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Bushman sings the Bush Doctor (VP)

April 21, 2011

A seguito del suo grande debutto del 1997 guidato da Mafia & Fluxi Bushman ha scritto grandi pagine di reggae contemporaneo contribuendo notevolmente a definire il concetto di ‘new roots’ ma restando ancorato alle radici del ‘sufferers sound’. Mentre spesso questo artista proveniente dall’est giamaicano del ‘parish’ di St. Thomas aveva spinto la sua voce su timbri simili a quelli di Luciano, tanti episodi della sua discografia avevano evidenziato la positiva influenza di Peter Tosh, una delle più grandi personalità  dell’intera storia del reggae anche in virtù della sua militanza.

In questo CD Bushman reinterpreta dodici classici episodi della discografia del grande artista che ha condiviso con Bob Marley e Bunny Wailer la fondazione dei Wailers ottenendo un grande successo internazionale solista dopo lo scioglimento del gruppo. A parte il contributo di Glen Browne per ‘Buck-in-ham Palace’ già  presente sul precedente CD ‘Get it in your mind’, l’intero lavoro è prodotto dallo stesso Bushman insieme a Donovan Germain, mixato da Shane Brown e nella lista dei musicisti troviamo alcuni dei vecchi collaboratori di Peter Tosh come Sly Dunbar ai tamburi o Robbie Lyn alle tastiere.

Dopo la toccante preghiera di ‘Creation’ in apertura Bushman affronta di slancio il repertorio ‘erbalistico’ di Tosh con in sequenza buone versioni di ‘Bush doctor’, ‘Legalize it’ e ‘Buck-in-ham Palace’. Il brano più antico scelto da Bushman è ‘Maga dog’, registrato da Peter per Joe Gibbs nel 1971 mentre tutte le altre tracce arrivano dai dischi ‘internazionali’: in ‘Don’t look back’ un vivacissimo Tarrus Riley prende sorprendentente il posto di Mick Jagger mentre l’altro duetto del CD vede Buju Banton affacciarsi con grande effetto in ‘Mama Africa’ (Buju l’aveva intepretata nel suo ‘Friends for life’ e non ci stupiremmo se ad un’attenta verifica il suo cut vocale fosse lo stesso del suo CD del 2003).

Non possono mancare poi le rivisitazioni di altri ‘anthems’ come ‘Stepping razor’, ‘Johnny B. Goode’ o ‘Equal rights’.Si può pagare tributo a grandi artisti artisti cercando di infondere nuovo carattere nelle versioni che ne risultano ma Bushman preferisce non rischiare attenendosi fedelmente agli originali in ottime rese che però non aggiungono granchè agli inarrivabili originali a cui comunque dobbiamo dire Bushman si avvicina tuttavia molto in fedeltà . Se questo è un po’ il limite di questo lavoro senz’altro il pregio è riportare alla ribalta la grande esperienza artistica di uno dei più famosi artisti giamaicani di ogni tempo.

Pier Tosi

Intervista ad Arawak

April 21, 2011


Che sulla scia del lavoro dei Train To Roots, del primo 7″ di Dr. Boost e delle produzioni Sardinia Reggae Records nella grande isola c’era un grande fermento per ciò che riguardava il reggae ce n’eravamo accorti da tempo: l’impressione che ci aveva dato l’ascolto nel 2008 del primo lavoro omonimo degli Arawak era quella di un gruppo con solide radici roots, con un approccio simile a quello dei Train To Roots ma sicuramente con un ottimo potenziale da sviluppare.

Non passa molto tempo e dopo le vittorie al contest del Sikula Reggae Festival (2008) ed al Bornasco Reggae Festival (2009) il suono degli Arawak si modernizza e si aggiudicano meritatamente la vittoria alla finale italiana dell’European Reggae Contest.
Il tour che ne segue e la partecipazione al Rototom Sunsplash di Benicassim lo scorso anno mettono in luce un grande gruppo con un suono assai originale anche grazie alle bellissime voci di Elena e Forelock. Il passo ulteriore è la pubblicazione del bellissimo secondo CD ‘Time has come’. Abbiamo incontrato Arawak questo inverno e ci siamo fatti raccontare la loro storia proprio da Elena e Forelock:

D: Mi raccontate la vostra storia? Come vi siete formati?

R: In origine siamo partiti con una formazione diversa: abbiamo incominciato un po’ per gioco, Franco e Andrea sono stati i primi fondatori. Ci sono stati tanti cambiamenti, soprattutto nei bassisti e per ultimo è arrivato il secondo cantante Alfredo. Dopo la prima fase abbiamo intensificato l’impegno e siamo molto soddisfatti dei risultati che stanno arrivando…

D: Mi chiedevo se la vostra formazione ed i vostri primi periodi siano stati influenzati dal fatto che stesse venendo alla ribalta nazionale una scena reggae sarda che mostrava delle particolarità  che conosciamo ed era un po’ trainata dal successo dei Train To Roots…

R: Abbiamo sicuramente tratto molto beneficio dalla grande amicizia tra i gruppi e i sounds che è un tratto distintivo della nostra scena. Coi Train To Roots siamo un po’ cresciuti insieme, noi ci siamo formati poco dopo ed ad un certo punto loro hanno avuto un balzo verso una maggiore notorietà . Devo dire che l’aver seguito la loro storia ci ha formato e preparato ad esperienze simili alle loro che noi avremmo avuto in seguito, soprattutto il non scoraggiarsi davanti alle brutte esperienze. La realtà  sarda continua a svilupparsi e l’esempio dei Train o nostro fa si che tanta gente inizia ad avere più motivazione ed a crederci…su quest’onda è sorta una miriade di gruppi reggae alcuni dei quali molto validi. Lo stesso discorso vale per i sound systems con alcuni esempi come Bass Conquerors che stimolano tanti altri e questo appuntamento di tutti che è il Sardinia Reggae Festival. C’è una grande voglia di fare che magari tende a compensare al fatto che siamo così lontani in qualche modo al resto dell’Italia.

D: Avete dovuto unire varie influenze e varie anime musicali all’interno del gruppo?

R: Questa è una bella domanda…ogni componente degli Arawak viene da esperienze musicali precedenti molto diverse, abbiamo dovuto trovare un punto d’incontro nell’idea di creare un prodotto vario, di non fissarsi solo con un genere del reggae ma di cercare di esplorare tutta l’essenza della musica di derivazione giamaicana. Questo discorso vale anche per i contenuti oltre che alla forma: cerchiamo di parlare nei testi dei nostri problemi quotidiani, della critica al sistema che ci circonda…La nostra speranza è che l’ascoltatore medio sia attratto da noi anche per la nostra varietà â€¦

D: Sembra che la vostra scelta linguistica si sia rivolta verso l’inglese…

R: Guarda, in italiano abbiamo solo un pezzo e la scelta dell’inglese è dipesa più che altro dalla necessità  di arrivare a più gente possibile attraverso una lingua internazionale, senza contare che l’inglese ci risulta anche più naturale…(Alfredo): Quando sono entrato io nel gruppo c’era già  un disco con diversi pezzi in sardo…il bello del dialetto è che attraverso il suo uso espliciti la tua radice, il tuo essere sardo, però c’è anche il desiderio di provare a fare arrivare le tue idee a tutti…a molti ascoltatori non sardi piace il suono della lingua sarda ma non c’è la comprensione del messaggio e quindi questa cosa è anche un po’ un chiudersi nella nostra isola che noi vogliamo evitare…la cosa omogenea è esprimersi sia in dialetto che in inglese per evidenziare tutte e due le facce…

D: Come nascono i vostri brani?

R: Molto spesso Alfredo arriva in sala prove con una lirica e già  qualche accordo abbozzato su cui poi iniziamo a lavorare insieme, altre volte partiamo da zero insieme in sala prove ed ognuno fornisce un contributo…in genere noi cantanti ci occupiamo dei nostri testi…
D: Raccontatemi le vostre emozioni della vittoria al contest nazionale e la partecipazione al primo Rototom Sunsplash in Spagna…

R: Per me è stata una soddisfazione grandissima: era una cosa che volevamo da tanto tempo ed è arrivata per noi al momento giusto…credo che ce la siamo giocata anche se all’inizio quasi non ci credevamo che avevamo vinto la selezione italiana e che saremmo andati a fare le finali in Spagna..sai quando desideri così tanto una cosa che poi quando si avvera non ti sembra possibile? Mai poi avremmo pensato all’inizio della nostra storia di arrivare in Spagna a suonare davanti a un pubblico internazionale.

D: E’ da poco uscito il vostro secondo CD ‘Time has come’: l’impressione dal primo ascolto è quello di un grande progresso rispetto al primo CD che alla luce dell’ascolto del nuovo appare un lavoro embrionale…

R: Si, il primo era un lavoro sul roots vecchio stile…nel nuovo abbiamo rinnovato il suono e abbiamo maturato la padronanza per curare di più ogni piccolo dettaglio…

D: L’idea senza avervi visti suonare a quei tempi è che il primo CD sembrava influenzato dalla filosofia dei Train To Roots mentre ora avete trovato un’espressione più personale…

R: Guarda, come ti dicevamo abbiamo condiviso molto con i Train essendo per certi versi un’unica famiglia con simili aspirazioni e idee musicali simili…da un certo punto in poi abbiamo preso strade diverse, noi abbiamo partecipato al Sikula Reggae Festival nel 2008 vincendo un contest e trovandoci per la prima volta a sentire gruppi stranieri che suonavano new roots…dopo abbiamo avuto una simile esperienza al Bornasco Reggae Festival…abbiamo sviluppato una voglia di modernizzare il suono…personalmente sono legato al roots e vorrei un buon compromesso tra tradizione e spinta innovatrice.

D: Credo che uno dei vostri aspetti più originali sia proprio nell’intreccio delle vostre voci e nelle melodie vocali…

R: Questo deriva in parte dalla grande influenza che ha su di noi il reggae inglese storico. Volevo aggiungere un’altra cosa: noi siamo un insieme di musicisti con differenti backgound e qualcuno ha anche una formazione classica, a volte quando componiamo qualcuno propone arrangiamenti quasi progressive, un difetto del primo disco è che aveva gli arrangiamenti pensati con una mentalità  musicale fuori dal reggae…
Nel nuovo disco abbiamo cercato di fare arrangiamenti più in stile con un lavoro molto meticoloso rispetto alle scelte degli arrangiamenti quasi cercando tutte le possibili alternative per poi scegliere la migliore.

Pier Tosi

ARAWAK ROOTS VIBRATIONS

Empress Elena – Voice

Forelock – Voice , keys

DiMasta – Guitar

Bushmasta – Rythm guitar

Magno – Drums

Mampi – Bass

Iron – Organ , keys

Reggae Resistente!

April 21, 2011

Il termine ‘Resistenza’ è particolarmente caro al popolo del reggae anche perchè genericamente definisce uno stato di opposizione non violenta al sistema, un modo costruttivo di portare avanti i propri valori con fierezza ed autodeterminazione. Se andiamo al bagaglio culturale della musica che amiamo, Marcus Garvey ha tramandato ai posteri la frase “Un popolo senza la conoscenza della propria storia, origine e cultura, è come un albero senza radici”. Le radici più sane della storia italiana sono senza dubbio nella lotta che i movimenti della nostra Resistenza hanno condotto contro il nazifascismo per porre le basi di un paese democratico. Read more

E’ uscito il nuovo CD di Krikka Reggae!

April 21, 2011

Si rifà  viva finalmente la band lucana vincitrice nel 2004 del Reggae Contest del Rototom Sunsplash con un ottimo nuovo CD intitolato ‘Liberati’ in cui la Krikka porta avanti il suo discorso legato al roots reggae ed alla necessità  di esprimersi nel proprio dialetto. La lunga lista degli ospiti vede partecipare alla festa Bunna, Nandu Popu, Roy Paci, Mama Marjas, Ranking Lele/Papa Leu e svariati altri. Potete leggere la nostra recensione di ‘Liberati’ a questo link.

Mamavibe – Sete Di Musica (Cuba Recordings)

April 20, 2011

Torniamo ad occuparci della scena sarda attraverso il debutto discografico di un gruppo molto interessante: attivi solamente dal 2009 i Mamavibe provengono dal paese di Serramanna nella provincia del Medio Campidano ed hanno ottenuto rapidamente un buonissimo standard qualitativo suonando un nitido roots reggae con testi in italiano e qualche reminiscenza dello stile dei ‘pionieri’ Africa Unite.

L’assetto è quello classico con sezione ritmica comprensiva di percussioni, tastiere, doppia chitarra e sezione fiati. Questo organico fornisce un ricco tappeto sonoro alla voce di Claudio ‘Quadio’ Frongia, alle sue melodie che suonano molto ‘italiane’ non avendo nessun apparente punto di riferimento in suoni giamaicani o stranieri ed a originali liriche in bilico tra impegno sociale ed approccio più intimista. Il solido incedere della traccia che intitola l’album accompagna una sentita riflessione poetica sulla passione per la musica e la qualità  musicale è risaltata dalla bella dub version ad opera dell’ormai noto King Kietu.

L’intero lavoro è dominato dagli accordi in minore e da atmosfere meditative: ‘Gabbie lucide’ in apertura ha un bel riff di chitarra e tastiere, maestosi suoni di fiati e la linea vocale che ricorda molti episodi classici dei già  citati Africa Unite. Il ritmo si fa più incalzante in ‘Cose che so’, uno degli episodi migliori con un eccellente equilibrio e amalgama tra le varie parti. ‘Quel che vedi’ e ‘Soltanto cenere’ sono sorrette da ritmi più decisi con qualche sprazzo addirittura di ‘drum & bass’ nella seconda, in ‘Stile’ il beat si fa più veloce e nella danza riconosciamo un bel ritornello e ottimi preziosismi strumentali, nel ‘militant style’ di ‘Fight’ troviamo un gran contributo vocale di Rootsman I (Train To Roots) e ‘Zion’ con il suo sapore di ballata e l’atmosfera sognante si distingue decisamente dalle altre canzoni.

‘Sete di musica’ si farà  apprezzare sicuramente da chi ama il reggae italiano che non cerca uno spiraglio internazionale attraverso l’adesione a moduli stranieri ma cerca una via espressiva tutta propria.

Pier Tosi

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