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Stefano Bettini/Pier Tosi – Paperback Reggae (Olimpia Press)

November 30, 2009

RECENSIONE
libro

Editato da Olimpia esce un ottimo libro tutto italiano sulla storia della musica reggae. Gli autori, entrambi d’eccezione, sono dei veterani del reggae made in ItaLy: da un lato c’è Stefano Bettini (in arte Il Generale) cantante e giornalista, dall’altro lato c’è Pier Tosi, noto giornalista e conduttore radiofonico. Il libro segue il filo conduttore storico ed analizza il reggae a partire dalle sue origini fino ad arrivare alle correnti odierne con un appendice dedicata al reggae italiano.

In tutto diciotto capitoli ed un totale di 250 pagine all’interno delle quali non mancano riferimenti storici, titoli, autori, musicisti ed aneddoti. Si parte chiaramente dalle origini , dalle radici Africane, dal mento e dalle tradizioni folkloristiche attraverso le quali nasce da prima lo ska e poi il rocksteady. Vengono analizzati i processi sviluppatisi in Inghilterra e dunque c’è un approfondimento di cosa accade sul versante anglosassone. Non si lasciano in secondo piano quelle che sono le prime evoluzioni del reggae ovvero il dj style ed il dub. Interessante il capitolo sul rapporto tra musica e religione ed i riferimenti del periodo in cui il reggae diventa adulto e prende una propria forma arrivando ad esplodere negli anni settanta.

Da qui in poi il reggae inizia a divenire sempre più contemporaneo subendo evoluzioni e mutando con i tempi e le tecnologie a disposizione dei produttori dando vita all’era del digitale, al raggamuffin ed alla dancehall. Negli ultimi tre capitoli si parla della rinascita del roots, delle dancehall del terzo millennio ed infine del reggae internazionale. Un libro interessante che affronta tutte le epoche della storia del reggae, la lettura scorre molto velocemente, a volte anche un po troppo velocemente, ma le cose da dire e i riferimenti alle produzioni sono necessarie e veramente tante. 250 pagine molto fitte che non lasciano spazio alle immagini tanti sono i contenuti espressi nel libro.

Questo non è necessariamente un difetto, questo è un concentrato di nozioni volte a far comprendere come il reggae si è evoluto e come è arrivato fino ai nostri giorni, il consiglio che dò al lettore è quello di riuscire a procurarsi i brani citati nel libro leggendo ed ascoltando si può capire a pieno cosa è la musica reggae che tanto amiamo.

Manuel “Scara” Scaramuzzino
www.dancehallvibes.it

The Evolution of Dub voll. 1-4 (Greensleeves)

November 30, 2009

RECENSIONEvolume-1volume-2volume-3volume4

Nonostante sia praticamente quasi sparito dalla mappa della musica prodotta attualmente in Giamaica il dub è senza dubbio una delle maggiori innovazioni che l’isola del reggae ha dato alla cultura pop mondiale: anche se la loro musica magari non lo svela, molti dei maggiori creatori di musica elettronica e dance che si avvalgono del mixer come di un vero e proprio strumento sono degli adoratori dell’estetica e dell’epica di mitici personaggi come King Tubby o Lee Perry.

Fa veramente piacere in questi tempi di grande crisi vedere l’inglese Greensleeves dedicare quattro cofanetti quadrupli a prezzo economico al tracciato evolutivo che ha portato la tecnica del dub dai suoi primi vagiti alla maestria messa in campo nei primi anni ottanta. La particolarità  di questi quattro boxes è che non si avventurano in compilazioni di sorta usando materiale uscito solo su singolo ma prendono in esame sedici significativi dub albums nella loro forma originale fornendo addirittura in alcuni casi la prima release in CD dei suddetti albums. E’ questo per esempio il caso di ‘Dub serial’, un seminale dub album prodotto da Joe Gibbs e mixato da Errol ET Thompson di cui non esisteva ancora una ristampa in CD e che ora fa parte del volume 1 di questa serie.

Il contributo di King Tubby allo sviluppo delle magiche atmosfere del dub in ambito di roots reggae è straordinario ed al maestro di Waterhouse è dedicato il resto del primo cofanetto con gli imperdibili ‘Dub from the roots’ e ‘The roots of dub’ del 1975 prodotti da Bunny Lee e con i dubs dei brani di Dennis Brown prodotti da Niney di ‘Dubbing with the Observer’. Il titolo del secondo box fa riferimento ad un salto qualitativo avvertibile anche negli ascolti: ‘Blazing horns’ non è proprio un dub album ma un cruciale album strumentale di sax di Tommy McCook sui ritmi di Bunny Lee dove comunque troviamo anche le tecniche di mixaggio di Tubby.

Sempre dalle magiche mani di Tubby (o dai suoi assistenti di bottega Philip Smart e Prince Jammy) abbiamo le ristampe dei classici ‘Rasta Dub ‘76’ e ‘Aggrovators Meets The Revolutionaries at Channel 1 Studios’ ed infine ancora la musica di Niney mixata nell’assai raro in edizione originale (ma ristampato in CD dalla Motion) ‘Sledgehammer dub’. Il terzo volume mette insieme albums dei tardi anni settanta dove il lavoro di Tubby è abbinato al suono dei Revolutionaries, la band di studio famosa per lo sviluppo del pattern ritmico del ‘rockers style’: ‘Negrea love dub’, ‘Outlaw dub’ e ‘Green Bay dub’ sono tra l’altro notevoli esempi del lavoro di Linval Thompson come produttore nella fase del tardo roots anni ’70 prima di sterzare vigorosamente verso la dancehall mentre ‘Goldmine dub’ vede Tubby all’opera sulle oscure produzioni di Pat Francis, più noto come deejay con gli pseudonimi di Jah Lloyd o Jah Lion che come produttore.

Il quarto ed ultimo box intitolato ‘Natural selection’ è invece interamente dedicato alle produzioni Joe Gibbs ed alle prodezze al mixer di Errol ET Thompson, l’engineer che dopo i suoi inizi ai Randys Studios svolge poi una funzione fondamentale nel portare la musica prodotta da Joe Gibbs all’enorme successo: qui abbiamo il dub della cruenta guerra civile giamaicana di ‘State of emergency’ ed altre chicche come ‘Majestic dub’, ‘Rockers carnival’ ed il quinto ed ultimo volume della serie ‘African dub’, la principale serie dub con Gibbs e Thompson all’opera. Nonostante un packaging al risparmio per tenere il prezzo basso ogni album è racchiuso in una copertina cartonata raffigurante la copertina originale ed ogni cofanetto è compendiato dalle interessantissime note di Noel Hawke.

Pier Tosi

Chezidek – I Grade (Tabou One)

November 26, 2009

RECENSIONE
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Dopo Bitty McLean è la volta di Chezidek a collaborare con Sly & Robbie per questo notevole CD in cui come previsto una rosa di ritmi fantastici viene messa al servizio della voce gentile e delle belle composizioni del cantante conscious giamaicano. ‘I Grade’ rappresenta il ritorno della Tabou One, un’etichetta francese attiva negli anni novanta di cui si erano però ultimamente perse le tracce.

Ovviamente la produzione dei gemelli del ritmo garantisce per le quattordici tracce una qualità  sopra la media: come nel caso di Bitty il disco si divide tra solide canzoni roots e suadenti numeri lovers con, a differenza del caso del cantante di Birmingham, una predominanza per il ‘conscious style’ che meglio aderisce alla poetica di Chezidek. In realtà  il CD è doppio con l’inclusione del suo duale dub. Un rullatone classico di Sly Dunbar apre l’iniziale ‘Change’ con una suggestiva melodia tipica del cantante rafforzata dai bei suoni di fiati. ‘Tonight’ ha un’atmosfera crepuscolare ed un ritmo che ricorda molto le creazioni di Sly & Robbie per Black Uhuru. Un altro micidiale ritmo ‘cutting edge’ accompagna la militante ‘Devil you can bully wi out’ a fare il paio con la bellissima ‘Surrender’ mentre ‘Keep I rolling’ riprende esplicitamente il reggae-rock dei Police di ‘Beds too big without you’.

Le amosfere più dolci sono garantite da ‘It’s you’, ‘It’s you girl’ e ‘Girl I like you in my life’ con la voce di Chezidek a ricordare parecchio il suo mega-hit di qualche anno fa ‘Leave the trees’. Nel finale il livello resta alto con ‘Black woman’ e il ‘crooning’ d’annata di ‘Alone’. ‘I Grade’ è registrato a Kingston ai leggendari Harry J Studios e mixato dal veterano dei tempi della Island Godwin Logie: il tocco esperto di questo engineer da vita nel CD dub ad atmosfere come non ne sentivamo da anni. I ritmi serrati di Sly & Robbie entrano nella camera dell’eco fluttuando nell’aria e ricordando il loro spettacolare lavoro con Black Uhuru in questo senso. Lo stile vocale di Chezidek è tipicamente ‘new roots’ ma si lega molto bene con l’attitudine ‘foundation’ dell’intero lavoro, senz’altro uno dei più bei CD roots degli ultimi tempi.

Pier Tosi

Boomdabash + Treble + Fido Guido + Rooz Band @ Sottotetto Bologna (21 novembre 2009)

November 26, 2009

RECENSIONE CONCERTOsun08_ls_bombadash_010(Boomdabash al Sunsplash 2008. foto Luca Sgamellotti)

Evidentemente anche a causa della crisi economica alla crescita innegabile della scena delle reggae bands italiane e degli artisti non corrisponde una crescita della visibilità  attraverso i concerti perchà© le opportunità  di suonare in locali adatti che scelgano di valorizzare il reggae italiano sono su base nazionale sempre piuttosto pochi. Questo genera un giro vizioso che purtroppo spesso limita la crescita di gruppi o cantanti che hanno poco da invidiare alle loro controparti straniere.

Uno spettacolo che meriterebbe di essere visto in tutte le città  con una buona audience reggae è questo ‘showcase’ legato all’ex-Sud Sound System Treble e ‘supportato’ dall’ottima Rooz Band. Dopo aver lasciato la band di cui è stato tra i fondatori Treble ha continuato a scrivere canzoni ed ha continuato a produrre altri artisti emergenti con l’attività  del suo studio personale. I frutti di questi ultimi anni sono i due volumi della serie ‘Treble Studio’ (ecco la recensione dell’ultimo ‘Il ritmo del drago’) e il primo CD dei Boomdabash, uno dei migliori gruppi emersi nella scena italiana negli ultimi anni.

Anche grazie alla sempre nutrita comunità  salentina a Bologna l’affluenza è piuttosto buona al Sottotetto al momento della Rooz Band di entrare in scena direttamente per l’apertura del lungo concerto con il microfono affidato al ‘guerriero’ Fido Guido. Con i suoi tre CDs Guido ha utilizzato il dialetto tarantino per creare un’idea di reggae influenzata dal new roots ma con melodie vocali tipicamente mediterranee che a volte riecheggiano addirittura la musica araba. La Rooz Band scalda subito il Sottotetto suonando con grande vigore i suoi ritmi e Guido dimostra fin dalle prime battute di essere un grande performer mentre il pubblico delle prime file risponde molto bene al suo ingresso. Una riflessione abbastanza spontanea nel sentire Guido sui ritmi tiratissimi dei cinque della Rooz Band è lo straordinario valore aggiunto di un cantante accompagnato da una ottima band rispetto alle esibizioni in dancehall sulle ‘versions’ suonate dai dischi.

Per chi vi scrive i momenti migliori dell’intensa performance di Guido sono ‘Fumo scuro’, ‘Musica & parole’ ed un tiratissimo duetto con Payà  dei Boombabash. All’uscita di scena di Fido Guido la Rooz Band prosegue con un bellissimo intermezzo strumentale a base di popolari ‘riddims’ giamaicani dimostrando di sentirsi a proprio agio e di divertirsi parecchio: la band ha un assetto a cinque con due chitarre e la fisarmonica che a volte prende il posto della tastiera. Con grande pulizia sonora e precisione unita ad una cospicua dose di energia la Rooz band dimostra di essere ancora cresciuta tecnicamente e di poter tranquillamente essere paragonata a molte delle backing band giamaicane che vediamo all’opera come controparte sonora dei vari artisti. L’act intermedio è quello di Treble accompagnato alla voce da Dani Silk purtroppo stasera solo in veste di corista e non di cantante: è veramente molto emozionante vedere questo veterano recitare sul palco del Sottotetto la lirica in salentino di ‘Cultura amore e radicazione’ e vedere tanti ragazzi giovani nel pubblico cantare con lui. I vecchi classici come ‘La gente povera’ o ‘Reggae internazionale’ provocano le ovazioni maggiori della serata ma sono accolte comunque molto bene anche le canzoni più recenti come ‘Più amore’ o la nuovissima ‘Il Sutra del cuore’. Treble è protagonista di un set molto vibrante: l’unica pecca che ci viene in mente è l’assenza dalla scaletta di un brano stupendo come ‘Polvere & silenzio’ ma sarà  per la prossima volta.

L’instancabile Rooz Band segue Treble ed alla sua uscita continua a tenere la temperatura alta lanciando l’ingresso in scena di Biggie e Payà  e cioè i due vocalists del collettivo Boomdabash. Questi ragazzi hanno già  all’attivo svariate ‘big tunes’ che il pubblico si aspetta: la loro forza sta sicuramente nella combinazione delle ‘punch lines’ in inglese di B.I.G. con la ruggente ‘ragga scola’ in salentino di Payà . ‘Who’s gonna save me’, ‘Hear dem’ e ‘Nfame’ sono accolte alla grande dalla massive del Sottotetto, Guido torna in scena per la combination di ‘Babylon a vampire’ ed i pubblico mostra di apprezzare anche la nuova ‘Winner is a winner’. La Rooz Band è sempre all’altezza e fa comunque risaltare l’anima roots della musica di Boomdabash, protagonisti di un grande show con forse qualche piccola sbavatura per eccesso di irruenza. I ragazzi salentini lasciano il pubblico tra gli applausi dopo aver dato vita ad un lunghissimo concerto veramente di ottimo livello.

Pier Tosi

Bob Marley rende più di Michael Jackson

November 24, 2009

Ocho Brown Nine(L’immagine di Bob Marley su una delle porte di accesso al suo mausoleo – foto Luca D’Agostino)

Il Sole 24 Ore si occupa di Bob Marley nello stilare la classifica dei profitti postumi delle stars planetarie della musica scomparse: il quadro che ne esce è quello del grande artista giamaicano come una sorprendente (ancora più di quanto ci si aspetterebbe) potenza economica mondiale. A quanto sembra un accordo tra la Marley Estate e la private utility canadese Hilco Consumer Capital sarebbe finalizzato a generare utili superiori al miliardo di dollari entro il 2012. Read more

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