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Stephen Marley: Revelation Pt.1: The Root Of Life (Tuff Gong)

July 1, 2011

Nell’anno in cui ricorre il trentennale della scomparsa di Bob Marley la sua eredità artistica è mantenuta attuale anche dalla vivace attività dei suoi eredi: il primogenito Ziggy ha appena pubblicato un nuovo sforzo solista intitolato ‘Wild & free’, ‘New heights’ dovrebbe essere il titolo del prossimo imminente CD di Kymani Marley prodotto da Don Corleon mentre il talentuoso Stephen sforna ora un grande disco i cui primi abbozzi risalgono al periodo in cui lavorava come produttore a ‘Distant relatives’ di Nas e Junior Gong .

In ‘Revelation pt.1: The root of life’ Stephen si muove tra delicate ballate cantate con il suo caratteristico trimbro ‘sognante’ e solidi brani roots in cui è evidente (non potrebbe essere altrimenti) l’influsso paterno così come lo è in maniera più o meno marcata in tutti i lavori dei ‘Marley youths’. L’apertura continua virtualmente il lavoro di ‘Distant relatives’ legato alle radici africane con la superlativa ‘Made in Africa’ con Stephen accompagnato da parte del cast del musical di Broadway sulla vita di Fela Kuti ‘Fela’ e dal rapper di origini nigeriane Wale, l’unico contributo in chiave hip hop dell’intero lavoro.

Con ‘False friends’ ci troviamo subito in ambito roots & culture con alla batteria il figlio di Aston Barrett e veterani di Kingston come Chris Meredith al basso e Bongo Herman e Sticky alle percussioni. Come nel precedente ‘Mind control acoustic’ il ‘profeta’ Capleton da manforte a Stephen con una buona prestazione in ‘Break us apart’ mentre la voce dolcissima di Melanie Fiona arricchisce la rilassata ‘No cigarette smoking’.

Uno dei punti di forza del CD è l’ultra-militante ‘Jah army’ giocata su un campionamento di ‘General penitentiary’ dei Black Uhuru e contenente parti vocali killer da parte di Buju Banton e Junior Gong. Ritroviamo Damian nella parte ‘soft’ del CD su tutt’altre atmosfere nel brano sulla schiavitù ‘Tight ship’ con il tema ripreso alla grande dalla bellissima ‘Old slaves’. , Anche il già citato Ziggy fa parte della squadra duettando con Stephen in ‘Selassie is the chapel’ , brano che va a riprendere uno degli episodi più rari della discografia dei Wailers. Non mancano altre belle covers di ambito paterno: con grande gusto Stephen si rivolge ai vecchi tempi con emozionanti versioni di ‘Do you remember’ aka ‘How many times’ e ‘Freedom time’. Lo spirito di ‘No woman no cry’ aleggia su ‘Working days’ in cui appare come ospite Spragga Benz mentre le suggestioni delle fondamenta della musica giamaicana animano anche l’easy skanking di ‘Can’t keep I down’. In ‘Revelation pt.1’ Stephen fa assolutamente centro con un grande equilibrio tra la gestione dell’eredità musicale paterna ed i nuovi influssi all’interno della tradizione: per noi massimo dei voti con lode e sicuramente uno dei migliori dischi dell’anno fino a questo momento.

Pier Tosi


Commenti

Una risposta to “Stephen Marley: Revelation Pt.1: The Root Of Life (Tuff Gong)”

  1. Tommaso, il July 4th, 2011 1:24 am

    Dopo la rinuncia di Bunny Wailer al Rototom,c’è solo un uomo in grado di poterlo sostituire…….Burning Spear!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!Chiamatelo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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