Bunny Lee & Aggrovators – Dub Will Change Your Mind (King Spinna)
September 29, 2011
Dalle ceneri della cruciale esperienza dell’etichetta Blood & Fire che da Manchester per anni ha riportato alla luce autentiche gemme sconosciute della storia del reggae o valorizzato al meglio episodi più noti sorge ora questa nuova King Spinna che esordisce alla grande con un disco dedicato alle connessioni tra Bunny Lee e King Tubby.
Bunny fu uno dei produttori egemoni negli anni settanta e sicuramente uno degli imprenditori della musica giamaicana del periodo a dare più spazio al genio di King Tubby, l’uomo che portò l’arte del dub letteralmente in una nuova dimensione spesso proprio attraverso epici dub cuts dei brani prodotti da Lee per le sue varie etichette. ‘Dub will change your mind’ propone una serie di dubs piuttosto rari la maggior parte dei quali arrivano dal biennio 1974-75 e cioè il periodo in cui il batterista Carlton ‘Santa’ Davis creava con gli Aggrovators (la band di casa Bunny Lee) il ‘flying cymbals’, il pattern ritmico dai suoni metallici dei piatti che sembrano librarsi nell’aria.
Questi suoni particolari spesso ispiravano l’azione del famoso filtro ‘highpass’ con cui Tubby condiva le sue performances al mixer. Il fulcro di questa collection è rappresentato dai dubs di quattro brani di Derrick Morgan non molto conosciuti e cioè ‘Rasta nah fear’ (una versione ‘flyers’ del suo inno rocksteady ‘Tougher than tough’), ‘Teach my daughter’, ‘Under heavy manners’ e ‘Pick sense outta nonsense’ nonché la limpida version del suo duetto con Johnny Clarke ‘Behold’.
‘Lifetime dub’ è la dub version di ‘That’s life’ di Ronnie Davis del 1975 (l’originale di Delano Stewart risale al 1968) mentre altre tracce significative sono il dub di ‘This is another festival’ di Jackie Edwards o quello della ripresa di ‘My only lover’ di Gregory Isaacs da parte di Cornell Campbell.
In ‘Golden rule dub’ Tubby sottopone al suo trattamento la versione di ‘Up park camp’ di Johnny Clarke mentre un altro dei punti di forza è ‘Going home dub’ con bellissimi assoli di Tommy McCook e Vin Gordon lasciati nel dub mix. L’impatto degli effetti di Tubby è in questi dubs abbastanza leggero a rispettare ed esaltare i bellissimi arrangiamenti degli Aggrovators. In decisa controtendenza King Spinna propone per il momento ‘Dub will change your mind’ in vinile in stampa limitata a mille esemplari: l’acquisto digitale ed il CD vedranno tre bonus tracks aggiunte alle quattordici tracce della versione su plastica.
Pier Tosi
Prince Lincoln Thompson & The Royal Rasses – Humanity (Ballistic)
September 28, 2011

Lato A
San-Salvador
They Know Not Jah
Old Time Friends
Lato B
Unconventional People
Humanity (Love The Way It Should Be)
Mr. Kissinger
Kingston 11
Prince Lincoln Thompson è uno dei cantanti più ispirati ed enigmatici di tutta la storia del reggae: nato e cresciuto nella poverissima e degradata zona di Hunt’s Bay Road nel distretto urbano di Kingston 11, Lincoln ha passato una adolescenza turbolenta segnata anche da varie esperienze come rude boy vivendo come molti suoi coetanei nell’illegalità.
A metà degli anni sessanta viene chiamato da Devon Russell e Cedric Myton a far parte dei Tartans insieme ad un altro membro, Linbergh Lewis. Il maggior successo del gruppo è ‘Dance all night’ del 1966 realizzato per l’etichetta Merrytone: dopo una breve e fallimentare esperienza alle dipendenze di Duke Reid i Tartans si sciolgono intorno al 1968 mentre Myton continua a lavorare sia con Devon Russell che con Thompson ma in due progetti separati. Non è chiaro se il futuro fondatore dei Congos collabora con Prince Lincoln anche durante la registrazione di due singoli che escono nel 1972 per Studio One intitolati ‘Live up to your name’ e ‘True experience’ (un terzo singolo intitolato ‘Daughters of Zion’uscirà invece sempre sulla label di Brentford Road nel 1979).
Quello che invece è evidente dall’ascolto dei brani Studio One è che Lincoln esprime al meglio e con grande serietà attraverso il suo sofferto falsetto la dolorosa esperienza della vita del ghetto evidenziando la sua crescita spirituale nel segno di Rastafari. La genesi di ‘Humanity’ ha un percorso tortuoso: nel progetto Royal Rasses che vede Thompson autore e cantante solista, oltre a Cedric Myton partecipano due nuovi cantanti, Clinton Hall e Keith Peterkin. Errol Thompson della stazione radio JBC aiuta il gruppo come co-produttore e finanziatore e nel 1975 e nel 1977 escono in Giamaica ed in Inghilterra i primi due singoli ‘Humanity’ e ‘Kingston 11’. Sulla scia di altri boss di case discografiche Mo Claridge è in cerca di qualche solido reggae act per la sua Ballistic e nel 1978 mette i Royal Rasses sotto contratto pubblicando quindi ‘Humanity’ nel 1979 come loro debutto.
Si tratta di un magnifico album composto da sette lunghi brani con le emozionanti composizioni roots di Prince Lincoln che si alternano a brani più scanzonati ed influenzati di sicuro dalla crescente moda della disco music. La partenza è da brivido con i fiati ed il cantato sublime di Lincoln in ‘San Salvador’ che diventano uno speditissimo e liquido dub nella parte finale. Si prosegue in una vena simile con ‘They know not Jah’ con la voce solista intrecciata a bellissime armonie vocali ed un clima militante: siamo sul finire del decennio ed in queste note la roots music giamaicana trova una forma incomparabilmente compiuta.
Il lato A si conclude con la lunga parentesi reggae-disco di ‘Long time friends’ che introduce l’atmosfera simile di ‘Unconventional people’ in apertura del lato B: su un ritmo che ricorda gli episodi disco dei Third World la voce di Lincoln da vita ad una bellissima apologia della grande varietà della razza umana lanciando il vertice del disco e cioè la traccia seguente ‘Humanity’. Un gioioso e pulsante ritmo one drop fa da contrappunto alle acrobazie vocali che in poche scarne liriche cantano di come dovrebbe essere veramente l’amore invece della vuota ed abusata parola che è diventata. Il suono ridiventa tagliente con ‘Mr. Kissinger’, un’invettiva contro la politica imperialista americana ed il suo più illustre rappresentante ed il puro ‘sufferer sound’ di ‘Kingston 11’, un viaggio di tre minuti nelle miserie del ghetto con la voce del principe lamentosa come non mai e le armonie vocali dei Royal Rasses alla perfezione.
Prima dell’uscita di ‘Humanity’ nel 1976 Cedric Myton aveva lasciato il progetto per formare i Congos. Insieme al secondo lavoro ‘Experience’ uscito sempre nel 1979, ‘Humanity’ è l’apice della creatività di Prince Lincoln: seppur interessanti i lavori successivi manifesteranno un progressivo calo di qualità e questo peculiare cantante non riuscirà a sfondare in termini di popolarità. Lincoln Thompson morirà nel gennaio del 1999 a Londra stroncato da un cancro a soli cinquant’anni.
Il brano che intitola questo capolavoro rimarra un po’ la ‘signature tune’ di Prince Lincoln e verrà ripresa varie volte nel corso della sua carriera: una nuova versione appare nel suo penultimo album ‘Roots man blues’ (1984) mentre nel 1992 sarà addirittura ripresa in chiave jungle da Rebel MC con la presenza del suo autore alla voce. Di recente il popopare soul singer John Legend ha incluso la sua versione di ‘Humanity’ nel suo ultimo album di covers ‘Wake up’.
Pier Tosi
L’artwork delle copertine Studio One in un imperdibile nuovo libro Soul Jazz
September 26, 2011
La etichetta londinese Soul Jazz è già nota agli appassionati di reggae per le sue notevoli ristampe tra cui una cospicua serie di lavori dedicati a Studio One, la mitica etichetta di Brentford Road, la più leggendaria label di tutta la musica giamaicana con un impatto sull’industria musicale dell’isola simile a quello che ebbero la Motown o la Blue Note rispettivamente per soul e jazz. Soul Jazz sta pubblicando ora un lussuoso libro di grande formato con copertina rigida dedicato alle più significative ma anche alle più rare copertine del repertorio Studio One. Read more
Abassi All Stars feat. Longfingah – Better Collie/Dub All Sense feat. Longifgah – Colliman (Universal Egg)
September 21, 2011


Continua la serie Dub Conference arrivando alla decima release con questo singoletto in vinile blu: l’idea iniziale di Neil Perch (Zion Train) era di collaborare con varie entità internazionali legate al dub con un brano per ogni singolo composto in comune e due mixes paralleli sui due lati. In questo singolo Abassi All Stars collaborano come già era accaduto nel quarto singolo della serie con i napoletani Dub All Sense ed il brano farà parte del loro secondo CD a cui Neil ha collaborato.
Si tratta di uno stepper moderno piuttosto incalzante con un ritmo che tende al drum & bass ed inserti ritmici dubstep con un ottimo contributo vocale del berlinese Longfingah. ‘Colliman’ riflette l’attitudine di Dub All Sense di partire dal dub nella sua accezione più classica per poi andare ad esplorare territori decisamente più moderni. Il trattamento di Abassi All Stars di ‘Better collie’ va a cambiare il ritmo ed inserisce una linea di basso sintetico molto familiare per chi non perde una release di questa etichetta. Nella parte iniziale viene mantenuta la traccia vocale che poi riaffiora qua e la mentre Perch confeziona un dub cut molto in sintonia con la filosofia Zion Train. Con questi singoli il positivo esperimento di Dub Conference arriva alla fine: la conclusione si avrà con l’undicesimo singolo in cui torneranno a collaborare con Abassi All Stars i romani Ital Noiz.
Pier Tosi
Txilum – Cultura Accidental (Reggaeland)
September 20, 2011
Gli undici Txilum (credo che il nome della band non abbia bisogno di traduzioni…) sono catalani e provengono da Sant Cugat del Vallès, popoloso comune vicino a Barcellona. Questo loro ‘Cultura accidental’ è uscito nel 2010 ma crediamo valga la pena recuperarlo perché è una vera e propria sorpresa.
Innanzitutto è il loro CD di debutto e si tratta di un doppio lavoro indubbiamente ispirato all’epoca d’oro del roots giamaicano con una particolare attenzione per il suono Channel One ma anche svariate reminiscenze sia dei Black Uhuru che del suono inglese degli anni settanta. Il cantante Marc Hosta si esprime rigorosamente in catalano e dalle occasionali assonanze con l’italiano si intuiscono liriche di riflessione sul nostro folle modo di vivere che ci ha allontanato dalle semplicità delle cose essenziali.
‘Cultura accidental’ esce per l’etichetta barcellonese Reggaeland, una label che si è messa in luce per l’ottimo lavoro con nuovi artisti giamaicani alcuni dei quali sono ospitati qui da Txilum: il toaster Zanda P mette il suo ruvido flow al servizio della traccia che da il titolo al CD, mentre la voce di Wayne Daniel che fa bella figura in ‘Pluja’ ricorda molto lo stile vocale di Earl Sixteen. Anche Malijah fornisce il suo contributo nella energica ed emozionante ‘Una sang’. Il calore dei suoni del passato è rievocato con originalità grazie agli efficaci ed essenziali arrangiamenti e nel nitidissimo lavoro di produzione di Genis ‘Genious’ Trani insieme al mixaggio dell’ottimo Roberto Sanchez.
Alle dieci tracce cantate si accostano nel secondo CD dieci ottime dub versions che mettono in risalto l’ottimo lavoro di produzione ed in cui abbiamo un grande equilibrio tra essenza melodica ed effetti. Tra le cinque extra tracks viene ripresa ‘inna lamaican style’ la version di ‘Cultura accidental’ dapprima dal terzetto Malijah, Wayne Daniel e Zanda P in ‘Ganjaman rule’ e poi da John Mouse in ‘Corner stone’. Menzione speciale per la grande chiusura del disco con il talentuoso producer e polistrumentista Roberto Sanchez che dimostra di essere un grande cantante nella dolcissima ‘Mother of my child’. Grandi complimenti a Txilum ed aspettiamo le prossime produzioni della Reggaeland sicuri di trovare altra ottima musica.
Pier Tosi








