Jean Binta Breeze – Eena Mi Corner (Arroyo)
March 25, 2010
Nata dalle esperienze della Jamaican School Of Drama di personaggi come il compianto Michael Smith e Oku Onuora e soprattutto dalla instancabile attività di Linton Kwesi Johnson la ‘dub poetry’ è il riflesso moderno della cultura orale giamaicana ed africana ed uno dei vertici della storia del reggae in termini di orgoglio e dignità culturale.
Proveniente anch’essa dalla Jamaican School Of Drama la poetessa Jean Binta Breeze è stata ed è un’importante esponente di questo movimento: in un genere maschile Binta ha esplorato in modo personale la prospettiva esistenziale della donna caraibica ed africana. In ‘Eena mi corner’ la sua poesia dialoga in dodici episodi con la musica del leggendario bassista e produttore inglese Dennis Bovell e dell’artista italiano Marzio Aricò meglio conosciuto come Prudo per le sue produzioni in ambito elettronico.
Ancora una volta la parola si fa suono e potere intrecciandosi ad un tappeto ritmico minimale dove il basso pulsante dialoga con loops elettronici creando un suono dal ribollire magmatico che sembra provenire dalle viscere della terra e crea atmosfere senza tempo. Nella poesia di questa affascinante artista c’è il profumo della pioggia che ha appena bagnato il ‘bush’ tropicale, le spezie e i frutti ma anche l’odore acre di smog ed il cielo sempre grigio della metropoli e soprattutto scenari interiori che prendono forma nella ricchezza di registri della voce di Binta.
Tra i temi poetici abbiamo i ricordi della vita del country, gli affetti familiari ma anche l’urlo dello sradicamento e l’alienazione della vita urbana, l’orrenda speculazione travestita da aiuti umanitari, la necessità della poesia, le radici africane ma soprattutto lo sforzo di esprimere in qualche modo l’inesprimibile della propria esperienza: ‘…come può il mio blues cantare il Terzo Mondo, gli oceani che si fanno in quattro per sbarcare il lunario, le montagne che si ribellano fino alle lacrime…’ (Third World Blues). Non siamo alle prese con un disco reggae tradizionale ma comunque con un’intensa opera poetica da gustare in raccoglimento. A tratti la musica ricorda il dub elettronico di certi progetti trasversali dell’On-U-Sound e l’esperienza poetica di Binta si può accomunare a quella della grande afro-americana Ursula Rucker . Grazie al lavoro degli allievi dell’Università di Pisa il booklet del CD contiene delle ottime traduzioni in italiano dei poemi con ovviamente il testo originale a fronte.
Pier Tosi
Alborosie primavera 2010!
March 24, 2010
INTERVISTA
(Alborosie al Sunsplash 2009: foto Elia Falaschi)
L’avventura di Alborosie continua: a otto mesi dall’uscita dell’ottimo ‘Escape from Babylon’, l’ultimo CD promosso quest’estate da un lunghissimo tour europeo si iniziano a sentire brani nuovi come ‘Steppin’ out’ (in duetto con David Hinds di Steel Pulse che cantava proprio la versione originale inclusa nell’album ‘Earth crisis’ del 1983) o ‘Blue movie boo’ e Albo torna incessantemente in tour con il suo Shengen Clan per suonare di nuovo ben otto volte in Italia. Abbiamo chiacchierato con lui al telefono tra la prima data italiana a Trieste e la seconda in programma a Firenze:
D: Nell’ambiente del reggae in Italia sei molto popolare ma magari c’è ancora qualcuno che non ha sentito parlare di te: come ti definiresti in due parole?
R: Un pazzo che ha cercato di fare qualcosa più grande di lui ed un pochino alla volta sta raggiungendo degli umilissimi risultati…
D: ovviamente ti riferisci al fatto di vivere e lavorare in Giamaica, una cosa al di la della passione per il reggae comunque non semplicissima…
R: Si, ovviamente…
D: Ieri sera hai iniziato il segmento italiano del tour: hai trovato qualcosa di diverso rispetto agli altri paesi?
R: Ma guarda, ormai con il reggae giro il mondo e devo dire che una cosa bella della musica reggae è che continua ad accomunare tutti quanti, il famoso ‘one love, one heart, one destiny’ ha colpito in pieno. Ovunque sento questa energia positiva ed il reggae rende tutti i posti come se fossero lo stesso sotto questo punto di vista.
D: Hai duettato con David Hinds di Steel Pulse in ‘Steppin’ out’ in quella che è la tua ultima release, una release unicamente digitale, segno del cambio dei tempi con i supporti che si usano sempre meno…
R: Negli ultimi tempi il vinile soprattutto a cui noi siamo molto legati sta andando molto male, in Giamaica anche qualitativamente parlando si lavora con materiali molto scadenti, sappiamo tutti la crisi che la musica sta attraversando. Comunque in europa è una release digitale ma ‘Steppin’ out’ è inclusa nella stampa americana di ‘Escape from Babylon’ che assume il titolo ‘Escape from Babylon to the Kingdom of Zion’.
D: Una versione allungata quindi…
R: Si, cinque tracce in più per spingere ulteriormente questo lavoro…
D: Dicevamo duetto con Steel Pulse che è una delle soddisfazioni che ti sei permesso dopo il lavoro con Michael Rose o i Tamlins con cui hai fatto anche un CD come produttore…
R: Si, l’album dei Tamlins esce all’inizio dell’estate…la lista è lunga e ci sono tantissimi artisti con cui vorrei collaborare…io continuo a lavorare e divertirmi che è un po’ il succo della mia situazione…l’importante è sempre divertirmi…
D: Torni in tour dopo meno di un anno: le scalette sono simili a quelle dei concerti di quest’estate o hai introdotto qualcosa di nuovo?
R: Ci sono pezzi nuovi e la scaletta è diversa…tutti i pezzi che mi hanno aiutato negli ultimi anni ad arrivare fino a qua e cioè ‘Herbalist’, ‘Kingston Town’ o ‘Slam bam’ ci sono ma ci sono anche pezzi nuovi, tutta la parte del nuovo CD come ‘Mr. President’, ‘Uppsala’, ‘Real story’, ovviamente ‘Mama she don’t like you’, c’è ‘Rototom free’, ‘Steppin’ out’, ‘Blue movie boo’, il mio duetto con Etana ‘Blessing’…
D: Immagino tu abbia già nuovo materiale pronto per le prossime uscite…
R: Io in effetti ho del bellissimo materiale da parte: il prossimo mio album dev’essere un lavoro di ulteriore svolta e non lo farò uscire se non sarò sicuro che è una autentica potenza della natura, sarà una roba molto mirata, mi prendo il mio tempo anche se ci dovessero volere dieci anni però quando esce non sbaglio, preparatevi, mettetevi il giubbotto di salvataggio…
D: Possiamo già fare dei bilanci su ‘Escape from Babylon’?
R: Adesso il disco è uscito in America in questa versione allungata ed è al quarto posto della classifica reggae americana e questo mi fa molto piacere, in europa credo sia stato uno dei dischi più venduti dalla Greensleeves quindi sono molto soddisfatto, mi aspetto un po’ di spinta da questa release americana ma comunque non mi lamento…
D: E l’accoglienza in Giamaica com’è? Hai centrato il primo posto con la tua combination con Etana…
R: In Giamaica ormai sono a casa, sono popolare, sanno tutti chi sono ed in giro per strada mi fermano tutti…la Giamaica non fa molto testo, è un posto molto bello dove c’è questa vibrazione bellissima però a livello di classifiche, di musica o di mercato non c’è nulla, nel senso che se hai un pezzo primo in classifica in Italia ti cambia la vita, primo in classifica in Giamaica tante pacche sulle spalle diciamo…
D: Abbiamo già parlato della crisi e della industria musicale giamaicana che traballa un po’. Tu con la tua musica dai il tuo contributo per un ritorno alle radici del reggae e sappiamo che purtroppo sull’isola non c’è molto la coscienza della grandezza del patrimonio musicale degli scorsi decenni. Cosa servirebbe secondo te per ravvivare la situazione in Giamaica?
R: Ci vuole un po’ di cuore quando si fanno le cose, non è solamente un discorso di soldi, di business, di marketing, ci vuole il cuore…la musica old school era fatta con il cuore perchà© era un periodo di rivoluzione, si combatteva veramente per la spiritualità , per la sopravvivenza, adesso siamo tutti un po’ grassi, un po’ lenti, un po’ adagiati quindi manca un po’ di cuore. Se mettiamo un pochino più di cuore in ciò che facciamo e torniamo ai veri ideali del reggae avremo musica un po’ migliore e in grado di parlare ad un pubblico più vasto.
Pier Tosi
Restanti date tour italiano primavera 2010:
24 marzo: Torino
25 marzo: Bologna
26 marzo: Trezzo D’Adda (Milano)
27 marzo: Roma
5 aprile: Gallipoli (Lecce)
7 aprile: Catania
8 aprile: Catanzaro
Alborosie su Sunny Vibes:
Intervista 2006
recensione ‘Escape from Babylon’
Intervista maggio 2008
Alborosie & Shengen Clan + I.Eye @ Carrockponte Sesto S.Giovanni (22 luglio 2009)
Recensione ‘Soul Pirate’ (Vibes On Line)
Uscirà il 9 aprile il nuovo CD di Gentleman
March 23, 2010

In molti si stavano chiedendo che fine avesse fatto il grande artista reggae tedesco Gentleman viste le sue sporadiche uscite negli ultimi tempi. Il 9 aprile uscirà in grande stile ‘Diversity’, il suo nuovo CD con diciannove tracce e collaborazioni con Sugar Minott, Luciano, Tanya Stephens, Patrice, Jack Radics, Daddy Rings, Christopher Martin e Rebellion The Recaller. Su Youtube è già disponibile il video del primo singolo dalle sonorità decisamente R&B ‘It no pretty’ ed una sorta di spot del nuovo CD. Read more
Africa Unite – Rootz (Universal)
March 11, 2010
I ventinovenni Africa Unite di ‘Rootz’, la freschissima quindicesima fatica della band, tornano con grande coerenza alle radici con un significativo equilibrio tra l’entusiasmo e la carica di sempre e la grande maturità di tanti anni di esperienza. Nel campo del reggae ‘Rootz’ (con la zeta in questo caso) è anche sinonimo di una militanza sociale di cui purtroppo da tempo si lamenta l’assenza: per questo cominciamo l’ascolto dalla fine, da ‘Cosa resta’, la lucidissima dub-poetry declamata da Bunna su questi mesti tempi in cui nel nostro paese assistiamo tra apatia e sbigottimento al precipizio della coscienza civile ed al perpetuo maltrattamento della democrazia.
I suoni che accompagnano questo bellissimo episodio rappresentano il succo del CD ovvero teso e vibrante roots & culture con ritmi granitici e magnifici riffs di fiati. Stessi maestosi suoni e stessa militanza all’inizio di ‘Rootz’ con ‘Così sia’ e questa volta il testo analizza la famigerata follia omofoba di alcune frange della musica giamaicana. Si prosegue con ‘Sensi’ e la classicità Africa Unite che incontra un bell’intervento vocale del primo ospite, Jacopo dei pordenonesi Mellow Mood. ‘Music n’ blood’ ritorna alla ‘dub poetry’ con l’ispiratissimo Madaski a citare Michael Smith, atmosfere che sembrano arrivare da ‘Bass Culture’ di LKJ ed un notevole dub a suggellare il tutto. La prima parte è costellata di grandi episodi roots e si prosegue quindi ‘inna International style’ con ‘Here & now’ in cui Bunna è accompagnato da Roddy e Piero dei milanesi Franziska ed in sequenza la superlativa ‘Mr. Time’, un altro classico brano Africa sul coraggio di vivere il presente senza la necessità di rifugiarsi dietro false utopie.
Siamo a metà e le atmosfere vanno da qui decisamente alleggerendosi: ‘Si’ esprime il bisogno globale di un nuovo sogno che riempa le nostre vite ed anche qui gli Africa suonano classici ma anche assolutamente originali. L’estate arriva con la forza di un temporale tropicale in ‘Reality’ con Alborosie e Bunna insieme per un vitale ‘easy skanking’ che continua nella dolcezza di ‘Movimento immobile’, un accorato appello contro la distruzione del patrimonio ambientale globale. Il ritmo accelera nello swingante ska di ‘The lady’: la signora in questione è Mama Marjas che imprime al brano una grande sferzata con il suo ragga che si intreccia perfettamente al cantato di Bunna in un groove che farà sicuramente ballare molti quest’estate.
Siamo quasi alla fine ed il dub dilaga con il ‘dub cut’ di ‘Così sia’ e la già citata ‘Cosa resta’ a concludere degnamente un ottimo disco. ‘Rootz’ contiene in parte l’attitudine di ‘Controlli’ con un approccio meno tecnologico ma più classico in un omaggio alle radici degli Africa Unite. Come nel grande roots reggae l’equilibrio è grande tra le varie componenti sonore così come la convivenza dell’anima scura della band con il suo contemporaneo bisogno di gioia e solarità . Alla soglia dei trent’anni gli Africa sfornano un altro disco memorabile.
Pier Tosi
Africa Unite (Intervista)
March 11, 2010
(Africa Unite al Sunsplash 2008: foto Luca Sgamellotti)
Sono passati ventinove anni dalla fondazione dei pinerolesi Africa Unite e se il pensiero torna a quei tempi rispetto a come è cambiata la nostra vita sembrano addirittura tanti di più: nel 1981 internet era ancora lontana ed il vinile girava ancora senza sosta sui giradischi, il sogno di Bob Marley si interrompeva diventando subito leggenda, sugli scaffali nei negozi di dischi c’era pochissimo reggae, per le cose particolari bisognava andare a fare acquisti a Londra e per i più la Giamaica appariva come una galassia lontana.
Per chi già c’era il roots reggae era comunque una bomba emozionale in grado di riscaldarti il cuore e cambiarti la vita: il titolo del quindicesimo CD degli Africa è ‘Rootz’ ed è quindi un tributo a quei ricordi ed alle loro primissime influenze. ‘Rootz’ significa anche un ritorno alla classicità Africa Unite mantenendo però anche qualcosa della svolta ‘digitale’ del precedente ‘Controlli’. Ne parliamo con Bunna durante una pausa delle prove proprio il giorno in cui esce ‘Rootz’:
D: Oggi esce il vostro nuovo CD e a quanto pare celebrate l’uscita in sala prove a lavorare…
R: Si, i giorni all’inizio del nostro tour non sono molti e andremo avanti fino a stasera a provare poi ci siamo ripromessi di fare un brindisi di festeggiamento stasera alla fine delle prove.
D: Parliamo di ‘Cosa resta’, il vostro anti-singolo tra l’altro scaricabile liberamente sul vostro sito internet…
R: Si, sul sito tra l’altro c’è anche il video realizzato da un nostro fan che secondo me coglie perfettamente nel segno di quello che il pezzo vuole significare. Sempre sul sito è disponibile un piccolo assaggio del CD pezzo per pezzo. Gli ascoltatori possono capire anche prima dell’acquisto come suona questo nostro quindicesimo disco dopo quasi trent’anni di attività …
D: Dal primo ascolto è percepibile tra le altre cose un ritorno ad un vostro vecchio amore e cioè la dub-poetry, la poesia orale giamaicana trasposta in musica e celebrata notoriamente da Linton Kwesi Johnson….
R: Si, i riferimenti sono quelli: Linton Kwesi Johnson e Michael Smith, di cui nel CD c’è una citazione, fanno parte dei nostri riferimenti iniziali, le cose che ascoltavamo insieme a Bob Marley quando abbiamo iniziato ad avvicinarci a questo genere. Il nostro è un ennesimo omaggio a queste nostre ispirazioni della prima ora: il CD si chiama ‘Rootz’ e cioè radici e le nostre radici sono nei poeti che abbiamo citato, in Marley, in Steel Pulse e tanti altri.
D: ‘Rootz’ ha due anime, una più roots e riflessiva ed una più solare. Nel primo versante mi pare resti un po’ l’attitudine del CD precedente ‘Controlli’ con un approccio meno tecnologico e comunque la grande classicità Africa Unite con magnifici suoni di fiati per esempio…
R: Rispetto a ‘Controlli’ l’attitudine è più suonata, più roots. Non è che la tecnologia non ci sia ma è al servizio di un suono più ortodosso. Chiaramente poi le caratteristiche dei dischi degli Africa ritornano, per cui ci sono pezzi più scuri e pezzi più solari e più estivi come mood…
D: La parte più riflessiva colpisce per la lucidità delle liriche: per esempio in ‘Mister time’ esce la vostra visione sulla ricerca dell’eternità …
R: Quello che vogliamo sottolineare in quel brano in cui cantiamo sia io che Madaski è che è importante vivere intensamente il presente senza farci abbindolare di promesse di premi futuri, paradisi etc…La nostra unica sicurezza sono i giorni che viviamo e dobbiamo viverli più intensamente possibile. C’è questa tendenza a pensare al futuro o a rimpiangere il passato trascurando invece il momento che stiamo vivendo…Nel ritornello poi c’è una riflessione che arriva dal fatto che spesso sembra che chi si avvicina al reggae debba abbracciare tutta la sua filosofia senza discussione compreso tutto il versante mistico. A volte ci sembra che l’approccio a Rastafari di qualcuno sia molto esteriore e questa cosa ci fa anche un po’ sorridere. La nostra opinione è che Rasta abbia preso piede in questo contesto in cui i giamaicani di radice africana guardavano alla loro cultura di appartenenza ed all’Africa. Crediamo che questa mistica assuma significati molto diversi in un contesto assai diverso come per esempio il nostro e che in questo senso sia un po’ una mancanza di coerenza abbracciarla in toto senza discussioni…Questa è un po’ l’opinione che esprimiamo.
D: Come avete lavorato alla composizione dei vari brani?
R: Il nostro tipico approccio è che tutto comincia con una stesura melodica ed armonica che faccio io a casa semplicemente con la chitarra, poi imposto la struttura al computer con un programma molto semplice giusto per avere una prima idea della musicalità del pezzo. Il tutto poi passa a Madaski che si occupa di arricchire il brano con l’ottimizzazione e gli arrangiamenti e gli altri componenti danno il loro contributo per le parti dei loro rispettivi strumenti. Fino a questo punto il pezzo ha una melodia cantata in quello che Dario Fo definirebbe ‘gramelot’, una lingua inesistente con sonorità riconducibili un po’ all’inglese. Il testo poi è l’ultima cosa che facciamo: il più delle volte i testi in italiano li scrive Madaski e quelli in inglese li scrivo io anche se questa volta ho fatto un’eccezione con il testo di ‘Cosa resta’ che ho prodotto io abbastanza di getto. Due basi di ‘Rootz’ le ha fatte il nostro bassista Paolo Baldini…rispetto a ‘Controlli’ Paolo è stato un po’ più assente perchà© impegnato nei suoi tanti altri progetti come il CD dei Tre Allegri Ragazzi Morti mentre ora sta lavorando ai CDs di Skardi e dei Dot Vibes. Ti ho descritto questa procedura da cui sono nati un po’ tutti i nostri dischi con l’eccezione di ‘Controlli’…Quando sono state fatte le basi io ero un po’ latitante perchà© ero ancora nei Bluebeaters ed ero andato a fare Turisti Per Caso in Africa. Sono mancato un po’ e le basi le hanno fatte Paolo e Madaski ed io ci ho lavorato sopra in seguito per i testi.
D: Quattro anni fa vi siete divertiti tantissimo ad ospitare tanti amici in ‘4 riddims 4 unity’ : qualcuno poi è tornato come ospite anche in ‘Rootz’…
R: Una cosa che vogliamo fare è dare voce con le nostre collaborazioni a chi secondo noi se lo merita grazie al suo talento…Ecco il senso della presenza per esempio di Jacopo dei Mellow Mood. Anche Mama Marjas è conosciuta dal pubblico reggae e merita più attenzione in generale e l’abbiamo coinvolta. Franziska sono già abbastanza consolidati come fama ed io avevo fatto un featuring nel loro ultimo CD quindi è stato naturale ricambiare con l’ospitata di Roddy e Piero. Alborosie non ha bisogno di presentazioni e la nostra amicizia risale ai tempi in cui RN Tickets registravano i primi dischi allo studio di Madaski. Ora lui è andato in Giamaica e la frequentazione è diventata più difficile ma restiamo in contatto e ci ha registrato con piacere il suo contributo.
Recensione di ‘Rootz’ su Sunny Vibes
Pier Tosi
(si ringrazia Radio Città Fujiko 103.1 FM Bologna)







