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Mojo Morgan – Million Check (Wyclef Jean remix featuring Stephen & Damian Marley)

October 28, 2010

In questo periodo di pausa in casa Morgan Heritage dedicato ai vari progetti solisti gli unici due membri del super-gruppo che si sono fatti sentire sono Gramps e Mojo. Quest’ultimo ha fatto uscire in digitale una mini-raccolta nell’attesa della pubblicazione del vero e proprio CD che dovrebbe chiamarsi ‘Next generation’ ed in seguito sempre su Itunes da un orecchiabile singolo digitale dal sapore hip hop intitolato ‘Million check’.

Il brano ha un potenziale notevole ed è quindi seguito da un formidabile remix dell’ex-Fugee Wyclef Jean con la presenza dei fratelli Damian e Stephen Marley: il destreggiarsi con soul e hip hop è sempre stato una caratteristica dei Morgan Heritage e questa ‘Million check’ ha tutti i numeri per diventare un buon hit a livello planetario anche grazie al flow sempre all’altezza di Damian. Ce lo ascoltiamo nell’attesa che la famiglia reale del reggae si rimetta al lavoro per continuare la sua straordinaria avventura creativa.

Duane Stephenson – Black Gold (VP)

October 28, 2010

Incominciamo col dire che questa recensione è una vera e propria serissima richiesta di attenzione alla musica di un grande talento e che ‘Black gold’ è un disco che definiremmo magnifico senza timore di esagerazione. Duane Stephenson si è messo in luce come autore scrivendo ottimo materiale in passato per Jah Cure, Luciano e Morgan Heritage ed ottenendo un grande successo nel 2007 con il suo primo CD ‘August Town’ prodotto dal suo mentore e direttore musicale Dean Fraser.

Duane ha una magnifica voce perfetta per le sue modalità  espressive che lo vedono molto a suo agio in brani soul-reggae ed in delicate ballate: la cosa più importante è comunque il suo talento poetico e la grande responsabilità  che questo giovane autore ha verso gli argomenti che tratta, la necessità  di andare dritto al punto quando si parla di gente che soffre, che viene abusata e si vede privata dei propri diritti elementari e di farlo mantenendo un livello poetico alto.

In questo senso in ‘Black gold’ Duane mostra se possibile una maturazione rispetto ad ‘August Town’: la grintosa apertura di ‘Nah play’ parla in prima persona della drammatica situazione dei ghetti giamaicani portata da fatti tragici recentemente alla ribalta internazionale. Altri momenti memorabili sono la ballata ‘Truth is’ con il contraltare del timbro grave del poeta Mutabaruka, lo slancio lirico di ‘Sufferer’s heights’, l’accorata accusa al primo mondo di aver venduto l’anima in nome dell’oro nero di ‘Black gold’ e l’incisività  roots di ‘Cycle goes on’.

La supervisione di Dean Fraser come al solito da un grande spessore agli arrangiamenti ed un grande equilibrio tra qualità  ed immediatezza del messaggio. Due amici con simile attitudine si uniscono a Duane in due grandi canzoni d’amore e di speranza: Gramps Morgan da manforte al menestrello di August Town in ‘Rescue me’ e la gioiosa ‘As soon as we rise’ vede l’ottimo apporto di Ras Shiloh nonchà© la produzione di Kemar Flava McGregor. Le uniche due cover riflettono il gusto di Duane: l’eccellente ripresa di ‘Stay at home’ di Dennis Brown esalta le sue doti di interprete al fianco di una bella prova deejay style di Queen Ifrica mentre ‘Members only’, resa famosa in passato da Bobby Bland è l’ennesima conferma di quanto possa essere irresistibile il connubio tra reggae e soul. ‘Black gold’ è un capolavoro e siamo convinti che la Giamaica abbia trovato in Duane Stephenson un grande poeta.

Pier Tosi

Gregory Isaacs 12

October 27, 2010

Night Nurse (Island)

Mister Cop (Micron)

Love Is Overdue (GG Records)

Rumours (Music Works)

Babylon Too Rough (Joe Gibbs)

The Border (GG Records)

Top Ten (African Museum)

Mister Brown (African Museum)

Mister Know It All (Up Front)

Soon Forward (Taxi)

Slave Master (African Museum)

GP (Full House)

Alborosie – Dub Clash (Shengen)

October 27, 2010

Una delle caratteristiche più avvincenti della creazione di Alborosie è l’attaccamento alle radici del reggae in un periodo in cui molta della musica che viene prodotta in Giamaica tende un po’ invece a rinnegarle. Ora il grande artista italiano ribadisce questa sua attitudine rispolverando l’usanza che si è un po’ perduta di lavorare di mixer ed effetti vari e far volare alta la musica sulle ali del dub, il più esoterico e forse dimenticato genere della musica reggae.

Qualche tempo fa Albo ci confessò che stava comprando in Giamaica varie antiquate attrezzature analogiche di studio salvandole dalla distruzione con l’intento di preservare la fragranza dei vecchi dischi prodotti sull’isola nell’epoca d’oro del reggae: dalle esaurienti note di copertina si evince che molte di quelle macchine lo hanno aiutato a forgiare i suoni contenenti in questo CD. I poderosi e robotici ritmi della maggior parte dei cuts di ‘Dub clash’ hanno la dilatazione e la spazialità  della dub music che usciva dal piccolo studio di King Tubby nei primi anni ottanta direttamente dalle mani del maestro o da quelle di apprendisti di talento come per esempio il giovane Scientist. Alla memoria del geniale Tubby è dedicato da Alborosie l’intero lavoro e riteniamo assolutamente fantastica la sua definizione che compara il vero dub alla manciata di parmigiano che non dovrebbe mai mancare su un gran piatto di pasta fumante.

I primi bocconi di questo sostanzioso pranzo a base di dub quindi vanno a pescare dal catalogo Studio One con uno sferzante cut dell’Hi Fashion riddim (Albo lo cita spesso anche dal vivo) e a Brentford Road torniamo anche per un suggestivo cut di ‘Queen of the minstrel’ in chiave ‘steppers’ e ‘Send dem come’ che va a riprendere un altro ritmo classico come il Full Up. Solo alcuni brani sono riedizioni delle sue note tunes e in ogni modo si discostano dagli originali ricevendo dalle mani del dubmaster una loro dignità  specifica: ‘Dubbing Kingston’ riecheggia quindi il Ken Boothe di ‘When I fall in love’ e le spazzolate di eco ed i voli radenti del delay cambiano volto ai dub cuts di ‘No cocaine’, ‘Can’t stand it’, ‘Global war’ e ‘Real story’.

Anche Augustus Pablo viene onorato dal suono di melodica aleggiante in ‘Augustus legacy’ e un altro appuntamento con i classici è il bel dub cut di ‘Baltimore’ dei Tamlins nella versione 2009 a cui Alborosie partecipa come co-vocalist e produttore. Albo ci mostra con successo in questo ‘Dub clash’ un’altra faccia del suo talento: la speranza è che questa musica che di solito è apprezzata da una sparuta minoranza di buongustai faccia breccia nel cuore dei tantissimi fans che il giamaicano di Sicilia ha in Italia ed in tutto il mondo ridando quindi visibilità  ad una gloriosa tradizione.

Pier Tosi

Gregory Isaacs (15 luglio 1951 – 25 ottobre 2010)

October 26, 2010

Oltre che uno dei maggiori testimoni di un’era straordinaria della musica giamaicana Gregory Isaacs ne è stato uno dei maggiori interpreti con l’impressionante numero di circa cinquecento albums registrati in una carriera che ha superato i quarant’anni di attività . La sua voce carezzevole ed unica ha espresso come meglio non si potrebbe le gioie ma soprattutto le sofferenze amorose e ha spesso incarnato la vita dei ‘sufferers’ in tante canzoni sulla dura realtà  dei ghetti giamaicani: come tanti altri artisti Gregory è stato la quintessenza di una sublime arte che nascendo in un contesto degradato ha raggiunto livelli di maturità  e classe quasi sorprendenti.

E’ nato il 15 luglio 1951 a Fletcher’s Land, uno dei ghetti più malfamati di Kingston: suo padre ha abbandonato ben presto lui e suo fratello Sylvester per emigrare negli USA e la sua infanzia è trascorsa nelle strade di Denham Town cresciuto come tanti altri ragazzi dalla sola madre. Il piccolo Gregory si appassiona ben presto alla musica ed inizia con il fratello a partecipare a piccoli contests canori. A quel tempo i suoi riferimenti sono Sam Cooke ed Otis Redding nel panorama della soul music, Alton Ellis ed i Melodians tra gli artisti reggae ma anche la voce di sua madre che canta mentre svolge i lavori domestici.

A soli diciassette anni registra e produce insieme al suo amico Winston Sinclair il suo primo disco ‘Another heartache’ ma questo primo sforzo sparisce rapidamente senza lasciare traccia. Il suo brano successivo ‘On the dancing floor’ viene prodotto da Prince Buster su raccomandazione del noto gangster Lester Lloyd Coke AKA Jim Brown (padre di Christopher ‘Dudus’ Coke): un’altra testimonianza delle radici di Gregory nelle attività  del ghetto che travalicano quasi sempre la legalità  è il fatto che in questo periodo il giovane vende ganja alle dipendenze di Toddy Livingston, il padre di Bunny Wailer noto per le sue attività  criminali. Sempre intorno al 1969 forma con altri due aspiranti cantanti il trio The Concords e registra una decina scarsa di tracce con il produttore Rupie Edwards tra cui ‘Don’t let me suffer’ ottiene un buon successo.

La sua relativamente lenta ‘gavetta’ e la maturazione del suo stile passano attraverso decine e decine di tracce registrate come solista per diversi produttori: Rupie Edwards è uno di quelli che crede di più in Gregory che ottiene buon successo con questo producer attraverso tunes come ‘Too late’ e ‘Lonely man’. Grazie al fatto che brucia le tappe con grande velocità  nel 1970 fonda inizialmente insieme ad Errrol Dunkley l’etichetta African Museum creando la sigla che per tanti anni sarà  in Giamaica sinonimo del suo lavoro nonchà© in seguito il nome del suo apprezzato negozio di dischi situato a Kingston in Chancery Lane molto vicino ad altri storici negozi come Techniques, Rockers o Prince Buster’s Shack.

La label ha subito un grande successo con la versione di ‘Movie star’ di Dunkley e con ‘My only lover’ di Gregory appena prima della dipartita di Errol dalla società . Altri due tra i primi consistenti hits del ‘Cool Ruler’ sono ‘All I have is love’ prodotto da Phil Pratt nel 1973 e la magnifica ‘Love is overdue’ prodotta da Alvin GG Ranglin nel 1974. Ranglin è uno dei produttori per cui in questo periodo Isaacs registra le cose migliori: il suo album di debutto ‘In person’ del 1975 è interamente prodotto da questo ottimo e relativamente sconosciuto produttore.

Intanto titoli come ‘Loneliness’, ‘Lonely lover’ e ‘Lonely days’ iniziano a delineare la leggenda dell’amante solo e non corrisposto che canta le sue sofferenze e che Gregory incarna magistralmente lungo il corso di tutta la sua carriera diventando anche una sorta di ‘sex symbol’ in Giamaica per il pubblico femminile che nei momenti di maggior successo non risparmierà  clamorosi atti collettivi di adorazione durante i concerti. L’altro versante delle canzoni di denuncia si manifesta invece con antemici brani come ‘Mr. Cop’ (prodotta da Lee Perry: Gregory è anche tra i backing vocalists dei Congos nel loro album capolavoro prodotto da Scratch), ‘Universal tribulation’ o ‘Black a kill black’: gli argomenti di questi brani riguardano la brutalità  e la corruzione della polizia e la violenza fratricida nei ghetti.

L’eccezionale album ‘Mr. Isaacs’ del 1977 prodotto da Gregory in congiunzione con Ossie Hibbert apre un grande periodo, forse il migliore per questo artista. Il contratto con la Virgin realizza a livello internazionale altri due lavori cruciali e cioè ‘Cool ruler’ nel 1978 e ‘Soon forward’ nel 1979, dischi che non dovrebbero mancare in una collezione di musica reggae degna di portare questo nome. Gregory domina le charts giamaicane con sette brani sui primi dieci ed appare come attore nel film ‘Rockers’ incarnando la figura del ‘rude boy’ del ghetto e lasciando uno dei suoi ritratti filmati più espliciti ed indimenticabili. Sempre in questo periodo sembra che Gregory si diverta a terrorizzare con pistole o coltelli i giornalisti europei ed americani che si precipitano in Giamaica sull’onda del boom mondiale del reggae per intervistare gli artisti più significativi.

Lo studio Channel One in Maxfield Avenue è quasi sempre il luogo dove nasce la sua musica con l’ausilio della home band The Revolutionaries con Sly & Robbie a formare la base ritmica: i brani lovers più delicati come ‘Let’s dance’, ‘Cool ruler’ o ‘Raving tonight’ vedono gli arrangiamenti essenziali lasciare spazio alla sua straordinaria voce mentre altri brani più roots come ‘Mr. Know it all’ vedono Gregory destreggiarsi in modo deciso su ritmi steppers. Con GG Ranglin mette a segno torridi discomixes come ‘Number one’ con la coda deejay style di Trinity, ‘The Border’ e ‘Tumbling tears’ con simili contributi rispettivamente di U Brown e Barnabas.

Lasciata la Virgin resta in una grossa casa discografica realizzando sulla Pre, sussidiaria della Charisma i due notevoli albums ‘Lonely lover’ e ‘More Gregory’, quest’ultimo illuminato dal mega-hit del 1982 ‘Top ten’. Tra i due albums esce un clamoroso lavoro prodotto da Sly & Robbie sulla loro Taxi intitolato ‘Showcase’. Nei due albums Pre Gregory ha utilizzato la giovane Roots Radics Band, il gruppo che più di ogni altro sta contribuendo a cambiare sensibilmente la musica giamaicana in questo periodo: sempre con la Roots Radics e con l’apporto del tastierista africano Wally Badarou questo straordinario artista registra nel 1982 ‘Night nurse’, album che rappresenta uno dei suoi vertici di successo commerciale ed è intitolato da una delle tracce che resterà  più eternamente legata alla sua memoria e che incarna maggiormente il suo ruolo di sex symbol.

‘Night nurse’ è pubblicato dalla Island di Chris Blackwell così come il successivo ‘Out deh’ il cui titolo si riferisce alla scarcerazione di Gregory dopo un periodo di detenzione dovuto al possesso illegale di armi ed all’inizio dei problemi di droghe pesanti che costelleranno la sua carriera da questo periodo in poi. Chi ha assistito ad una session di registrazione di Gregory è stupito dalla facilità  con cui compone grandi canzoni spesso senza scrivere nulla ma cantando le liriche di getto sulle basi ritmiche che ha a disposizione: questa attitudine, unita al bisogno costante di denaro fa si che il cantante registri una quantità  incredibile di musica per un altissimo numero di produttori molto spesso mantenendo buoni standards qualitativi ma a volte realizzando materiale discutibile o addirittura scadente.

Sempre alla sua grande prolificità  è dovuto anche il copioso lavoro di reinterpretazione di brani altrui che lo vede passare con disinvoltura dai classici motown a classici giamaicani come per esempio Slim Smith o Alton Ellis o addirittura a Bob Dylan ed a classici pop di ogni genere. ‘Private beach party’ del 1985 è il primo lavoro di Gregory in collaborazione con Gussie Clarke, uno dei produttori che si sta affermando con un nuovo suono: per Gussie ‘The cool ruler’ registra vari duetti con l’amico di sempre Dennis Brown tra cui ricordiamo ‘Let off supm’.

In questo periodo di dancehall music anche Tad Hawkins e Prince Jammy sono tra i produttori con cui realizza le cose migliori: per Jammy ricordiamo l’ottimo album ‘Come along’ del 1988. Sempre nel 1988 ‘Rumours’, contenuto nell’album ‘Red roses for Gregory’ è forse l’ultimo significativo hit di Gregory realizzato su una potentissima base digitale firmata da Gussie Clarke ai suoi studi Music Works: il disco d’oro vinto da ‘Rumours’ campeggia ancora oggi sulla parete dietro la scrivania di Gussie nel suo ufficio agli Anchor Studios, gli studi di sua proprietà  a Kingston. Nel 1989 collabora con King Tubby appena prima della sua tragica uccisione nel superbo ‘Warning’ la cui inquietante copertina mostra un bilancino con polvere bianca sui piatti e varie piste di cocaina su un tavolo.

‘Mind you dis’ dell’anno seguente è una sorta di sequel del medesimo stile ma con meno successo. E’ abbastanza duro cercare di elencare le decine e decine di progetti in cui Gregory è coinvolto e per i quali spesso lavora serialmente con risultati discutibili: la dipendenza dalla cocaina e gli abusi provocano la caduta di alcuni denti pregiudicando anche le sue capacità  vocali che però di tanto in tanto danno vita ancora a guizzi di classe pura realizzati negli anni novanta per produttori come Xterminator, Bobby Digital o Mafia & Fluxi. Nonostante lo status di leggenda vivente spesso trascura le esibizioni dal vivo fornendo prove non molto all’altezza o della sua fama o addirittura cancellando concerti importanti all’ultimo momento. In ‘Private lesson’ del 1997 revitalizza alcuni dei suoi vecchi successi tra cui la bellissima ‘Slave master’ sulla prestigiosa etichetta inglese Acid Jazz. Lo scorso anno il suo CD ‘Brand new me’ pubblicato dalla Tads ha ottenuto la nomination ai Grammy Awards. Da segnalare infine che il cineasta francese Jerome Laperrousaz lo ha filmato in alcune belle performances in studio nel suo film ‘Made in Jamaica’ del 2007.

Pier Tosi

Discografia selezionata (albums):

In Person (GG/Trojan 1975)
Extra Classic (Micron 1976)
All I Have is Love (Trojan 1976)
Cool Ruler (Virgin 1978)
Mr. Isaacs (Micron 1978)
Soon forward (Virgin 1979)
Showcase (Taxi 1980)
The Lonely Lover (Pre 1980)
More Gregory (Pre 1981)
Night Nurse (Island 1982)
Out deh (Island 1983)
Private beach Party (Greensleeves 1985)
Warning (Serious Business 1989)
All I have Is Love Love Love (Tad’s 1986)
Red Roses For Gregory (Greensleeves 1988)
Come Along (Jammys 1988)
I.O.U. (RAS 1989)
Private Lesson (Acid Jazz 1996)
Masterclass (Greensleeves 2004)
Substance Free (Vizion 2005)
Brand New Me (Tad’s 2008)

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