Nas e Damian Marley incendiano la massive italiana
April 11, 2011
Il concerto di Nas e Damian Marley di Milano ha rispettato ampiamente le previsioni e le aspettative: si è trattato di un grande happening di gente venuta da ogni parte d’Italia per assistere ad un concerto bellissimo ed ad altissimo tasso emozionale. Come in ogni grande concerto le grandi reazioni del pubblico e l’empatia di quest’ultimo con gli artisti sul palco sono state uno straordinario spettacolo nello spettacolo. Potete leggere qui su Sunny Vibes la nostra recensione del concerto.
Nas/Damian Marley @ Palasharp Milano (9 aprile 2011)
April 11, 2011
Quello che si prospettava sin dall’annuncio lo scorso autunno di questo unico concerto italiano di presentazione del magnifico ‘Distant relatives’ è effettivamente stato: lo spettacolo di Nas e Damian Marley è andato oltre alle aspettative e questa magnifica serata ce la ricorderemo per molto, molto tempo. Ma andiamo per ordine: sin da prima dall’orario previsto di apertura del Palasharp c’è in giro tantissima gente e soprattutto tanti che hanno affrontato lunghissime trasferte per esserci.
La caldissima giornata d’estate precoce accentua il bel clima da rituale collettivo con grandi aspettative da parte di tutti. Appena entrati non possiamo fare a meno di notare l’enorme immagine di Nesta Garrick (figlio di Neville Garrick, il grafico giamaicano che curava anche le immagini delle copertine di Bob Marley) della copertina di ‘Distant Relatives’ con i volti di Nasir e Damian che campeggia dietro al palco: più tardi durante il concerto un profilo dell’Africa luminoso si accenderà tra i due visi a completare l’effetto. L’organizzazione è impeccabile e mentre il Palasharp si sta riempiendo inizia in orario l’opening act con China di I-tal Sound che fomenta tutti con varie big tunes e l’hip hop di Esa e Tormento: la chiamata degli ‘shouts’ a turno per i supporter di Nas e quelli di Damian sembra far prevalere il pubblico del reggae anche se nel corso della serata entrambi gli artisti nelle loro parti soliste riceveranno grandiose ovazioni di risposta.
L’atmosfera si fa più calda quando il DJ ufficiale del tour inizia a sparare classici hip hop a volume più sostenuto ed ad arringare al pubblico con il microfono dalla sua postazione in alto a sinistra sul palco. Ormai ci siamo! La curiosità su quale sarà il brano di inizio è tanta :c’è chi scommette su ‘As we enter’ e chi invece immagina che questo brano sia riservato al bis. In realtà sono i primi ad avere ragione ed allo spegnersi delle luci sono i suoni pulsanti di ‘As we enter’ ad esplodere mentre i due fanno ingresso sul palco, Nas semplicemente in T-shirt bianca e occhiali da sole e Damian con i lunghissimi dreadlocks sciolti che ondeggiano fino quasi alle caviglie. Con loro c’è il classico sbandieratore Rasta che agiterà senza sosta per tutte le due ore di concerto la bandiera ‘red , gold & green’.
Il boato della folla quasi copre la musica della nutrita band in cui scorgiamo Shiah Coore (figlio di Cat Coore dei Third World) al basso ed ad ‘As we enter’ fa seguito come da scaletta del disco ‘Tribal war’: il microfono di Damian sembra avere qualche problema e la voce di Nas lo sovrasta mentre a questo punto il figlio del re del reggae esce di scena per il primo break solista ad appannaggio dello statunitense con l’hip hop che la fa da padrone. Non conosciamo bene la discografia di Nas ma sul palco è fortissimo con la voce potente e drammatica ed il flow all’altezza della sua fama leggendaria. Al rientro di Damian tutto sembra a posto e torniamo a ‘Distant relatives’ con il suono pop di ‘Count your blessing’ poi il momento per chi vi scrive più intenso in assoluto della serata con un’intensissima ed esplosiva versione di ‘Dispear’ seguita dal roots reggae di ‘Land of promised’, la comnination virtuale con il grande Dennis Brown. Il break solista seguente di Damian è micidiale con (citando a memoria) ‘The mission’ con inclusa la citazione di ‘Shoot out’ di Michael Rose che infuoca la gente seguita dallo ‘stepper’ di ‘Love & unity’ con inserto di ‘Punky reggae party’ di ‘father Bob’. Damian chiede se ci sono fans di Bob Marley provocando il delirio generale ed arriva ‘War’ unita a ‘No more trouble’ come negli storici concerti di Bob.
Siamo a trentun’anni dal leggendario concerto milanese del più grande artista che la Giamaica abbia mai dato al mondo e ci viene da pensare che sarebbe sicuramente fiero di suo figlio se potesse vedere il suo lavoro sul palco e la reazione della folla in questa calda serata milanese. Le vibes di Bob Marley aumentano con ‘Move!’, la resa di Damian di ‘Exodus’ con le coriste che ballano in scena come guerrieri africani. La serata ha ancora tante emozioni da darci: Nas fa riesplodere l’hip hop nel suo secondo segmento solista con un mare di braccia alzate nel pubblico ed il Palasharp diventa rovente su ‘Welcome to Jamrock’ che provoca un’ovazione assolutamente pazzesca. ‘Road to Zion’ ha un colpo d’occhio quasi incredibile con il mare di accendini che buca l’oscurità in ogni direzione si guardi.
Sul finale arrivano i brani più raccolti di ‘Relatives’ come ‘Real friends’, ‘Patience’ fino al bis di ‘Africa must wake up’ preceduto da un grandissimo Nas che duetta con il percussionista in ‘One mic’. ‘Could you be loved’ cantata da tutti è il gran finale di un concerto bellissimo e come si è detto assai emozionante.
La riflessione finale riguarda ancora una volta ‘Distant relatives’, questo progetto musicalmente di frontiera tutto rivolto all’eredità culturale africana che ha avuto un grandissimo successo a livello mondiale: se c’erano dei dubbi rispetto a come avrebbero funzionato dal vivo i brani sono stati spazzati via da questo memorabile concerto. La sensazione è addirittura che sentire i brani di ‘Distant relatives’ dal vivo completi meglio l’esperienza del progetto fornendo una ulteriore chiave di lettura alla sua comprensione generale ed al suo apprezzamento. Speriamo di vedere Nas e Damian Marley nel programma del Rototom Sunsplash 2011 nell’ambito delle celebrazioni del trentennale della morte di Bob Marley: sarebbe un modo straordinario di celebrarne l’eredità artistica.
Pier Tosi
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