa scrivere brani molto emozionanti da una prospettiva femminile ma con i piedi ben fermi nella tradizione e nella mistica Rasta di cui è fiera inteprete. Tra le sue modalità  espressive c’è un cantato molto raffinato, dolce e sofferto ma anche e soprattutto una cattiveria agonistica ‘inna deejay style’ veramente impensabile considerando la piccola statura di Ifrica, il suo sorriso dolcissimo ed i suoi modi rilassati quando non è sul palco.

A parte la sua progressione trionfale di singoli questa artista figlia del veterano Derrick Morgan (ha però avuto occasione di conoscere personalmente suo padre solamente dopo la maggiore età ) era rappresentata in CD solamente dal suo primo lavoro ‘Fyah Muma’ realizzato dalla Flames del suo compagno Tony Rebel in Giamaica: le dodici tracce di questo ottimo ‘Montego Bay’ dovrebbero quindi essere un buon biglietto da visita per una eventuale esposizione a nuovo pubblico. Essendo il suo primo lavoro distribuito in tutto il mondo è opportuna la presenza della già  nota e bellissima ‘Daddy’, toccante canzone sugli abusi sessuali che hanno luogo all’interno della famiglia: questo brano è arrivato al primo posto della classifica in Giamaica ed ha suscitato molto scalpore sottolineando una realtà  molto dolorosa e scomoda.

Dopo un’intro in puro stile nyabinghi Ifrica ci porta con se nella dura realtà  della parte di Montego Bay nascosta dagli splendori del turismo. La marziale ‘Coconut shell’ riecheggia ‘Sattamassagana’ ed inneggia all’uso spirituale della ganja, seguita con classe dai suoni più moderni di ‘Lioness on the rise’ con la regina che diventa una ‘soul diva’. ‘Yard to the east’ è in bilico tra ragga e nyabinghi con Ifrica che mostra la sua faccia più grintosa per poi tornare carezzevole nella magnifica ‘Far away’.

‘Don’t sign’ riprende la version di ‘Bonafide love’ di Wayne Wonder e Buju Banton ed evidenza l’appartenenza di Ifrica alla squadra Penthouse così come la notevole ‘Keep it to yourself’ già  uscita su singolo evidenzia anche l’appartenenza alla famiglia Don Corleon. Nel finale ‘Calling Africa’ porta alla ribalta l’eredità  culturale africana, ‘In my dreams’ riporta Ifrica in territori soul-reggae e la conclusiva ballata ‘Streets are bloody’ rivolge un appello contro la violenza sensa senso nei ghetti giamaicani. Con i suoi cinquanta minuti abbondanti ‘Montego Bay’ può essere considerato un lavoro un po’ cortino ma raggiunge grandi vette di emozione e ispirazione. Di questi tempi non è poco…

Pier Tosi

Alborosie & Shengen Clan + I.Eye @ Carrockponte Sesto S.Giovanni (22 luglio 2009)

July 23, 2009

RECENSIONE CONCERTO
Alborosie(Alborosie al Sunsplash 2009: foto Tato Richieri)

La quarantesima data del tour europeo di Alborosie lo vede ritornare a Milano dopo due mesi quasi esatti dal suo concerto al Live Club di Trezzo D’Adda quando il tour era ancora all’inizio. Alla luce di ciò dobbiamo dire che Albo si conquista nettamente il titolo di ‘hardest working man inna the business’, visto che probabilmente è l’unico artista reggae ad esibirsi con questi ritmi in questo periodo. Il concerto fa parte di un festival nella bella cornice dell’Area Carroponte di Sesto S.Giovanni, una struttura industriale convertita a parco in cui l’ampio palco è sovrastato dallo scheletro di un capannone: nonostante Albo abbia già  alle spalle numerosi concerti in Italia compresa la data al Rototom Sunsplash l’affluenza di pubblico è notevole, segno dell’interesse per l’italiano-giamaicano che resta altissimo dopo l’uscita del suo ottimo ultimo CD ‘Escape from Babylon’.

Mentre il flusso continuo di gente riempie l’area l’atmosfera è mantenuta frizzante dalla bella selezione di I-tal Sound, la crew responsabile di tantissimi eventi reggae nell’area di Milano negli ultimi anni.
Lo Shengen Clan prende il posto agli strumenti e l’MC annuncia l’inizio del set introduttivo di I.Eye, la giovane cantante giamaicana lanciata dalla sua recente combination con Albo: la manciata di brani che questa ottima vocalist esegue sono sconosciuti e probabilmente ancora inediti ma mettono in luce una ottima vena reggae-soul, una bella voce, una buona dose di grinta e eccellenti capacità  interpretative. All’uscita di I.Eye i fiati completano l’organico del Clan ai loro posti un attimo prima che Alborosie faccia il suo acclamato ingresso. Appena il tempo di salutare il pubblico e testimoniare il sollievo di avere quasi raggiunto la fine del tour e la band parte in stile dancehall anni ottanta per fornire il propellente musicale al primo medley che comprende tunes come ‘Bad mind’ e ‘Better than me’.

Ci colpisce subito l’affiatamento dei musicisti del Clan che unisce con stacchi precisissimi e con varie prodezze le varie parti e la padronanza con cui Albo tiene il palco: tra l’altro mette in campo durante tutto il concerto nelle parti ‘deejay style’ senza alcuno sforzo un timbro ‘ruggito’ a metà  tra Buju Banton e Louis Armstrong con ottimi effetti. Rispetto allo spettacolo dello scorso anno ci sembra che c’è più energia e le canzoni vengono accorpate assieme piuttosto che eseguite interamente.
La serie delle ‘ganja-tunes’ inizia molto presto con ‘Herbalist’ in evidenza e Alborosie si scaglia con decisione contro la politica razzista del governo italiano e la repressione in fatto di droghe leggere scatenando l’approvazione della massive. In questa prospettiva anche la nuova ‘No cocaine’ cattura subito il publico e necessità  di un massiccio ‘pull up’. Tra i brani di ‘Escape from Babylon’ ricordiamo nella prima parte una vibrante resa di ‘I-Rusalem’ e la citazione di Horace Andy di ‘Money’: dobbiamo dire che ci saremmo aspettati più brani dall’ultimo CD in scaletta mentre la scelta è quella di bilanciare le nuove tunes con gli hits già  più datati.

Uno spettacolo nello spettacolo è il batterista che traina il Clan con stacchi mozzafiato e varie parti suonate addirittura in piedi a fomentare il pubblico delle prime file. ‘Mama she don’t like you’ richiama in scena ovviamente I.Eye e diventa una della parti salienti del concerto con la band straordinaria ed un finale divertentissimo. Gli altri momenti impagabili del concerto sono stati sicuramente ‘Blessing’ con I.Eye al posto di Etana nel duetto e ‘fratello’ Ale Soresini degno ospite alla batteria ed il mega-hit ‘Kingston Town’ introdotto da un giro di fiati in stile ‘rocksteady’ a concludere alla grande il concerto.

Nonostante la stanchezza si faccia sentire Puppa Albo mantiene uno stato di forma invidiabile e mette in scena un grande spettacolo coadiuvato da una band sensazionale. Mentre qualcuno ci dice che aveva trovato lo show di metà  maggio più energetico non possiamo fare a meno di notare che il cantante sta cogliendo i frutti dell’intenso lavoro con lo Shengen Clan sembrando più a suo agio sul palco ed aumentando l’intensità  e la spettacolarità  degli shows rispetto all’anno scorso. Chiudiamo con i complimenti per la scelta dei fiati nell’organico: nonostante l’utilizzo di questi strumenti dal vivo sia in declino nella scena reggae anche per motivi economici una buona sezione fiati da allo spettacolo un calore ed una timbrica che apporta allo spettacolo un notevole valore aggiunto. Abbiamo veramente apprezzato i ‘riffs’ e gli assoli di questi due musicisti che ad un certo punto hanno anche rievocato l’Aswad Horn Section di ‘Love fire’ in modo molto intenso.

Pier Tosi

(Un ringraziamento speciale a I-Tal Sound e Live Club)

Treble Studio Vol.2: Il Ritmo Del Drago (Elianto)

July 21, 2009

RECENSIONEtreblecover1

Nella storia del reggae il ruolo del produttore è sempre stato piuttosto importante ed illuminante: indipendentemente dalle sue doti musicali un buon produttore era l’elemento che faceva scattare le alchimie sonore mettendo insieme i musicisti e stimolando positivamente con la sua musica i cantanti. Pur restando per certi aspetti marginale il produttore spesso sviluppava una sua propria poetica attraverso l’attitudine della sua musica interpretata dai vari cantanti.

In effetti l’ex-Sud Sound System Treble negli ultimi anni attraverso la musica prodotta al suo Treble Studio ha fatto da catalizzatore per il lavoro di svariati talenti italiani del canto sviluppando la sua idea meditativa e raffinata di roots music che aveva le radici nel suo classico lavoro con la band di cui è stato fondatore. Il secondo volume della serie ‘Treble studio’ sottotitolato ‘Il ritmo del drago’ vede una lunga lista di cantanti cimentarsi con un totale di sette ritmi che evidenziano la classe di Treble: si parte con il bellissimo Ficusazza riddim con ‘Rise & shine’ di Sista Kinky e via via si susseguono le versions coinvolgendo alcuni dei maggiori talenti espressi dalla scena italiana attuale e giovani artisti salentini.

Il veterano Gopher con Payà  dei Boomdabash mettono a segno con ‘No chance to win’ uno dei vertici del CD, Fido Guido e Nico Royale si distendono sull’elegante e leggero incedere dancehall del Long riddim mentre su atmosfere simili la giovanissima Miss Linda mostra il suo talento in ‘What you see’.

A differenza del primo volume, in questo ‘Il ritmo del drago’ la voce di Treble è assente così come quella dei Boomdabash al completo ma Dani Silk con la sua ‘Vorrei’ sul She Seh No riddim conferma la sua bravura seguita da Mama Marjas potentissima in dialetto tarantino ‘inna militant style’ con la sua ‘Repubblica’, traccia che tra l’altro intitola il suo riddim. Altre eccellenti prove arrivano dal ruggito di Lion D e da altri artisti all’esordio sui ritmi di Treble come il laziale Virtus ed il calabrese Masta P. Questo ‘Treble Studio 2’ conferma il talento di Treble e dei tanti cantanti tutti su buoni livelli qualitativi ed è una delle migliori uscite del 2009 rigurdanti il reggae italiano.

Pier Tosi

Rototom Sunsplash 2009 Twelve

July 21, 2009

Spearhead
‘Rude boys back in town’ (All Rebels Rockers)

Laden
‘Time to shine’ (Big Ship 7″)

Bunny Wailer

‘Dreamland’ (Blackheart Man)

Alborosie
‘Operation Uppsala’ (Escape From Babylon)

Horace Andy
‘Spying glass’ (Dancehall Style)

YT
‘Credit Crunch’ (Born Inna Babylon)

Buju Banton
‘I Rise’ (Rasta Got Soul)

Freddie McGregor
‘Natural collie’ (High Times 7″)

Johnny Osbourne/Delly Ranks

‘Ice cream love’ (Delly demo CD)

Train To Roots
‘Smoke weeda’ (Terra & Acqua)

Congos
‘Feast of the passover’ (Heart Of Congos)

Steel Pulse
‘Caught You Dancing’ (Caught You)

ROTOTOM SUNSPLASH 2009: il consuntivo di Sunny Vibes.

July 21, 2009

Bunny Wailer(Bunny Wailer al Sunsplash 2009: foto Luca Sgamellotti)

Sunny Vibes si è riposato durante la sedicesima edizione del Rototom Sunsplash mentre vari contributi sui concerti e le sessions delle Reggae University apparivano direttamente sulla pagina principale ad opera di ottimi scrittori come David Katz, Klaus Winter e Pete Lily ed Ellen Kohlings della rivista Riddim. Dei problemi riguardanti gli eccessi di zelo di forze dell’ordine e corpi vari mandati da chi vuole fortemente sabotare il festival avrete sicuramente letto sul sito con i saluti finali del presidente dell’associazione che organizza il festival Filippo Giunta. Attenendoci a giudizi squisitamente musicali crediamo che il festival abbia avuto un bilancio notevolmente positivo con alcuni momenti assolutamente straordinari. Read more

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