Capleton – I-ternal fire (VP)
June 24, 2010
A parte qualche compilation di singoli o brani trascurabili su etichette minori il silenzio di Capleton sulla etichetta VP, senz’altro la label che ha fatto uscire i suoi dischi di lunga durata più incisivi, dura da ben sei anni e c’è molta attesa per questo seguito della mitica trilogia del fuoco composta da ‘More fire’, ‘Still blazing’ e ‘Reign of fire’. La scelta di Capleton per rendere eterno il fuoco è quella di evitare accuratamente l’aggressività ed il vigore di tracce dancehall e bashment e di proporre un repertorio completamente roots con scelte particolarmente tranquille emelodiche sotto il profilo vocale.
Tra le migliori tracce già note per essere già state pubblicate su singolo abbiamo ‘Acres’ prodotta da Shane Brown per la sua Juke Boxx (questa traccia incorpora tra l’altro le liriche della famosa ‘People Waan Change’ dedicata ad Obama e circolata solo come tune digitale) e la dolcissima ‘Same old story’ prodotta da Kemar Flava McGregor. L’apertura del disco è addirittura la ballatona cantata ‘Some day’ ed un mood molto rilassato ed il ‘profeta’ a dilettarsi come cantante lo troviamo anche nell’ennesimo tributo alla figura paterna ‘Mama you strong’, ‘I’m in love’, ‘Blessing’ e ‘It’s on’.
La conclusiva ed ottima ‘400 years’ ha un sapore bluesistico ed un bel lavoro di chitarra che duetta con la voce dell’incendiario mentre le maggiori scosse roots arrivano con ‘When I come to town’ (grandi fiati!), ‘Global war’ e ‘Long way’.Altre tracce notevoli sono la suadente ‘All is well’ e ‘Them get corel’ su un ritmo binghi/acustic con chitarra acustica spagnoleggiante.
Invece di affidarsi ad un unico produttore il ‘re del fuoco’ mette insieme una rosa molto varia di contributi che vanno da veterani come Clive Hunt, Bobby Digital, Frenchie e Burpus Bryan a nuove leve della scena roots di Kingston come Andrè Daley e Flego Grant tra gli altri : nonostante ciò il disco ha comunque un suono molto omogeneo ed ottime prove vocali di questo grande del reggae. Siamo abituati da tempo all’ecletticità dei grandi artisti giamaicani e Capleton potrebbe smentirci molto presto ma questo interessante ‘I-ternal fire’ sembra uno sforzo particolarmente rivolto al più redditizio mercato europeo e americano degli appassionati di roots in un momento in cui il suono dancehall giamaicano sembra risentire di un po’ di crisi.
Pier Tosi
Christopher ‘Dudus’ Coke nelle mani della polizia giamaicana
June 23, 2010
(nella foto il trafficante di droga internazionale Christopher ‘Dudus’ Coke)
Christopher ‘Dudus’ Coke, l’uomo per cui sono state uccise settantatrè persone lo scorso venti maggio nel tentativo della polizia di irrompere nel suo ‘feudo’ di Tivoli Gardens, combattere la sua armata che aveva eretto barricate ed arrestarlo, è stato catturato da un’imboscata della polizia nella giornata di ieri. A quanto pare Dudus era in auto con un ecclesiastico, il Reverendo Al Miller, che lo stava accompagnando a costituirsi all’ambasciata americana a Liguanea. Read more
Natty King – Born To Be Free (DHL)
June 22, 2010
Molto spesso sono i produttori e le bands europee con i loro gusti tendenti al roots a valorizzare al meglio gli artisti giamaicani rimasti totalmente fedeli alle ‘conscious lyrics’ e ai ritmi ‘one drop’. Ora è la volta di Natty King da St. Thomas, ‘The man from the East’, a collaborare con la band austriaca House Of Riddim per questo eccellente ed ispirato set roots.
In realtà tra i sedici brani di ‘Born to be free’ ci sono contributi anche di altri produttori: il nyabinghi ‘Care for life’ è prodotto dal ‘decano’ Gussie Clarke, la magnifica ‘Purge them’ sul Prison Break riddim è prodotta da Luke Rich per Soundquake, ‘Fyah bed’ arriva addirittura dal producer neozelandese Gabriel Messenjah Calcott, la ballata erbalistica ‘Herb from the westside’ arricchita dalla effettiva presenza di Fantan Mojah è prodotta da Loyal Soldiers ed infine la meditativa traccia di apertura ‘Slu U in the open’ è prodotta dai tedeschi Rootdown.
Tra i brani prodotti da House Of Riddim spiccano la potente e maestosa title track su accordi in minore in cui emergono le similitudini della voce di Warrior King con quella di Bushman. La solarità è garantita da ottime tracce come ‘Real herbalist’, la veloce combination con il veterano Louie Culture ‘Rootsman chanting’ ed il riecheggiamento di ‘No guns to town’ di ‘You don’t have to steal’. Il livello compositivo è ottimo e testimonianza di ciò sono notevoli roots tracks come ‘Memories’, ‘Buzz rock warrior’ e la conclusiva ‘The truth’ .
La House Of Riddim fa un ottimo lavoro conferendo grinta e dinamismo alle belle canzoni dell’uomo di St. Thomas di cui questo CD è senza dubbio il lavoro più maturo e convincente. L’impressione che spesso si ha alle prese con i ritmi roots delle crews europee è che manchino un po’ di originalità rispetto all’eccellenza dei prodotti giamaicani dello stesso genere: anche in questo caso non siamo alle prese con un lavoro che apre nuovi orizzonti ma il connubio Natty King/House Of Riddim funziona benissimo e non ci si poteva aspettare di meglio da questo set che consigliamo agli amanti del roots & culture più genuino.
Pier Tosi
Puppagiallo – Crossroad (La Stanzetta)
June 21, 2010
Puppa Giallo è un veterano del reggae a Venezia e la storia del suo amore per il reggae è già piuttosto lunga: sarebbe comunque riduttivo catalogare questo CD semplicemente come un suo nuovo lavoro solista anche perchà© in realtà è concepito e creato da un collettivo di musicisti esperti con alle spalle importanti esperienze di reggae e di groove in laguna.
Il crocevia a cui fa riferimento il titolo potrebbe essere quello in cui i cinque membri di Puppagiallo hanno unito i loro vari apporti creativi ma soprattutto la miscela di vari generi di black music come reggae, soul, r&b, funk e rock & roll mescolati da loro abilmente a creare un blend di grande coerenza e suggestività . ‘Crossroad’ è quindi un viaggio attraverso varie atmosfere con l’attitudine ed il ritmo del reggae e la bella voce di Giallo a fare da punti fissi attorno cui tutto ruota. Si parte con grande grinta con ‘Crossroad’ in inglese e il suono si fa più languido per le liriche in italiano di ‘Musica’ seguita dalla souleggiante ‘Push it!’ e dal trionfo soul-reggae di ‘Dai di più’.
Il progetto di alternare liriche in italiano ed inglese in un tributo al ‘groove’ che parte dalla prospettiva della musica giamaicana appare assai ambizioso ma Puppagiallo centra l’obiettivo con grande naturalezza, un livello compositivo più che buono, un ottimo interplay ed alcune giocate eccelse: ‘Locked‘ e ‘Tempo’ sono soul meditativo in italiano con la voce di Giallo a swingare, ‘Pressure’, ‘Shake your thing’ e ‘Superstar mama’ sono più marcate ritmicamente introducendo l’elemento dancehall in un contesto comunque tutto suonato ed analogico mentre ‘Grooven’ e la nuova versione di ‘Nuovo giorno’ fanno riaffiorare l’amore per il reggae che sprizza soul da tutti i pori.
Un ricco parco ospiti ha permesso si arricchire gli arrangiamenti delle varie tracce con suoni di flauto, sax o addirittura fisarmonica aggiunti ad idee ritmiche e melodiche già piuttosto efficaci. Le belle e mai banali liriche di Giallo spaziano dall’amore per la musica, momenti di introspezione e crescita personale, indignazione per la situazione politica e ringraziamenti a Jah Rastafari. Questo ‘Crossroad’ è senza dubbio uno dei prodotti più freschi del reggae italiano del 2010.
Pier Tosi








