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Johnny Osbourne – Truths & Rights (Studio One)

August 3, 2010

Lato A:
Truths & Rights
Children Are Crying
Can’t Buy Love
Jah Promise
Nah Skin Up

Lato B:
We Need Love
Eternal Peace
Sing Jay Stylee
Love Jah So
Let me In

Johnny Osbourne, all’anagrafe Errol Osbourne, è stato un artista fondamentale nel segnare il passaggio tra il roots reggae e gli albori della dancehall fino ai numerosi hits avuti anche dopo la svolta digitale dello Sleng Teng riddim .La sua discografia inizia alla fine degli anni sessanta e vede un intensificarsi tra la fine degli anni settanta sino a metà  anni ottanta: Johnny mette a segno grandi successi sia negli anni d’oro del roots prodotti soprattutto da Coxsone Dodd a Studio One, sia al periodo successivo caratterizzato dall’innovazione del dancehall style da parte di producers quali Henry Junjo Lawes e Prince Jammy.

‘Truths & Rights’ vede la luce nel 1979, poco dopo il ritorno di Johnny nella nativa Giamaica dopo la sua permanenza di circa dieci anni in Canada, dove si era fatto le ossa lavorando insieme a vari gruppi soul ed alla roots reggae band Ishen People con cui ha registrato due albums. Questo album è l’unico in tutta la carriera di Osbourne ad essere interamente prodotto da Sir Coxsone Dodd: prima di ‘Truths & Rights’ l’unico suo album è ‘Come back darling’, realizzato nel 1970 per la Techniques di Winston Riley. La collaborazione di Johnny Osbourne con Studio One invece inizia nel 1969 con la classica ‘All I have is love’ non inclusa in questo album.

L’impronta principale di ‘Truths & rights’ è roots reggae, nonostante non manchino interessanti escursioni verso sonorità  più soul e addirittura come vedremo una puntata nel dj style a testimonianza dell’eclettismo di Osbourne. Come nella maggior parte degli albums Studio One sulla copertina mancano riferimenti o note sui musicisti che hanno accompagnato il cantante nel produrre questo capolavoro. Varie tracce di ‘Truth & rights’ utilizzano gloriosi ritmi Studio One mentre altre invece hanno ritmi usati solo in questa occasione: questo pone il disco a metà  strada tra un modo di lavoro tradizionale con ogni traccia arrangiata e suonata per le sue peculiari esigenze e la pratica del ‘do-over’ che Studio One metterà  in atto piuttosto indiscriminatamente durante gli anni ottanta.

Come suggerisce il titolo, ‘Truth & Rights’ è focalizzato su tematiche prettamente “conscious”; le dieci tracce che lo compongono attraversano infatti tutti i temi cari al tradizionale messaggio del roots reggae giamaicano, da quello sociale, a quello più spirituale e fideistico, fino ai richiami alla pace e all’amore.
Appoggiata la puntina sul lato A, una decisa rullata lancia la title track e il ben noto riff di organo introduce la dolce voce di Johnny Osbourne sopra un ritmo sostenuto di batteria e ad un basso cadenzato. Uno tra i più grandi anthem di Osbourne, la tune ‘Truth & Rights’ tornò alla gloria nel 2005 grazie all’etichetta statunitense Massive B, la quale ne pubblicò una seconda versione in combination con il dj Burro Banton intitolata ‘The Truth’, e la fece divenire un azzeccato riddim new roots sul quale vennero incise varie hits di artisti come Sizzla, Chuck Fender e Richie Spice.

L’album continua con la veloce ‘Children are Crying’, caratterizzata da numerosi riff e abbellimenti di chitarra elettrica dall’impronta rock; mentre il terzo brano ‘Can’t buy love’ è un’interpretazione del classico Swing Easy Riddim, nella quale Osbourne canta la sua sincerità  in materia d’amore dipingendo linee melodiche ormai passate alla storia, accompagnato dalla melodia di una tromba quasi jazz.
Giungiamo ad un altro dei pezzi più celebri dell’opera, la spirituale ‘Jah promise’, preghiera dai colori caldi e dall’inconfondibile flow rilassato: questa traccia è una ripresa in chiave Rasta di ‘Don’t break your promise’ dei Chosen Few, a sua volta una cover reggae del classico soul dei Delfonics ’Break your promise’. Il lato A si conclude con le tonalità  maggiori di ‘Nah skin up’, inno all’unità  e alla fratellanza.

Giriamo il vinile e il lato B viene aperto dal fantastico organo di ‘We need love’, pezzo prettamente soul, in cui è appunto il calore dell’organo insieme agli onnipresenti cori a fare da protagonisti. La voce di Osbourne si fa estremamente dolce e si intreccia abilmente con le risposte dei cori; solo la ritmica in levare di una chitarra ci ricorda sottovoce che stiamo ascoltando un disco reggae e non uno di Curtis Mayfield & The Impressions nà© di Al Green. In effetti c’è ancora una serie di rimandi tra reggae e soul: il ritmo di ‘We need love’ infatti è stato impiegato inizialmente a Studio One dal misconosciuto Otis Gayle in una notevole cover di ‘I’ll be around’ dei Detroit Spinners che influenza indubbiamente l’approccio vocale di Johnny.
Si ritorna al reggae con la successiva ‘Eternal Peace’, un invito a ricercare la tanto agognata pace sorretto da un’accattivante linea di basso e si sfocia nel rub-a-dub con la tune ‘Sing Jay Stylee’. Questo è il pezzo più accattivante e “divertente” del disco, nel quale Osbourne rivela un’ulteriore sfaccettatura cavalcando in pieno dj style uno dei riddim più classici di Studio One e cioè ‘Please be true’, pezzo inciso sul finire degli anni ’60 da Alexander Henry negli studi di Sir Dodd, ma noto ai più per la cover eseguita da Sugar Minott.
‘Truth & Rights’ si avvia alla conclusione e Osbourne ci riporta sulle tematiche spirituali con ‘Love Jah So’, appassionata dichiarazione di fede interpretata in chiave quasi soul dalla voce dell’autore. Il capolavoro viene chiuso con il pezzo intitolato ‘Let me in’, il ritmo veloce di questa traccia, che quasi ricorda un beat rocksteady, guida un’ulteriore preghiera all’Altissimo con la richiesta di aprire le porte del suo regno al suo fedele Johnny Osbourne. Nell’ambito di un aggiornamento del suo catalogo dedicato a Studio One nel 2008 l’etichetta americana Heartbeat ha pubblicato in CD la versione DeLuxe di ‘Truths & Rights’: oltre alla rimasterizzazione delle tracce dai masters originali questa edizione ha una ricca aggiunta di sei bonus tracks con versioni estese, dubs e cut alternativi di alcune tracce.

Nicolò Todaro/Pier Tosi

Sugar Minott

August 2, 2010

(Sugar Minott a Kingston nel 2008. foto Pier Tosi)

SUGAR MINOTT TELLS HIS STORY

Ho avuto la fortuna di incontrare due volte Sugar Minott e di raccogliere le sue parole in due interviste nel 1999 e nel 2005. Unendole esce un racconto molto emozionante della sua vita e della sua carriera:

D: Cominciamo da un episodio poco noto della tua carriera risalente al 2004 : poco piu’ di un anno fa la label francese Zenah ha fatto uscire un tuo CD roots intitolato ‘Leave out a Babylon’. Puoi parlarmi di quel disco?

R: E’ un album mistico ed e’ diverso da molti altri miei lavori, mi riporta alle cose degli anni ’70 come per esempio lo stile di King Tubby. Magari non e’ cosi’ radicale ma contiene qualcosa dello stile di quel periodo: quando ho registrato quell’album ero reduce da alcuni problemi alla voce. Sono stato per un po’ nel deserto, in America e la mia voce non era a posto, qualcosa nel clima ha danneggiato la mia voce. Non sapevo che mentre le giornate sono cosi’ calde poi di notte la temperatura scenda di cosi’ tanto, cosi’ ero a questo festival e all’improvviso arrivo’ questo freddo e da quel momento ho avuto problemi alla voce per un periodo abbastanza lungo. Ho letteralmente sofferto per cantare quell’album, pregando perche’ la mia voce tornasse quella di prima. Non avevo mai realizzato quanto la mia voce sia importante per me fino a quel momento: quell’album e’ la prima cosa che ho fatto appena ho potuto cantare di nuovo, cosi’ e’ un lavoro umile…non potevo cantare con molta potenza cosi’ mi sono concentrato per cantare bene, tirando fuori dal profondo i miei sentimenti. Per me e’ stata una sorta di sfida.

D: Stai ancora lavorando insieme ai giovani del ghetto con la tua organizzazione?

R: Certo, ogni giorno. La Youth Promotion e’ per sempre, finche’ ci saranno giovani nel ghetto da valorizzare ci sara’ la Youth Promotion. I miei figli ora sono grandi e fanno il mio stesso lavoro e c’e’ una generazione nuova che sta arrivando…

D: Quali sono i giovani artisti che stai promuovendo?

R: Magari qualcuno non li conosce ma ci sono molti giovani come mia figlia Fire Pashon che e’ una deejay molto potente. C’e’ un ragazzo che si chiama Keke I, un altro che si chiama Company, un altro e’ Marques Scotty, il figlio di Binghi Bunny, il chitarrista della Roots Radics. Abbiamo tanti giovani di talento ma sto lavorando anche con i veterani come Burning Soul dei Wailing Souls o Errol Dunkley. Tra i giovani abbiamo anche Mixmaster e Firefox che e’ stato in tour in Francia con me di recente.

D: Puoi parlarci delle tue prime esperienze musicali?

R: E’ tutto incominciato la notte in cui mia madre mi ha portato a casa dall’ospedale. La mia casa era accanto a una dancehall ed io sapevo tutto sulla dancehall fin da quando andavo a scuola. Non ho mai incominciato a cantare in qualche coro come molti altri cantanti: ho iniziato a cantare dopo avere sentito gente come Derrick Morgan, Prince Buster, Delroy Wilson, i primi cantanti che ho ascoltato…Da queste voci poi sono passato a Dennis Brown, Alton Ellis, Ken Boothe…

D: Ascoltavi anche artisti americani?

R: Si, in realta’ il primissimo cantante che ho sentito da piccolo e’ stato Nat King Cole e mi ha lasciato letteralmente senza fiato. In Giamaica abbiamo sempre ascoltato tantissima musica, tutta la musica americana, tutta la musica inglese, cosi’ abbiamo un vocabolario musicale piu’ esteso di quello di qualsiasi altro popolo al mondo perche’ eravamo spinti ad ascoltare cantanti come Jimmy Reeves, Patty Page e tutti questi artisti, il Motown sound, il suono di Philadelphia, la Stax. Noi avevamo anche la nostra musica come per esempio il reggae di Toots & Maytals, oppure reggae con influenze dai gruppi americani come per esempio i Techniques o qualche cosa dei Wailers. C’erano molti cantanti e anche molte cose originali giamaicane.

D: Perche’ non hai avuto successo con il tuo primo gruppo, gli African Brothers?

R: Penso dipendesse dal tipo di musica che facevamo: abbiamo iniziato piu’ o meno lo stesso periodo dei Mighty Diamonds ma loro hanno avuto parecchie hit songs e non c’era spazio per altri. Le nostre canzoni non erano molto accettate perche’ erano troppo militanti, troppo roots ed in quel tempo alcuni produttori stavano spingendo musica tipo Beres Hammond, piu’ leggera e piu’ legata al soul. Le cose non andavano bene e noi non riuscivamo a vivere con la musica ed io decisi che sarebbe stato meglio provare ad andare a Studio One.

D: Avete registrato un singolo a Studio One come African Brothers…

R: Si, andammo all’audizione da Sir Coxsone. Lui passava sempre dalle nostre parti, a S-Corner in Delaney Avenue e si fermava ad un bar per qualche drink e noi gli facevamo ascoltare le nostre canzoni e lui ci diceva di passare in studio ma Tony Tuff e Derrick Howard, i miei compagni negli African Brothers non volevano andare a Studio One…

D: Perche’?

R: Perche’ Coxsone non pagava le royalties agli artisti e nessuno voleva andarci ma io volevo andarci per il prestigio della sua musica e cosi’ ci andai. In realta’ Tony Tuff canto’ solo le armonie della mia canzone e non canto’ mai una sua canzone per Coxsone.

D: Cosa ricordi di Sir Coxsone?

R: E’ stato un grande creatore di musica ed ha creato lo spazio attraverso cui ci siamo mossi tutti, sin dai tempi dello ska ed ancora prima. Dal mio punto di vista e’ stato l’uomo che ha lanciato il mio grande successo, cosi’ gli saro’ sempre riconoscente…

D: Coxsone era presente in studio quando registravi o lavoravi con altri producers suoi collaboratori?

R: Ho lavorato molto con lui in persona, lui passava ogni giorno in studio, anche il giorno di Natale. Ho fatto un paio di canzoni con altri produttori a Studio One ma il grosso del mio materiale e’ stato prodotto direttamente da lui. Studio One era come una scuola, come andare al college seguendo le lezioni di insegnanti come Jackie Mittoo, gli Heptones, Carlton & the Shoes, Freddie McGregor, Bagga, Pablo, Noel Bailey. Tutte queste persone erano i miei insegnanti da Coxsone, ed era sempre essere uniti come in un college, finche’ poi non mi sono laureato e ho formato la mia Black Roots

D: Tu hai lavorato a Studio One anche come musicista suonando la chitarra e le percussioni alle sessions: chi erano gli altri musicisti con cui lavoravi?

R: C’era Benbow Creary che suona la batteria anche adesso nella mia band. Lui era il batterista originario a Studio One ed ha suonato nei dischi di Burning Spear, nei dischi di Horace Andy e nei miei. C’era Pablove Black (tastiere), Bagga Walker (basso), Noel Bailey alla chitarra, personaggi come Jackie Mittoo. Io e Freddie McGregor cantavamo le armonie nelle altre canzoni, cosi’ come Ernest Wilson, c’erano Carlton & the Shoes. Praticamente era una famiglia.

D: E’ vero che molto prima di far parte di Studio One tu componevi le tue canzoni basandoti sui ‘riddims’ di Studio One?

R: Si, perche’ io andavo alle dancehalls da piu’ tempo dei miei amici e quando andavo ad una dancehall e tornavo a casa io potevo dirti tutte le canzoni che erano state suonate, potevo cantartele (Sugar canta ‘I shall not remove’ di Delroy Wilson). Diventai un maniaco della dancehall e tutti mi chiedevano i titoli delle canzoni che non si ricordavano. Le conoscevo tutte. Poi iniziai a provare di cantare e per un periodo ero contemporaneamente un aspirante cantante, un selecter ed un venditore di dischi: come venditore di dischi non avevo un giradischi per fare ascoltare la musica ai clienti, cosi’ io cantavo. Se qualcuno mi chiedeva ‘Com’e’ questo Dennis Brown?’, io iniziavo a cantare la canzone, cosi’ la gente poi comprava il disco. Ero un giradischi umano.

D: E Coxsone era arrabbiato del fatto che gli altri produttori riutilizzassero i suoi ritmi senza il permesso?

R: Io fui tra i primi a fargli notare quello che succedeva perche’ uno dei primi ‘furti’ fu quello di ‘Mean girl’ di Larry Marshall ripresa da Channel One per ‘I need a roof’ dei Diamonds. Io andai da Coxsone e gli dissi ‘ascolta, questo e’ ‘Mean girl’, e’ uguale…’ e lui se ne rese conto e disse ‘Cosa?’ ed io dissi ‘Hanno solo cambiato il titolo’. Lui si arrabbio’ ed inizio’ una sorta di guerra con Channel One perche’ Coxsone inizio’ a ‘rubare’ i loro ritmi piu’ popolari come per esempio ‘Woman is like a shadow’ dei Meditations e la guerra arrivo’ a livelli quasi fisici. Io vivevo nella stessa zona di Channel One ma ero un cantante di Studio One cosi’ per loro ero un nemico.

D: Quali sono, tra i produttori con cui hai lavorato, i migliori?

R: In termini di qualita’ della musica ti rispondo Germain, Gussie Clarke e King Jammys. Io sono il primo artista ad avere registrato un album per Jammys…

D: L’album e’ ‘Bittersweet’, uno dei tuoi primi…

R: Si, ed e’ il primo album che Jammys abbia mai prodotto e dopo di me sono arrivati i Black Uhuru. Sono anche uno dei primi artisti a lavorare con Germain con il mio singolo ‘Slice of the cake’. La stessa cosa per Powerhouse che ho contribuito a lanciare. Era buono lavorare con questi produttori emergenti ma nessuno di loro ti pagava le royalties ed il reale successo della tua musica. Se avessero avuto l’idea di pagarci le royalties anche noi artisti avremmo vissuto meglio. Questi personaggi non hanno mai sostenuto realmente in termini economici gli artisti che li arricchivano. Registravamo cosi’ tanta musica e non ne cavavamo nulla!!! Nemmeno un dollaro e dovevi batterti per i diritti della tua musica. A parte cio’ abbiamo passato bellissimi momenti in studio a Channel One tra grandi amici come per esempio Sly & Robbie.

D: Tu passasti alla auto-produzione con due albums eccezionali come ‘Ghetto-ology’ e ‘Black roots’ che fecero di te il cantante n.1. Puoi parlarmi di quei due albums? Hai registrato a Channel One?

R: Si, parecchie cose a Channel One ma molte delle mie tracce vocali sono state registrate da King Tubbys: in quello studio ho fatto anche ‘Bittersweet’ con Jammys. Io scambiavo le canzoni con il tempo in studio: cantavo alcune canzoni per loro ed invece di farmi pagare chiedevo in cambio il tempo da utilizzare in studio per registrare il mio materiale personale. Molte cose brutte sono successe a quei tempi…non conoscevamo il modo di gestire economicamente la musica che facevamo ed i produttori ci pagavano quello che pensavano fosse giusto ed in quel modo ci sfruttavano arricchendosi alle nostre spalle.

D: Cinque anni fa mentre ti intervistavo ti lamentavi del fatto che la dancehall music di oggi discrimina i cantanti perche’ i produttori prefesriscono i deejays: oggi abbiamo tantissimi nuovi cantanti come I Wayne, Bascom X, Chezidek o Abijah…Come vedi il futuro della musica giamaicana?

R: Ho molte cose di cui lamentarmi e spero che qualcuno accolga le mie lamentele. La musica dev’essere varia, a me piacciono molti stili. Nella notte voglio sentire musica piu’ cool mentre la mattina voglio qualcosa che sia in grado di svegliarmi. La musica e’ come una medicina: e’ meglio mangiare piu’ cibi differenti invece di mangiare sempre lo stesso cibo. Io amo cantare roots, dancehall, lovers, jazzy reggae ed ogni altra cosa. Mi piacciono le ballate, le armonie vocali che cantano Smokey Robinson, Johnny Mathis, Sam Cooke, ma quando cresci nel ghetto e vedi la sofferenza vuoi esprimerla anche attraverso musica dura e testi che esprimano quella sofferenza. Oggi la musica e’ fatta da ragazzini che sanno usare il computer e qualcuno di loro sa anche come trasmettere buone vibrazioni in musica. La maggior parte di loro non conosce la musica. Per fortuna ora molti giovani si rendono conto di cosa e’ giusto fare e c’e’ un ritorno alla vecchia musica, lo stile delle fondamenta del reggae, lo stile che non cambiera’ mai anche se le mode vanno e vengono.

D: Non hai mai lasciato il ghetto, sei stato uno dei grandi interpreti a dare voce al feeling del ghetto e non hai mai smesso di aiutare chi e’ piu’ sfortunato di te. Come e’ cambiata negli ultimi venticinque anni la vita nei ghetti giamaicani? E’ migliorata o peggiorata?

R: Io non vedo nessun miglioramento…Mi dispiace ma e’ sempre la stessa storia ed ora ci sono in giro piu’ armi di una volta e molte cattive influenze dall’America. Tutti vogliono vestire roba di marca e nel mio paese non c’e’ abbastanza fiducia nei propri mezzi e nella propria cultura. La povera gente deve dipendere dalle decisioni di altra gente in altri paesi e non c’e’ la volonta’ di costruire qualcosa con le proprie mani. Questo non e’ buono e presto potrebbe essere ancora peggio perche’ ci sono tantissime armi in mano ai giovanissimi. Se sei un turista e vieni in Giamaica avrai una buona permanenza perche’ non vedrai nulla di cio’, vedrai le belle spiaggie, gli hotels confortevoli, mangerai il cibo buono ma non andrai mai a Rema, a Concrete Jungle, ad August Town. Ci sono due facce della Giamaica: se non cerchi non potrai conoscere la vera Giamaica. Nei ghetti non c’e’ alternativa, ci vorrebbero piu’ posti dove i giovani imparano un mestiere, ma la polizia sta portando le armi nel ghetto e non c’e’ alternativa a cio’, e’ tutto un grosso caos. Pensa che a Kingston c’e’ piu’ polizia per dirigere il traffico che per confrontarsi con il vero crimine.

D: E’ stato scritto che tu hai apertamente rifiutato delle occasioni di successo e denaro per non voltare le spalle ai tuoi fratelli del ghetto, ai giovani con cui lavoravi. E’ vero?

R: E’ vero: quando iniziai con il Ghetto Youth Sound System nel 1983 (Ghetto Youth Promotion esisteva gia’ dal 1979) molta gente credeva fosse un gioco, uno scerzo e mi dicevano ‘Dovresti pensare alla tua carriera e non perdere tempo con questi giovani…’. A loro questa cosa non piaceva…

D: Questa gente non vi considerava un sound abbastanza professionale?

R: Dicevano: ‘Troppi giovani del ghetto’… Quando andavo in certi posti non volevano farmi entrare. Dicevano: ‘Tu puoi entrare ma loro devono stare fuori’, cosi’ anch’io me ne dovevo andare. Non potevo lasciare i miei amici fuori. Succedevano cose come questa.

D: Quando fondasti il sound tu eri solo il proprietario o eri anche cantante o selector?

R: Io avevo iniziato facendo il selector nel Sound Of Silence sound system. Ho iniziato quando ero piccolo e ho lavorato in molti sound prima di Ghetto Youth. Ero un ottimo selector nel ghetto di Maxwfield Park

D: Una domanda sulle sufferenze del ghetto: sappiamo che due delle piu’ tragiche figure della storia del reggae, Nitty Gritty e Tenor Saw erano tra i giovani con cui lavoravi alla Ghetto Youth Promotion…

R: Si, Nitty Gritty e Tenor Saw avevano un grande talento e mi mancano molto. Tenor Saw era un bravissimo ragazzo, molto spirituale, sempre pronto e molto volonteroso. Il problema di questi giovani e’ che crescono in modo molto travagliato, non vanno a scuola e spesso finiscono in galera. Non hanno mai avuto le cose facilmente, ma qualche volta la gente offre loro qualche opportunita’. Nei ghetti in Giamaica c’e’ una dura lotta per sopravvivere: la maggior parte dei giovani non va a scuola, non hanno la televisione, non hanno una bicicletta, non hanno scelta. Quando qualcuno riesce ad uscire dal ghetto bisogna fargli molti complimenti, perche’ nel ghetto ci sono solo armi. E’ molto facile restare intrappolati nella droga e nelle armi. Devi fare i complimenti ai giovani che rifiutano le armi. Nel mio ghetto c’erano solo armi, ma io avevo la chitarra, cosi’ gli uomini con le armi mi lasciavano in pace, dicevano: ‘Ohhh, guarda, gli piacciono le chitarre…’. In questo modo sono sopravvissuto…

D: Una domanda sul reggae inglese: tu hai avuto sempre un grande successo laggiu’…

R: Si. Quando sono andato la ho iniziato tutta la rivoluzione del Lovers Rock, perche’ un paio di persone che gia’ lo facevano c’erano, ma quando sono arrivato io in UK tutta la scena del Lovers Rock e’ diventata forte perche’ io ho fatto uscire alcuni dei pezzi migliori come ‘Good things going’ o ‘This is lovers rock’ e ho prodotto personaggi come Carroll Thompson, Winston Reedy o i Musical Youth, io e Jackie Mittoo abbiamo fatto un bel po’ di cose laggiu’. La mia etichetta Black Roots sta lavorando in UK da parecchio tempo.

D: Sei uno dei primi cantanti ad avere avuto molto successo su ritmi digitali negli anni ottanta: a quel tempo cosa pensavi dell’introduzione di quello stile?

R: Mi piacciono le cose nuove e amo la sfida. Se ripeti sempre gli stessi schemi non c’e’ gusto ne divertimento. Anche oggi sono sempre attento a cercare il meglio dai nuovi stili e vorrei sempre rinnovarmi. E’ stato molto stimolante cantare ‘Herbsman hustling’ su quel ritmo: c’erano molti cantanti ma non tanti erano in grado di cantare su quel ritmo e se ci fai caso non ne esistono molte versioni…

D: Quali cambi nell’attitudine dei produttori ha causato l’introduzione dei computers?

R: La musica e gli artisti hanno perso il rispetto. A me non piace molto ma non voglio lottare contro la musica perche’ il tempo ed i giovani stanno facendo dei cambiamenti, come ai miei tempi quando arrivammo noi con il nostro dancehall style, a molti non piaceva, cosi’ non voglio lottare contro i giovani. Io capisco, pero’ ai vecchi tempi, persino quando noi facemmo il cambiamento introducendo il dancehall style, noi suonavamo ancora Dennis Brown, suonavamo Freddie McGregor, noi suonavamo ancora Horace Andy, suonavamo ancora Alton Ellis, suonavamo ancora Ken Boothe, suonavamo ancora Burning Spear. Oggi loro stanno cambiando ed introducendo il nuovo ma non suonano piu’ Frankie Paul, non suonano piu’ Sugar Minott, non piu’ Dennis Brown ne Gregory Isaacs

D: Stai dicendo che perdono i contatti con le fondamenta del reggae?

R: Si, e questo non va bene perche’ non importa cio’ che fai ma devi avere bene in mente le fondamenta altrimenti prima o poi tutto svanisce…

D: Negli ultimi anni c’e’ molta pressione dall’estero contro quegli artisti che cantano liriche violente dirette contro i gay. Cosa ne pensi?

R: Credo che questa storia sia stata un po’ troppo esagerata. Nessuno ha realmente attaccato nessun altro con la musica in Giamaica. E’ solo una cosa per ridere, per prendere in giro: e’ come al cinema o qualsiasi comico che vedi in TV prendere in giro qualcuno. Per esempio sfottono Michael Jackson ma nessuno se la prende perche’ e’ solo per ridere. Non e’ una cosa seria perche’ nessuno e’ mai stato attaccato, nessun artista ha mai attaccato realmente gli omosessuali. Noi siamo cresciuti in Giamaica e per la nostra cultura e religione questo e’ sbagliato. Se uno arriva dall’Iran e dice ‘Questo nella nostra cultura e’ sbagliato’, nessuno ha nulla da eccepire. In Giamaica per i Rasta l’omosessualita’ e’ una cosa sbagliata ma nessuno ti uccidera’ per questo. Tu sei libero di essere cio’ che vuoi, questo e’ un mondo libero e tu puoi seguire il tuo destino. Non ho problemi su questo ma non puoi cercare di fermare la musica perche’ ci dev’essere liberta’ di espressione. Quante canzoni sono state fatte su questo argomento? Tutti le hanno ballate, anche i gay…

D: Non credi che alcune canzoni siano un po’ troppo violente?

R: Si ma nessuno le prende sul serio! Bounty Killer canta ‘Arriva il badman e la gente e’ morta…’ ma non uccide nessuno e tutti capiscono che e’ solo per ridere, e’ come un film. Se io interpreto un killer in un film, questo non significa che io divento un vero killer. Tu devi vederla in questo modo. Nessuno imita la musica nella vita reale, i cantanti che cantano contro i gay hanno amici gay ed i gay comprano perfino i loro dischi.

Pier Tosi

Profilo biografico Sugar Minott

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