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Train To Roots & Mellow Mood: Roots Unity Tour 2011

March 23, 2011

(Train To Roots e Mellow Mood sul palco dell’Estragon di Bologna – foto Michele Lapini)

Nel puro spirito di collaborazione ed amicizia che regna nella scena delle bands e produttori reggae italiani, due dei gruppi che si sono messi più in luce negli ultimi anni nel nostro paese con la loro idea di roots music uniscono le forze e partono per un tour italiano con l’intento di celebrare Bob Marley nel trentesimo anniversario del suo ritorno a Zion. Questi sono i presupposti del Roots Unity Tour, lo spettacolo con Train To Roots e Mellow Mood che nelle sue prime date ha raccolto un buon numero di spettatori e ha di fronte ancora svariate date primaverili.

Il programma della serata è piuttosto semplice: dapprima i Train e i Mellow si avvicendano sul palco suonando i loro brani per due set piuttosto corposi anche se logicamente di durata inferiore ai loro concerti in solitaria mentre la parte finale vede i due gruppi insieme sul palco dare vita ad una lunga session dedicata alle canzoni del maggior artista reggae della storia. In condizioni ottimali quindi parliamo di uno show che supera tranquillamente le due ore e mezza ed ha un elevato tasso energetico. Chi vi scrive ha presenziato le due date dell’Estragon di Bologna e del Vibra di Modena con il set di apertura ad appannaggio dei giovani friulani Mellow Mood: l’attività  live quasi frenetica a supporto del loro CD ‘Move!’ e le varie esperienze recenti hanno permesso a questo gruppo di trovare ancora più affiatamento e di mettere a punto uno spettacolo tiratissimo, senza cali energetici e con i brani che si succedono veloci.

Il loro stile è un condensato di roots classico e new roots con qualche puntata nella dancehall grazie all’irruenza vocale dei ‘gemelli terribili’ Jacob e L.O. La forza delle loro voci è sostenuta da una agile e potente sezione ritmica e da una sezione fiati che dal punto di vista sonoro fa veramente la differenza. Oltre ai brani di ‘Move!’ in cui spicca una versione ricca di pathos di ‘Only you’ arricchita da un’intro lenta nel loro set ci sono svariati nuovi brani come per esempio ‘More than I can say’ o ‘Well well well’ che promettono un secondo CD in arrivo all’altezza con i progressi della band.

Queste considerazioni sono più frutto del concerto modenese visti i problemi di salute che affliggevano Jacob a Bologna e che non gli hanno permesso di esibirsi al meglio. Anche per i sassaresi Train To Roots ci sono molte novità  soprattutto in ambito stilistico: l’ingresso di Rootsman I ad affiancare alle voci Paolino e Bujumannu ha garantito un prezioso apporto in fase compositiva e tanta grinta in più sotto il profilo vocale. Con tre vocalists il loro suono lento e meditativo dei primi tempi si fa decisamente più vivace e più ricco di colore senza comunque snaturare l’anima roots del gruppo. Pur contenendo energiche versioni dei vecchi brani il set dei Train ridotto ad un’ora scarsa fa sfoggio dei tanti brani previsti nell’imminente nuovo CD: il fatto che alcuni siano stati anticipati via internet provoca già  entusiastiche reazioni da parte del pubblico.

Il gioioso rocksteady di ‘Il più bel sogno’ e i ritmi scattanti di ‘Smoke weeda’ e ‘Shame’ sono tra i momenti più trascinanti del loro spettacolo con una vera e propria esplosione di energia proprio per quest’ultima traccia. Il colpo d’occhio degli otto Train To Roots vestiti di bianco che si muovono all’unisono sul palco seguiti da tutto il pubblico è decisamente entusiasmante.

La festa continua nel super-finale con i sardi che restano ai loro posti sul palco raggiunti dai Mellow Mood per suonare e cantare i classici di Marley con passione e rispetto: ‘Waiting in vain’ esalta subito il pubblico con Paolino a cantare la parte del re del reggae e Jacob, L.O. e Rootsman I a lanciare rime inna deejay style nel finale conferendo a questo classico un tocco originale. Oltre a superbe versioni di ‘Could you be loved’, ‘Jamming’, ‘Iron lion Zion’ e ‘One love’ un altro dei grandi momenti della serata è lo ska di ‘Simmer down’ con tutti a ballare e saltare sul palco fomentati dalla soddisfazione del pubblico delle prime file. Questo Roots Unity Tour è sicuramente uno degli eventi più riusciti del reggae italiano degli ultimi mesi: sicuramente sarà  seguito da altre collaborazioni interessanti in un ambito dove il grande talento non manca.

Pier Tosi

(si ringraziano gli staff di Vibra e Estragon, Michele Lapini e Gerardo Mr. Skin)

DotVibes – Inside This Bubble (DV/Venus)

March 22, 2011

Eccoci alle prese con un altro ottimo disco proveniente dalla scena italiana: i piemontesi DotVibes si sono formati nel 2005, nel 2008 hanno vinto l’Italian Reggae Contest del Rototom Sunsplash e dopo un primo EP arrivano ora alla prova decisiva del primo lavoro di lunga durata mostrando notevole maturità  e carattere.

‘Inside this bubble’ risuona di vibrazioni roots molto compatte con grooves efficaci e contagiosi ed il piacevole tratto distintivo dell’intrecciarsi (o alternarsi) delle belle voci di Estel Luz e Teo. Nella ‘bolla’ dei DotVibes c’è spazio per una buona dose di eclettismo che stimola l’ascoltatore senza disorientarlo: se ‘Who thinks’ apre il disco con un efficace ritmo ‘one drop’ accarezzato dalla voce di Estel, ‘Shout out loud’ saltella su uno skank che ci ricorda Steel Pulse ed in generale l’epoca d’oro dell’UK sound, la magnifica cover di ‘Ex factor’ di Lauryn Hill fa battere il piedino a ritmo di rocksteady anche grazie al morbido piano di Peter Truffa (Bluebeaters) e ‘You don’t know’ e ‘Neva describe’ si sintonizzano alla grande sulle frequenze ‘lovers style’.

Questa alternanza di stili è proposta comunque in un quadro generale di grande omogeneità  frutto di un’alchimia sonora molto originale. Jacob di Mellow Mood è ospite di ‘Pure’ con un attacco vocale alla dinamite, il contributo ‘rootsman style’ di Bunna in ‘I gotta try’ è meno energico ma comunque funziona alla perfezione riecheggiando alla lontata Bob Marley.

La produzione è affidata all’infaticabile Paolo Baldini (c’è bisogno di dire che ha fondato BR Stylers e fornisce il basso e molto altro ad Africa Unite?) che rispetta l’identità  DotVibes creando un suono ricco ed a tratti tagliente con qua e la notevoli preziosismi sonici. Se nella seconda parte in tracce come ‘How many times’, ‘Would you’ e nella conclusiva ‘Life is one’ le ritmiche e soprattutto i flows vocali ci ricordano i BR Stylers non è certo per l’effetto del tocco di Baldini ma probabilmente per la più o meno conscia influenza del grande gruppo friulano. Concludiamo citando tra le tracce non ancora nominate la frizzante ‘I’ve got to know’ e l’ottimo lavoro su quasi tutto il disco della tromba aggiuntiva di Stefano Colosimo (Africa Unite) che risulta l’ennesimo ingrediente essenziale di una ricetta sonora particolarmente riuscita.

Pier Tosi

Tommaso D’Elia/Silvia Bonanni – Exodus Finding Shelter (Asociacià³n Cultural Exodus/Paneikon)

March 15, 2011

Scrivere di progetti di cui conosci bene i presupposti, le persone che ci lavorano e a cui hai parzialmente partecipato potrebbe sembrare una mancanza di imparzialità  ma bisogna dire che nel parlare di ‘Exodus finding shelter’ e quindi di riflesso della triste vicenda che ha fatto si che il Rototom Sunsplash lasciasse il paese dove era cresciuto attraverso sedici edizioni l’imparzialità  non è proprio l’approccio giusto. Come anche di fronte a tante altre vicende che riguardano i riflessi della politica nella società  in Italia o le cose ti stanno bene e quindi fai parte di quella minoranza di eletti i cui interessi vengono ad arte confusi con il bene comune oppure non ci stai, cerchi di capire come si sia arrivati a questo punto e ti unisci alla grande schiera degli indignati cercando dei modi per far sentire la tua voce.

Tommaso D’Elia e Silvia Bonanni conoscono molto bene il festival per averlo raccontato per immagini in svariate occasioni e non si lasciano sfuggire l’occasione di immortalarne con passione un passaggio così importante. Mentre un esodo in realtà  ha un’unica direttrice questo documentario si snoda su di una mappa che non presenta solo un punto di partenza e di arrivo ma altri luoghi importanti: in primo luogo c’è il Friuli, il magnifico parco di Osoppo tristemente vuoto all’interno di cui si aggira un abbastanza sconsolato Filippo Giunta, presidente dell’associazione che organizza il Sunsplash, che parla del suo dolore rispetto alla vicenda.

La bellezza di questo posto che tante migliaia di persone hanno nel cuore e che ha scritto pagine importanti non solo di musica ma di convivenza in armonia accentua decisamente il senso di vuoto. Luigino Bottoni, sindaco di Osoppo, non proprio un esponente quindi di una minoranza di estremisti, ribadisce che il cercare di opporsi alle forze che hanno allontanato il festival è stato semplicemente agire secondo i bisogni ed i sentimenti della comunità  che lo ha eletto e per cui queste due settimane erano un’importante opportunità  economica e di valorizzazione del territorio. Anche il sindaco di Udine Furio Honsell sottolinea l’importanza dei valori legati al festival mentre il musicista friulano Teho Teardo si stupisce della mancanza di calcolo economico di chi ha ignorato i benefici portati dal festival nel territorio in un momento di grande crisi economica.

Ovviamente uno dei luoghi sulla mappa è la destinazione dell’esodo e quindi Benicassim, il paese della costa mediterranea spagnola che ha accolto il festival ed oltre alle immagini dei suoni e dei colori dell’edizione 2011 straordinariamente simili a quelli delle passate edizioni nonostante il cambiamento di scenario abbiamo il sindaco Francesc Colomer che riconosce il grande valore sociale e culturale del festival e dichiara la sua città  totalmente ricettiva all’accoglienza nei prossimi anni. Attraverso la mappa le telecamere si spostano a Roma aggirandosi tra i palazzi di un potere politico che mai come ora ha perso contatto con le esigenze e le speranze della gente comune. Un passaggio saliente è l’intervista a Carlo Giovanardi, firmatario della legge contro le droghe utilizzata per criminalizzare il festival: il sottosegretario risponde abbastanza sbrigativamente alle domande con affermazioni grossolane di correlazione del festival con la droga scambiando la politica di riduzione del danno portato dalle droghe e la conseguente tolleranza alle droghe leggere per una vera e propria apologia all’uso di stupefacenti. Giovanardi parla di ‘si alla musica ed alle feste ma di no alla droga’ ed ancora una volta si ignora bellamente l’opinione e la volontà  di migliaia e migliaia di persone che sostengono il paese pagando le tasse, sono parte attiva della sua società  e magari frequentavano il festival o ne traevano beneficio economico.

C’è poi l’affermazione che anche la Spagna ha leggi contro le droghe che porteranno sicuramente problemi al festival in futuro: peccato che a questo punto manchi un intervista a qualche politico spagnolo che dia voce alla ben nota tolleranza da questo punto di vista frutto di atteggiamenti opposti a quelli dei nostri politici…Inaspettatamente ‘Exodus’ ci porta all’Aquila dove la solidarietà  del festival ed in particolare di Bunny Wailer hanno costruito qualcosa di positivo: i ragazzi di Dabadub Sound mostrano la loro vecchia sala prove distrutta dal terremoto e la nuova casetta frutto della donazione. Ovviamente non mancano le voci degli artisti: Bunna degli Africa Unite mette in relazione i sentimenti espressi dal gruppo in ‘Cosa resta’ con la vicenda del festival, Alborosie e Sud Sound System parlano di vari episodi di discriminazione che il reggae vive ed ampio spazio è dato ad Etana, una voce di speranza per il futuro della musica giamaicana, che afferma per esempio di non fare uso ne di alcool ne di cannabis. Tornando a Filippo Giunta, vogliamo chiudere citando letteralmente le sue parole in un passaggio particolarmente emozionante: ‘sono convinto che un giorno guarderemo questi tempi con soddisfazione dicendo è stata dura ma ce l’abbiamo fatta ancora una volta’.
Il Rototom ha evitato con l’esodo il suo sacrificio e sta felicemente preparando la sua diciottesima edizione, la seconda a svolgersi in Spagna: questo non cancella comunque completamente l’amarezza.

Pier Tosi

Prime proiezioni di ‘Exodus, finding shelter’, il documentario sull’esodo del Sunsplash

March 10, 2011

Il progetto documentario legato al Rototom Sunsplash nel 2010 non poteva non raccontare la storia di un esodo travagliato conclusosi felicemente con l’accoglienza in una nuova casa ed un grande successo di pubblico. Ovviamente il documentario è un contributo a chiarire i motivi della dolorosa decisione di lasciare l’Italia da parte del maggior reggae festival europeo. Il miglior titolo per il film è quindi ‘Exodus, finding shelter’ e a montaggio ultimato nei prossimi giorni ci saranno in Italia le prime proiezioni a Udine, Modena e Roma. Read more

Arrokibi Roots – Different (Arrokibiroots)

March 9, 2011

Dopo le prime esperienze pionieristiche dei Tostoine e di Scekinà  i Train To Roots hanno portato alla ribalta la genuinità  della scena reggae sarda, una scena con un vero spirito collaborativo che deriva dall’amicizia e dal sentire veramente i valori che questa musica mette in campo.

La fierezza delle proprie radici e della propria cultura è presupposto fondamentale del roots reggae dei tempi d’oro: questo insegnamento è uno dei motivi per cui molti gruppi e sounds sardi sono legati al suono del roots & culture. Tra questi abbiamo Arrokibi Roots, una band formata nel 2006 a Mogoro, un paese di circa cinquemila abitanti della provincia di Oristano. Questo ‘Different’ arriva dopo una serie di demos ed è sicuramente il lavoro più significativo ed ambizioso della band fino a questo momento: nei suoi suoni abbiamo l’idea di roots reggae di Arrokibi Roots con canzoni semplici e dirette, una buona amalgama, un approccio abbastanza canonico al genere e qualche sprazzo gioioso di dancehall come per esempio ‘Sardinia Sardinia’.

Nella maggior parte delle tracce la nutrita band di dieci elementi si esprime in inglese con testi conscious: le due uniche eccezioni in lingua italiana sono l’inno all’amicizia ‘Noi’ e la ricerca di pace interiore e di intensità  di ‘Gusto intenso’. Come tutte le feste reggae più memorabili anche ‘Different’ include alcuni graditi ospiti: Bujumannu colora dell’epico stile dei Train To Roots l’ottima ‘Lottendi’, l’unica incursione nel dialetto del disco, mentre il giovane Shakaroot arricchisce con le sue ‘sufferers vibes’ ‘Another dawn’, uno dei brani più intensi dell’intero lavoro.

L’irruenza del giamaicano Fita Warri in ‘Love the language’ conferisce a ‘Different’ un profilo internazionale che non stona affatto. Con solo cinque anni di carriera alle spalle il progetto Arrokibi Roots è ancora relativamente giovane e questo lavoro risente dell’inesperienza e non è esente da difetti: come debutto su lunga durata è comunque un lavoro interessante che mette in luce una grande passione ed un positivo sforzo espressivo con originalità  all’interno di una tradizione. Complimenti sinceri ad Arrokibi Roots e gli auguri di tante soddisfazioni nelle prossime tappe della loro avventura.

Pier Tosi

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