Junior Kelly – Red Pond (VP)
April 26, 2010
Una cosa piuttosto misteriosa era il silenzio di Junior Kelly,artista ‘conscious’ che ha costruito la sua carriera su solidissimi albums come ‘Love so nice’, ‘Smile’ e l’ultimo ‘Tough life’ risalente ormai al 2005 che secondo noi da troppo tempo aspettava un degno successore.
Mentre solo qualche anno fa l’imperativo era saturare il mercato con anche due o tre CDs usciti lo stesso anno questo ‘Red pond’ arriva ad interrompere una pausa di ben cinque anni probabilmente dettata dalla crisi dell’industria musicale in genere e del reggae in particolare. In questo ‘Red Pond’ Junior collabora in quasi tutti i brani con la Fire House Crew, una delle migliori bands della scena giamaicana e dalla fine degli anni ottanta un efficacissimo team produttivo che ha realizzato consistenti hits ‘new roots’ con personaggi come Luciano, Anthony B, Capleton e Sizzla.
‘Celebrate life’ in apertura ci offre subito un potente suono ‘live’ dalla trascinante batteria ed il calore dell’organo ed una ottima composizione con tutta la spinta di cui Junior è capace: nei suoi quindici episodi il bobo dread di St. Catherine si esprime a grandi livelli in solari tunes come ‘African Child’ e ‘Nuthing wrong with this world’, reminiscenze soul come ‘She’s gone’ (in combination con Lukie D) e la superlativa ‘Believe in yourself’ e vampate quasi dancehall come ‘Murderer’, quest’ultima su una ripresa dell’Heavenless riddim.
Nella parte centrale troviamo un trittico di potenti ‘roots anthems’ come ‘Waan lef’ the ghetto’, ‘Stumbling block’ e la notevolissima ‘How better ah go home’ sul ritmo di ‘Java’ di Augustus Pablo: per chi vi scrive questo è il momento più forte dell’intero CD. In ‘Slackness’ Junior cavalca un ritmo ‘old style’ simile a ‘Mr. Chatterbox’ dei Wailers e prima della fine arrivano anche Ras Shiloh e Queen Ifrica rispettivamente nel tributo alla figura paterna di ‘Papa’s song’ e nell’elegantissima ‘Too late’ uscita su 45 nel 2008 per l’etichetta Al.Ta.Fa.An. Si chiude con il roots canonico di ‘Treacherous waters’ e ‘One bright day’ su un riddim somigliante a quello di ‘Like mountain’ di Sizzla. Diciamo che non ci sono grosse novità su ‘Red Pond’ rispetto ai suoi lavori passati ma Junior fa alla grande quello che sa fare meglio e cioè scrivere e cantare canzoni di redenzione con grande sincerità e passione. Intanto sono già iniziate le discussioni se questo nuovo CD sia o meno migliore di ‘Love so nice’ o ‘Tough life’…
Pier Tosi
Per tutte le bands: aperto il Reggae Contest 2010!
April 23, 2010
Grandi notizie per tutte le bands reggae emergenti: è ufficialmente iniziato il Reggae Contest 2010. Questo evento unico in Europa quest’anno si arricchisce di molte novità come per esempio l’opportunità nell’ambito del premio finale di lavorare con produttori importanti della scena reggae mondiale. Band di tutta Europa si potranno iscrivere al contest dal 20 aprile al 7 maggio. Le votazioni si terranno online dal 10 al 29 di maggio e la classifica verrà pubblicata il 1 giugno. Le dieci band vincitrici delle selezioni locali parteciperanno alla finale europea il 26 e 27 agosto al Rototom Sunsplash a Benicà ssim, in Spagna. Da quest’anno il contest ha un suo sito ufficiale dedicato in cui tutte le bands avranno il loro spazio e sarà possibile votare.
Esce il primo CD solista del veterano salentino Treble
April 20, 2010
(nella foto l’ex-Sud Sound System Treble)
Esce in questi giorni ‘Treble’, l’omonimo debutto di lunga durata di un grande autore del reggae salentino un tempo membro fondatore di Sud Sound System. In tredici brani Treble da vita ad un vibrante spaccato di canzone d’autore salentina intrecciata con reggae, soul, musica etnica e jazz, un lavoro che fa ricorso a suoni puramente analogici ed ad un ‘live feel’ impossibile da ottenere senza il contributo di una lunga lista di ottimi musicisti. Read more
Insintesi – Salento In Dub (Anima Mundi)
April 20, 2010
Alessandro Lorusso e Francesco Andriani de Vito costituiscono nel 1998 la ragione sociale Insintesi, una entità produttiva che ruota intorno all’amore per il dub, il ragga o la jungle ma con l’idea di colorare questi generi con le suggestioni del Salento, la loro terra. Nel 2007 è uscito il loro CD di debutto intitolato ‘Subterranea’ già incentrato sull’unione del dub e le melodie salentine e la musica etnica mediterranea.
Questo mix è ulteriormente sviluppato ora in ‘Salento in Dub’, il nuovo CD che vanta una sorprendente rosa di collaborazioni: molti dei brani come per esempio ‘Centoeuna’ di Salentorkestra (il brano in questione per esempio intitola il CD del 2008 di questo ensemble) in apertura sono dei remix di brani già esistenti. In questo caso il ritmo meditativo e regolare del dub si tinge di antico con una melodia tradizionale ed un risultato d’insieme che ricorda alla lontana le prime cose di Almamegretta, in effetti i pionieri di queste atmosfere sonore.
Lo stesso mood sognante lo ritroviamo in altri brani come ‘Alla ricerca di te’ con il bel contributo vocale di Papa Gianni dei Sud Sound System, il dub di ‘Nnazzu nnazzu’ di Nidi D’Arac ed il bellissimo brano di chiusura con il duo di dubmasters accompagnato dalla bella voce di Anna Cinzia Villani: questo ‘Mamma la luna’ si apre con il prezioso suono di un flauto e l’ondeggiare del dub culla lento il salmodiare in dialetto di Anna Cinzia in uno dei momenti in assoluto meglio riusciti.
Ritmi più marcati sono invece nella ripresa ‘etno-ragga’ di ‘Lu Salentu brucia’ di Don Rico dal libro musicale dei Sud Sound System, nell’irresistibile dub balcanico di ‘Sotu sotu’ di Opa Cupa sorretto dai magnifici intrecci di fiati ed il potente roots-dub di ‘Lu sutra del cuore pt.1’, bellissimo brano di Treble con il reggae che rivolge il suo sguardo alla meditazione orientale dando voce ad un testo millenario. Anche Raffaella Aprile è presente con un gustoso remix dub-ska della sua ‘Fei?’. Il nomadismo musicale di casa in Salento dove ‘la musica è comu lu mare’ colora di varie sfumature il dub di Insintesi in una riuscita sintesi di arcaicità ed innovazione. Molto bella la veste grafica del CD pubblicato dalla Anima Mundi, una forza catalizzante del dialogo tra culture musicali e non nell’estremo Sud-Est d’Italia.
Pier Tosi
Treble – Treble (Elianto)
April 20, 2010
In questo 2010 il veterano del reggae salentino torna con un disco solista che porta semplicemente il suo nome, quasi non avesse un titolo. Il contenuto è sorprendente: in primo luogo la scelta di suoni esclusivamente analogici ed un respiro ‘live’ fornito impeccabilmente dalla Rootz Band e da un manipolo di altri ottimi musicisti come i fiati di Alessandro Nocco e Gabriele Bandini, Gianluca Milanese al flauto, Giovanni Ficupala al basso, Redi Hasa al violoncello, Roberto Chiga e Valentino Curlante alle percussioni.
Questa importante scelta riporta la musica vicino al cuore dell’uomo in una ‘mistica naturale’ che pervade il disco e che ci riporta ai momenti memorabili di Treble del suo periodo S.S.S. ma in una prospettiva quanto mai attuale. ‘Treble’ non è un disco reggae convenzionale e tra le sue tante anime troviamo un respiro compositivo comune alla grande canzone d’autore, suggestioni di jazz e world music, un inossidabile cuore ‘roots reggae’ e la costante volontà di espandere i limiti espressivi, esprimere l’inesprimibile, sconfinare nello spazio dove ‘le parole possono anche non servire più’. Il costante dialogo di Treble con altri artisti, parte fondamentale del suo intendere la musica, porta via via all’interno dell’intero lavoro altri preziosi apporti vocali ad aggiungere nuovi colori e condividere nell’amicizia la passione per la musica.
L’inizio è subito vento che disperde le nuvole sul mare che come la musica non ha barriere in ‘Ci sape’ tra echi balcanici ed un tocco quasi ‘progressive’, una sorta di manifesto del nuovo percorso musicale del suo autore. Il ritmo cresce ed il reggae è ancora celato in ‘Era sira’ condivisa con il giovane Ventreianca:il ritmo incalza, i fiati ricordano Fela Kuti e le liriche ci portano alla genuinità delle radici del reggae salentino.
Lo stile giamaicano esplode finalmente in ‘Reggae business’, una composizione solare con l’apporto vocale di Payà dei Boomdabash ed un incisivo testo sulla tendenza a creare fratture all’interno della scena reggae invece di cercare unità nel vero spirito originario di questa musica.
Si prosegue in stile ‘roots’ con le radici del reggae alla ricerca delle radici dell’umanità in ‘Lu sutra del cuore’, brano ispirato da un canone fondamentale della tradizione buddista, “Il sutra del cuoreâ€(500 a.C.): questa è la versione dal suono ‘live’ mentre la sua controparte ‘digital dub’ è presente nell’ottimo ‘Salento In Dub’ di Insintesi. ‘Stop this fussing and fighting’, arricchita dai maestosi suoni di fiati vede la prima entrata in scena del veterano ‘Gopher’ in un crossover di linguaggi con italiano, patois e dialetto salentino a dialogare nel nome della pace e della più autentica attitudine roots.
In ‘Father’ il suono va ad esplorare lo stile ‘sufferer’, le sofferenze dei ‘ghetto people’ giamaicani a riflettere i sentimenti di tutti i sofferenti del mondo: l’andamento vocale rimanda alla ‘dub poetry’ di Linton Kwesi Johnson ed il padre in questione a cui la canzone è esplicitamente dedicata è Militant P (Piero Longo), sfortunato padre del reggae salentino. Il tramonto si tinge di rosso fuoco nell’acustica ‘Le parole dopo’, un momento unico che ti scalda il cuore grazie allo struggente violoncello di Redi Hasa, uno dei vertici espressivi del disco a dispetto dell’assenza del pulsare del reggae beat che riprende ad ondeggiare invece in ‘Soul wild’ con Treble e B.I.G. di Boomdabash a duettare su un lento e contagioso groove che riecheggia ‘Natural Mystic’ di Bob Marley.
Rientra in scena Gopher nel brivido di ‘Cool meditation’, il potere del cuore e della mente che sono necessari per la rivelazione che porta alla rivoluzione: lo stile è originale ma le vibes riportano alla carica soul-reggae di Third World ed ancora una volta di Bob Marley. La sensibilità femminile fa capolino con Dani Silk a dar manforte a Lu Professore in ‘Pensi che’, brano roots militante sulla condivisione e l’amore che devono riempire il vuoto dei nostri tempi cupi nel nome della musica.
Ci avviciniamo alla fine di ‘Treble’ e ‘Lu culure’ ha due anime, una breve ed acustica, quasi una sorta di skit con la voce affiancata dal flauto di Gianluca Milanese e dalla chitarra di Tommy Manfredi e l’altra una impetuosa cavalcata dub con un equilibrio tra ritmo e afflato musicale che ricorda il lavoro di Dennis Bovell dei dischi dub di LKJ. L’ultima traccia è dedicata al futuro ed è tutta per la voce della giovanissima Alessia Tondo, un astro nascente della musica d’autore salentina che dimostra tutto il suo talento. Ma diamo ‘Tempo al tempo’, l’importanza va ai sentimenti veri ed al calore della musica….
Pier Tosi









