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Dixie Peach – Rastafari Live (Higher Regions)

July 12, 2011

La nuova produzione Higher Regions si basa, nuovamente, sull’incontro tra la ritmica creativa di Mighty Prophet e la meticolosa esperienza nel missaggio di Russ D. Dixie Peach è il cantante scelto per interpretare al meglio l’incalzante ritmo stepper di scuola UK.

Un cantante di Esperienza che non ha bisogno di presentazioni; la sua voce melodica e cadenzata, che ha caratterizzato molte produzioni targate Jah Tubby’s, si fa totalmente coinvolgere dalla musica, dando vita ad una lirica piena di misticismo e ringraziamento a Jah Rastafari.
Sul lato B troviamo la dub version da ascoltare ad occhi chiusi cercando la linea di basso, che indica le percorribili strade del dub.

Higer Regions, nonostante la crisi del mercato discografico e in particolare del vinile, sta mettendo molto impegno e costanza nel proporre i suoi “killer riddim”, impegno che viene premiato attraverso un apprezzamento internazionale dei propri lavori.

Lord Martufè

Lato a:
Dixie Peach – Rastafari Live
Lato b:
Mighty Prophet & Russ D. – Rastafari Dub

Luciano – Ethiopia Here I Come // Sankara Warriors ft. Hornsman Coyote – Brimstone & Fire (Lumumba)

July 7, 2011


Ecco un’altra notevole release della Lumumba Records che evidenzia grande gusto ed una fitta rete di relazioni con producers e musicisti: la tune di Luciano sul lato A era già  apparsa sull’album del 2003 ‘Tell it from the heart’ (produzione Al.Ta.Fa.An.) ma mai stampata su singolo in vinile. Questa brillantissima traccia con The Messenger a livelli di eccellenza in una lirica che ricorda a tratti il Dennis Brown di ‘Promised Land’ trova ora giustizia grazie a questa pregevole stampa su 12″ ad appannaggio dei roots sound systems corredata di seguito da un bello strumentale/dub con eterei suoni di tromba.

Passando al lato B troviamo invece una produzione di casa Lumumba accreditata alla classica sigla Sankara Warriors. Pregevole ospite al trombone è il serbo Nemanja Kojić conosciuto con il nome d’arte di Hornsman Coyote. ‘Brimstone & Fire’ è uno strumentale che parte lento con accordi in minore stile ‘armageddon’ e cresce rivelando una potente ritmica ed un bell’intreccio strumentale. I suoni evocativi ci ricordano Augustus Pablo anche in virtù delle linee di melodica che si intrecciano al trombone di Hornsman in modo ipnotico a rievocare anche la grande tradizione degli strumentali roots giamaicani dell’epoca d’oro. Si occupa in modo magistrale del dub con cascate di echi Dougie Wardrop di Bush Chemists e cioè un nome noto ed una garanzia per chi si occupa di deep roots digitale e di dub. Questo dub presenta un maggior uso di effetti di quello del lato A ed il suono del sitar rivela anche le reminiscenze di musica asiatica. Ancora una volta siamo alle prese con un grande disco che proietta una volta di più la Lumumba alla ribalta della scena internazionale.

Luciano – Rub A Dub Market (Irie Vibrations)

July 6, 2011

Se consideriamo gli artisti venuti alla ribalta nella prima metà  degli anni novanta segnando un clamoroso ritorno del roots & culture nelle dancehall giamaicane sicuramente Luciano è il più attivo grazie ad un ottimo momento di forma ed ad una buona serie di albums. Questo disco realizzato per la label austriaca Irie Vibrations infatti continua il lavoro evidenziato dagli ottimi CDs dello scorso anno ‘United States of Africa’ e ‘Write my name’.

La carica devozionale di questo artista si esprime all’interno di ‘Rub a dub market’ in tutte le sue sfaccettature ad ottimi livelli: ‘Sound of trumpet’, ‘Hard road’, ‘Praise Jah anytime’ e la title track sono fulgidi esempi di roots incontaminato che si vanno ad aggiungere ad una serie ormai lunga di classici dell’artista di Davey Town. L’attitudine di Luciano è riassunta dalle tre canzoni con la parola ‘love’ nel titolo: ‘Feeling for love’ è una gioiosa festa a ritmo di ska, ‘Truly love someone’ è una ballata lenta punteggiata dal dolce ‘skanking’ suonato ottimamente dalla band di casa Iriepathie mentre ‘Where is the love’ è una decisa invettiva contro la generale mancanza di umanità  dei nostri tempi.

Tra i brani migliori anche ‘Love me or leave me’ con Luciano a chiedere chiarezza alla persona amata su un altro bel ritmo lento con un bell’organo ‘bubbling’. ‘Bun dem’ è un’apparente chiusura in chiave ‘nyabinghi’ con una grande lirica contro Babylon ed è seguita da ‘Positive vibration’ con Luciano in combination con il duo Sojah. Stiamo parlando di un’ottima soul reggae tune relegata al ruolo di ghost track solamente in virtù del fatto che è già  edita nel CD di debutto dei fratelli Delus e Konshens ‘Modern revolution’ sempre prodotto nel 2009 dalla Irie Vibration.

Anche le notevoli ‘Always around’ e ‘Living my life’ sono già  note per essere apparse qualche anno fa come singoli per l’etichetta austriaca. La forza di ‘Rub a dub market’ sta tutta nell’equilibrio tra la forza spirituale e l’eleganza di Luciano e nella capacità  della Irie Vibration di dare vita ad una produzione semplice ed essenziale che va dritto al punto con alta carica emozionale. Sicuramente questa magia sarà  riprodotta dal tour europeo estivo 2011 di ‘Jah Messenger’ proprio in compagnia della band austriaca iriepathie a cui la Irie Vibrations fa capo.

Pier Tosi

Stephen Marley: Revelation Pt.1: The Root Of Life (Tuff Gong)

July 1, 2011

Nell’anno in cui ricorre il trentennale della scomparsa di Bob Marley la sua eredità artistica è mantenuta attuale anche dalla vivace attività dei suoi eredi: il primogenito Ziggy ha appena pubblicato un nuovo sforzo solista intitolato ‘Wild & free’, ‘New heights’ dovrebbe essere il titolo del prossimo imminente CD di Kymani Marley prodotto da Don Corleon mentre il talentuoso Stephen sforna ora un grande disco i cui primi abbozzi risalgono al periodo in cui lavorava come produttore a ‘Distant relatives’ di Nas e Junior Gong .

In ‘Revelation pt.1: The root of life’ Stephen si muove tra delicate ballate cantate con il suo caratteristico trimbro ‘sognante’ e solidi brani roots in cui è evidente (non potrebbe essere altrimenti) l’influsso paterno così come lo è in maniera più o meno marcata in tutti i lavori dei ‘Marley youths’. L’apertura continua virtualmente il lavoro di ‘Distant relatives’ legato alle radici africane con la superlativa ‘Made in Africa’ con Stephen accompagnato da parte del cast del musical di Broadway sulla vita di Fela Kuti ‘Fela’ e dal rapper di origini nigeriane Wale, l’unico contributo in chiave hip hop dell’intero lavoro.

Con ‘False friends’ ci troviamo subito in ambito roots & culture con alla batteria il figlio di Aston Barrett e veterani di Kingston come Chris Meredith al basso e Bongo Herman e Sticky alle percussioni. Come nel precedente ‘Mind control acoustic’ il ‘profeta’ Capleton da manforte a Stephen con una buona prestazione in ‘Break us apart’ mentre la voce dolcissima di Melanie Fiona arricchisce la rilassata ‘No cigarette smoking’.

Uno dei punti di forza del CD è l’ultra-militante ‘Jah army’ giocata su un campionamento di ‘General penitentiary’ dei Black Uhuru e contenente parti vocali killer da parte di Buju Banton e Junior Gong. Ritroviamo Damian nella parte ‘soft’ del CD su tutt’altre atmosfere nel brano sulla schiavitù ‘Tight ship’ con il tema ripreso alla grande dalla bellissima ‘Old slaves’. , Anche il già citato Ziggy fa parte della squadra duettando con Stephen in ‘Selassie is the chapel’ , brano che va a riprendere uno degli episodi più rari della discografia dei Wailers. Non mancano altre belle covers di ambito paterno: con grande gusto Stephen si rivolge ai vecchi tempi con emozionanti versioni di ‘Do you remember’ aka ‘How many times’ e ‘Freedom time’. Lo spirito di ‘No woman no cry’ aleggia su ‘Working days’ in cui appare come ospite Spragga Benz mentre le suggestioni delle fondamenta della musica giamaicana animano anche l’easy skanking di ‘Can’t keep I down’. In ‘Revelation pt.1’ Stephen fa assolutamente centro con un grande equilibrio tra la gestione dell’eredità musicale paterna ed i nuovi influssi all’interno della tradizione: per noi massimo dei voti con lode e sicuramente uno dei migliori dischi dell’anno fino a questo momento.

Pier Tosi

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