Tour australiano per Sud Sound System!
November 30, 2010

(Terron Fabio sul palco del Sunsplash 2010: foto Elia Falaschi)
Inizia domani mercoledì 1 dicembre un tour di tre date in Australia per i salentini Sud Sound System promosso da Puglia Sounds, un ottimo programma per il sostegno e lo sviluppo della produzione musicale della regione Puglia. Le tre date in programma si svolgeranno mercoledì 1 dicembre a Sydney, venerdì 3 dicembre a Melbourne e sabato 4 dicembre a Byron Bay. Read more
Sonia Pottinger (1931 – 2010)
November 12, 2010
Scomparsa lo scorso 5 novembre Sonia Pottinger è stata una delle signore del reggae, la prima donna ad essere entrata nella giovanissima industria discografica giamaicana come produttrice a metà degli anni sessanta e, se escludiamo alcune autoproduzioni di artiste come Judy Mowatt e Rita Marley l’unica donna produttrice in un mondo dal punto di vista imprenditoriale dominato dagli uomini.
Sposata al produttore Lyndon Pottinger è stata inizialmente coinvolta negli affari del marito ma si è messa in proprio intorno al 1963 ottenendo il primo grande successo nel 1966 con ‘Every Night’ di Joe White & Chuck registrata ai Federal Studios con la band del trombettista Baba Brooks. Le sue etichette decollano letteralmente nel periodo del rock steady con hits come ‘Pata pata rocksteady’ di Patsy e Count Ossie, ‘The whip’ degli Ethiopians, ‘Swing & dime’ dei Melodians, ‘Put on your best dress’ di Monty Morris e svariati altri.
Anche nella svolta verso l’early reggae la sua label Gayfeet continua ad eccellere affiancata anche dall’altro marchio High Note: tra i brani più significativi di questo periodo ricordiamo ‘Say you’ di Ken Boothe, ‘That’s life’ di Delano Stewart, ‘ABC rocksteady’ dei Gaylads, ‘Doctor No Go’ degli Hippy Boys e ‘I shall sing’ di Judy Mowatt.
Dopo un piccolo rallentamento nell’attività alla morte di Duke Reid nel 1974 Sonia rileva il prestigioso catalogo Treasure Isle e l’uso dello studio di Bond Street dove erano stati registrati tanti leggendari brani rock steady. Allo studio lavora un nipote di Reid: stiamo parlando di Errol Brown che sarà il brillante engineer e supervisore delle sessions High Note per tutti gli anni settanta prima di diventare uno degli engineers residenti degli studi Tuff Gong legati alla famiglia Marley. Sonia ripropone la musica Treasure Isle attraverso i due volumi della serie ‘Hottest hits’ e mentre impazzisce la febbre del dub fa rimixare al talentuoso Errol i ritmi storici di Duke Reid nei due ormai classici volumi della serie ‘Treasure Isle in dub’.
Alla fine degli anni settanta la High Note centra vari grandi successi in chiave roots: insoddisfatti dei rapporti di lavoro con Joe Gibbs i Culture di Joseph Hill registrano nel 1977 per Sonia i singoli ‘Trod on’, ‘Stop the fussing & fighting’ e ‘Work on natty’ iniziando una fruttosa collaborazione che darà alla luce i tre cruciali albums ‘Harder than the rest’, ‘International herb’ e ‘Cumbolo’, distribuiti in tutto il mondo dalla Virgin.
Anche Marcia Griffiths rivitalizza la sua carriera con il grande singolo ‘Stepping out of Babylon’ e i due magnifici albums ‘Steppin’ e ‘Naturally’ in cui rivisita in chiave rockers alcuni suoi passati successi a Studio One o altri classici come ‘Dreamland’ di Bunny Wailers e soprattutto ‘Hurting inside’ di Bob Marley. In questa fase in cui Sonia si avvale dei servigi dei Revolutionaries, Sonia registra ottimo materiale con varie cantanti donne come Judy Mowatt, Sonia Spence ed un buon numero di artiste rimaste piuttosto sconosciute: questa valorizzazione di voci femminili è testimoniata dalla bellissima raccolta ‘Reggae songbirds’ pubblicata dalla statunitense Heartbeat. Dopo aver prodotto in era dancehall ‘Rat in the Centre’ di Archie & Lynn Sonia si è ritirata dal business nel 1985 anche se negli anni seguenti i suoi cavalli di battaglia del passato sono stati ripubblicati su licenza da altre labels.
Nonostante fosse perloppiù una abile donna di affari e non avesse abilità di compositrice di tanto in tanto Sonia prestava la sua voce come backing vocalist in alcune sessions, soprattutto quelle con Marcia Griffiths. Nonostante gli aspetti prettamente musicali fossero in mano ad altre persone, Errol Brown su tutti, lei è stata comunque responsabile della linea musicale della sua etichetta e dell’alto livello delle produzioni High Note.
Pier Tosi
Buju Banton – Before The Dawn (Gargamel)
November 11, 2010
L’uscita di ‘Rasta got soul’ era stata annunciata come un ritorno di Buju al roots & culture e la discussione dopo il suo ascolto verteva su quanta della forza espressiva di un tempo di questo controverso artista fosse rimasta nelle sue ultime prove. Dopo il suo arresto da parte della polizia nel dicembre del 2009 quest’anno Buju ha affollato le cronache e le discussioni ovviamente in uno scenario completamente differente: c’è chi si è indignato del coinvolgimento di un Rasta nel traffico di droghe pesanti e chi ha gridato alla congiura mentre nel processo l’evidenza suffragata dalle prove video sembra ora vacillare e in Giamaica il suo pubblico e molti suoi amici musicisti supportano la sua presunta innocenza.
In questo contesto quindi ‘Before the dawn’ non è il disco che Buju avrebbe fatto in condizioni normali ma una collezione di brani rimasti fuori da ‘Rasta got soul’ messa insieme per cercare di raccogliere fondi per le spese processuali e ovviamente per tenere vivo il nome di Buju al di fuori delle tristi cronache giudiziarie. Dalle informazioni in nostro possesso le dieci canzoni di ‘Before the dawn’ sono state registrate a Kingston molto prima dell’arresto ed è una quasi incredibile coincidenza che il brano di traino del CD si intitoli ‘Innocent’: questo bel brano roots parla in senso generico di innocenza di fronte a Jah e di varie privazioni psichiche e fisiche tra cui la prigionia probabilmente nel senso dell’esperienza della diaspora africana, ma dopo i recenti fatti le parole di Buju suonano ovviamente in modo speciale.
A partire dall’iniziale ‘Rasta can’t go’ l’impianto del disco è simile a quello di ‘Rasta got soul’ con nessuna traccia di dancehall e la maggioranza di brani roots arrangiati in modo classico con tanto di sezione fiati. Belle tracce ‘conscious’ come ‘Bondage’ (ancora sulla schiavitù) e ‘Struggle together’ avrebbero ben figurato nella scaletta di ‘Rasta got soul’, ‘Battered & bruised’ vede Buju cantare dritto dal cuore su una melodia presa da ‘Jump Nyabinghi’ di Bob Marley e anche la lenta ‘Life’ riesce a catturarci con l’andamento vocale ricco di gospel nella voce di uno dei vocalists più suggestivi ed eclettici che la Giamaica ci abbia mai dato.
Purtroppo tra le dieci tracce abbiamo alcune ballate e tentativi verso il rock che abbassano un po’ la media che comunque resta comprensibilmente lontana dai vertici di questo artista. Il giudizio su questo disco è meno importante della vicenda deicata che Buju sta vivendo: ci auguriamo che alla fine la verità e la giustizia prevalgano e che questo artista abbia l’opportunità di superare queste pesanti prove e tornare a fare musica ed incontrare il suo pubblico con serenità .
Pier Tosi
Buju Banton libero su cauzione in attesa del nuovo processo
November 11, 2010
(Buju Banton al Sunsplash 2009: foto Elia Falaschi)
Il tribunale per l’immigrazione ha deciso ieri il rilascio su cauzione di Buju Banton in attesa dell’inizio del nuovo processo nel febbraio del prossimo anno. La garanzia economica affinchè ciò fosse possibile è stata data da Stephen Marley che ha fornito una sua abitazione nella contea di Miami del valore approssimativo di 350 mila dollari. In questa sua libertà su cauzione Buju sarà localizzabile da un dispositivo elettronico che porta indosso, dovrà comunque risiedere nelle vicinanze di Tampa dove era recluso e potrà lasciare la sua abitazione temporanea solo per recarsi dal suo medico o dal suo avvocato. Read more
Aswad e Misty In Roots insieme a Padova sabato 13 novembre!
November 11, 2010
Due leggendari gruppi della scena roots inglese degli anni settanta insieme sullo stesso palco: ecco quello che accadrà al Teatro Geox di Padova sabato 13 novembre con Aswad e Misty In Roots accompagnati dal cantante bianco Jamie Irie. Stiamo parlando di due grandi gruppi partiti da simili presupposti di militanza musicale e sociale che gli sviluppi della carriera hanno portato in posizioni quasi antitetiche. Read more








