L’orrore della guerra in Giamaica
May 28, 2010
(nella foto la polizia in azione a Tivoli Gardens)
E’ stata una settimana orribile per la Giamaica e quello che avevamo annunciato si è compiuto: allo scopo di arrestare Christopher ‘Dudus’ Coke, boss di Tivoli Gardens e potente trafficante internazionale di droga e armi la polizia giamaicana ed i corpi speciali hanno ingaggiato con i ‘gunmen’ che controllano il feudo della criminalità una cruenta guerriglia che purtroppo e inevitabilmente ha lasciato a terra molte vittime civili. Il maggior numero di morti citato dalle fonti è di più di un centinaio tra poliziotti, criminali e popolazioni inermi. Read more
Earl Zero – And God said to man showcase (A-Lone)
May 27, 2010
Un veterano del roots giamaicano proveniente dalla turbolenta zona di Greenwich Farm a Kingston, Earl Zero è famoso per essere l’autore di ‘None shall escape the judgement’, ‘roots anthem’ portato al successo da Johnny Clarke sotto la produzione di Bunny Lee in tempi gloriosi per il roots reggae.Nel suo curriculum anche ‘Only Jah can ease the pressure’, portentoso album realizzato nel 1979 per il mitico marchio Freedom Sounds del recentemente scomparso Bertram Brown.
L’estetica della musica giamaicana degli anni settanta è la principale fonte ispirativa di Roberto Sanchez, musicista e produttore basato a Santander nel nord della Spagna: lo scopo della sua A-Lone Records e dell’attività della sua band Lone Ark è proprio mantenere vivo il suono roots di quegli anni cercando se possibile di utilizzare una vera sezione fiati invece di supplirne alla mancanza con suoni sintetici come fanno molti.
Dalla collaborazione di Earl con la A-Lone arriva questo ‘And God said to man’, un solidissimo lavoro che affianca sei ottimi brani ai relativi strumentali-dub: questo lavoro farà la gioia degli amanti del suono ‘vintage’ perchè nei suoi solchi le moderne tecniche di registrazione hanno catturato l’essenza del roots reggae come se il tempo non fosse mai passato. Le canzoni di Earl sono belle e ben interpretate e la Lone Ark lo accompagna con ritmi lenti e sinuosi accompagnati da efficacissimi riffs di fiati ed un ottimo lavoro di chitarra ed organo, quest’ultimo suonato proprio da Roberto Sanchez.
L’eredità di King Tubby è trasposta nell’essenzialità dei dubs in cui fa capolino il suono della melodica a riecheggiare il grande Augustus Pablo. Non poteva ovviamente mancare ‘Non shall escape the judgement’ (Earl l’aveva registrata negli anni settanta con i Soul Syndicate e la sua versione è rintracciabile nel CD ‘Visions of love’) resa in modo notevole dalla Lone Ark ma anche gli altri espisodi sono assai efficaci: ‘Root of David’ in chiusura presenta qualche affinità nel suo riddim a ‘Riding for a fall’ di Delroy Wilson a Studio One ed in generale tutti i brani sono un grande omaggio ai memorabili musicisti attivi negli studi di Kingston a metà degli anni settanta. Qualcuno penserà che questo tipo di operazioni manchino di originalità ma secondo noi in questo caso la volontà di preservare uno specifico suono da vita ad un lavoro assolutamente godibile.
Pier Tosi
Raina – Che Colpa Ne Ho (Bizzarri Rec.)
May 25, 2010
Sono passati diciotto anni dall’inizio dell’attività di Villa Ada Posse e Raina canta ancora chiaro e forte le sue dichiarazioni di creatività , indipendenza e volontà di vivere la vita con spontaneità e promuovendo valori che in Italia nel 2010 i più considerano da ‘perdenti’come la fratellanza, il non scendere a compromessi per il business e l’antiproibizionismo. Quasi tutte le dodici tracce di questo nuovo CD realizzato in collaborazione con la modenese Bizzarri Records parlano della libertà di essere se stessi, di portare avanti a testa alta questi valori pagandone le conseguenze in una società in cui sembra più che mai contare l’omologazione, il denaro e l’apparenza.
Questa ‘militanza’ è comunque vissuta da Raina con il sorriso sulle labbra spingendo al massimo l’acceleratore dell’ironia e l’istrionismo per cui è famoso nelle yards di tutta Italia: la scuola italiana del ‘raggamuffin’ si arricchisce in ‘Che colpa ne ho’ di nuove liriche in puro stile VAP con grande equilibrio tra le esigenze metriche e l’uso del linguaggio quotidiano. Per una volta partiamo dal fondo: sorprendentemente il brano che intitola ‘Che colpa ne ho’ vede Raina raccontarsi correndo a perdifiato su un tappeto sonoro di matrice punk melodica dimostrando di non avere problemi a cambiare pelle e mettere in discussione la sua identità di artista reggae sempre nel nome del grande divertimento.
‘Che colpa ne ho’ sembra essere una ripresa ed un complemento del tema di ‘Prima delle tre’, altra canzone-manifesto che apre il CD con grande energia. La nostalgia della vita pre-euro è l’argomento di ‘Lire’, una delle canzoni più accattivanti e ballabili dell’intero lavoro. Si prosegue con la dancehall tranquilla e solare di ‘Radio’, un bellissimo tributo a chi fa risuonare il ritmo del reggae nell’etere italiano con passione e le vibes si fanno orientaleggianti in ‘Chavava’, forse la più particolare della ‘ganja tunes’ mai scritte da Raina. Una breve pausa ‘nella situazione comica’ ma parlando di ecologia in ‘Canto’ e arriva ‘Intra stu munnu’, la bellissima traccia in combination con il veterano salentino Papa Gianni già uscita su singolo per i berlinesi Supersonic il cui recupero è quanto mai opportuno per chi si è perso il singoletto in vinile.
Anche ‘Myspace’ con il suo messaggio caustico ai giovani DJs che preferiscono internet al calore delle vere dancehalls era già uscita su singolo ma qui Bizzarri Records aggiorna completamente la traccia musicale aggiungendo energia. Un notevole skit con Totò introduce ‘High grade’, scatenato duetto dancehall in patois con l’ottimo Lion D e l’ennesima potente canzone ‘erbalistica’ di Raina mentre il ritmo rallenta ed entra in campo il fratello di sempre Ginko in ‘Karma’, divertente traccia dedicata a chi sopraffatto dallo stress e dall’aggressività si rovina letteralmente la vita. ‘Vinello’ è ancora una volta puro ‘VAP style’ con il racconto di diciassette anni di dancehalls e concerti in giro per l’Italia ed alcune strofe significative sulle peculiarità dello stile italiano e contro la vergogna degli atteggiamenti omofobici nella dancehall.
Siamo in chiusura ma le emozioni non sono ancora finite: David Rodigan simula uno dei suoi inimitabili ‘speeches’ in apertura di ‘Together’, una festa dancehall dedicata all’amicizia ed alla condivisione con il grande apporto di un maestro come Don Rico (Sud Sound System). Prima del finale rock di cui abbiamo già parlato ‘Non ci sei’ è la traccia romantica del CD e racconta il duro lavoro di elaborazione di una perdita affettiva. Dodici episodi senza alcuna caduta di tono: con questo ‘Che colpa ne ho’ Raina è tornato con l’entusiasmo di sempre e la sua caratteristica attitudine a riempire di vita vera e sentimenti autentici la sua musica e le sue liriche.
Pier Tosi
Big Youth – Isiah First Prophet Of Old (Nichola Delita/Virgin)
May 21, 2010

A Side:
World In Confusion
Writing On The Wall
Zion
Isaiah First Prophet Of Old
B Side:
Lord Jah Bless
Reaping Time
Love We A Deal With
Upful One
Nel 1978 Big Youth è già una superstar la cui fama ha varcato notevolmente i confini giamaicani: questo ‘Isiah First Prophet of Old’ del 1978 è il suo unico disco ad apparire sul catalogo reggae della etichetta Virgin ed esce in Giamaica sulla sua etichetta Nichola Delita. Una sua scelta molto discussa dalla critica fu ai tempi quella di ampliare il suo range stilistico fino a cercare di diventare un vero e proprio cantante con molte incursioni nel soul: in effetti anche qui in molte tracce il vocione di Jah Youth si lancia, secondo noi con buoni esiti, in varie parti di cantato alternate a parti di deejay style canonico a precorrere quello che poi sarebbe diventato il cosidetto ‘singjay style’ e cioè un ibrido stilistico tra cantato e deejay style.
Il cantante Devon Russell stranamente risulta produttore di questo set che musicalmente è molto vicino al sound rurale dei dischi contemporanei, per esempio, dei Culture, con ritmi lenti e sinuosi con la batteria che si intreccia ad un tappeto di percussioni, grande lavoro di fiati e tastiere e chitarra che si rincorrono in preziosismi. A supportare il deejay abbiamo il nucleo dei Soul Syndicate con Chinna Smith alla chitarra solista, Keith Sterling alla tastiere e la sezione fiati dei dischi di Burning Spear di quel periodo.
Negli otto brani di ‘Isiah’ Big Youth scatena tutto il suo campionario tra tantissimi riferimenti biblici adattati alla forza spirituale di Rastafari, filastrocche per bambini e tipici trucchetti del deejay style di quei tempi: la sua voce è calda e pastosa e mostra una grande ricchezza di toni senza cali d’intensità emotiva. Le tracce migliori sono senza dubbio la title track, ‘Love we a deal with’ che utilizza una versione ultra-roots del ritmo di ‘Stop that train’ e ‘Upful one’ su una ripresa del ritmo di ‘I was born to be loved’ di Winston Jarrett & The Flames a Studio One. Questo è l’unico brano di questo album che uscì su singolo senza grossi esiti di vendita in Giamaica sulla etichetta Tanasha, un piccolo marchio usato da Devon Russell per una manciata di titoli di Big Youth da lui prodotti e che risultano essere le sue uniche produzioni. Il disco è estremamente godibile e la mancanza di hits giamaicani fa suggerire che si trattasse di un progetto omogeneo di un album già commissionato in toto dalla Virgin. Il grande affiatamento dei musicisti in certi passaggi e soprattutto la straordinaria aderenza del deejay ai ritmi fa quasi sembrare i brani registrati con la parte vocale fatta contemporaneamente alla registrazione delle basi in una sorta di concerto ripreso al volo in studio.
Pier Tosi
Zion Gate riddim (John John)
May 20, 2010
Il vero nome di John John è Lloyd James ed è lo stesso nome di suo padre, il grande King Jammys: inutile dire che questo produttore ha ereditato dall’illustre padre lo slancio a sperimentare ritmi nuovi ma anche il grande rispetto per la tradizione storica della musica in levare. Questo Zion Gate riddim per esempio prende il nome ed i suoni dall’omonimo brano di Horace Andy registrato circa nel 1976 per Bunny Lee: la fenomenale traccia roots conosciuta anche come ‘I don’t want to be left outside’ (la versione 12″ porta in coda la performance dello sconosciuto deejay noto col nickname di Tricks) è ripresa abbastanza calligraficamente da John John con la sua patina di antico ricordando certe operazioni di Alborosie e lancia un grande assist ai quattro artisti che lo cavalcano.
Cominciamo appunto dall’Albo nazionale che approda alla collaborazione con una delle più grandi famiglie del reggae giamaicano di tutti i tempi nel suo tipico stile con una bella ‘rude boy’ tune che si collega virtualmente a ‘Money’, combination virtuale con Horace Andy che tira in ballo un altro classico di Sleepy dal catalogo musicale del Don Gorgon Bunny Lee. Quest’ultima traccia citata è presente nell’ultimo CD ‘Escape from Babylon’.
Sanchez fa propria la sequenza di accordi in minore dell’originale per mettere in campo una irresistibile melodia ‘lovers’ ed un grandissimo brano che fa rimpiangere tante reggae tunes di cantanti degli anni ’90. L’approccio è un po’ quello di ‘Never keeping secrets’ dove Sanchez cavalcava magistralmente il ritmo di ‘Java’ di Augustus Pablo creando qualcosa di assolutamente nuovo ed eccitante. Questo cantante è in un momento di grande forma ed il suo ultimo CD ‘Now & forever’ lo testimonia.
Sizzla Kalonji è presente con un bel brano sul potere della musica e le ‘good vibes’ di una dancehall con un flow ispirato molto dalle melodie di Horace Andy. Stesso discorso vale per la grande tune di Tarrus Riley che inizia con una invocazione di benedizione divina per la Giamaica e prosegue cercando di opporsi alla demenziale logica della guerra fratricida che lascia sul terreno decine e decine di morti ogni mese nel paese del reggae e per i quali purtroppo gli ultimi sviluppi non fanno presagire nulla di buono. Sperare non costa nulla e la speranza in un rinnovamento morale nell’isola (magari spinto dalle parole di artisti reggae come Tarrus) è ovviamente l’ultima a morire.
Promossa a pieni voti l’operazione John John di rivitalizzazione di suoni gloriosi tra l’altro mixati in origine da King Tubby. Chiudiamo con le ultime due considerazioni: sicuramente il cut di Sanchez è quello più innovativo rispetto alle melodie degli altri tre molto mutuate dall’originale. La seconda considerazione è che è meglio fare per ogni ritmo al massimo tre o quattro ottimi brani come in questa occasione che la solita sfilza di quindici o venti tracce molto medie che si rubano l’attenzione a vicenda.
(Per chi si chiede che relazione c’è tra questa serie di brani e per esempio ‘Virtuous woman’ di Warrior King su un omonimo riddim la risposta è lo stesso titolo dell’originale e nulla più. Nel caso di Warrior King il riddim di riferimento è infatti quello di ‘Zion Gate’ dei Culture che non ha ovviamente nulla a che fare con il brano di Horace Andy da cui siamo partiti)
Pier Tosi
Horace Andy & Sticks – Zion Gate (original cut)
Sizzla – Music In My Soul
Alborosie – Rude Boy Don’t Fear
Tarrus Riley – Sweet Jamaica
Sanchez – Mad Love For You








