Sizzla – The Scriptures (John John)
September 12, 2011
L’unico CD del 2010 di Sizzla e cioè ‘Crucial times’presentava materiali registrati nell’arco di un periodo di tempo piuttosto lungo e prodotti dal suo scopritore Homer Harris. Seppur nella mancanza di prove certe anche questo ‘The scriptures’, prodotto dal figlio forse più talentuoso di King Jammy John John, mostra Sizzla alle prese con alcuni suoi vezzi del passato come per esempio il prominente falsetto e sembra quindi in alcune sue parti provenire da tempi lontani.
Questo ‘The scriptures’ è un lavoro tutto improntato al roots & culture con la ripresa di alcuni ritmi dalla fine degli anni settanta come per esempio la significativa ’What a whoa’ che utilizza il magnifico ritmo di ’Jah fire will be burning’ di Hugh Mundell prodotta da ‘papà ‘Jammy. Già la prima traccia è sintomatica del mood dell’intero lavoro: ’World cry’si apre con un esplosione di organo e Sizzla che canta in falsetto su un bel ritmo ‘one drop’. Sempre all’inizio abbiamo ‘The world is watching’ sempre su ritmo ‘one drop’ e con la partecipazione dell’unico ospite dell’intero lavoro, il rapper canadese Peter Jackson che prosegue la sua collaborazione con il Bobo Dread dopo la ‘girl tune’ dello scorso anno ’Miss right’.
La traccia migliore è comunque a nostro avviso la già nota ‘Music in my soul’, strepitoso cut del Zion Gate riddim già uscita su singolo qualche anno fa. Su ’Happy birthday’ Sizzla si lancia sempre su tonalità piuttosto alte su un notevole ritmo ska in minore molto nello stile degli Skatalites ed altri brani da ricordare sono ’In Jamaica’ con una buona lirica su pregi e difetti sull’isola del reggae, la dolcissima ’Jah is my shield’ ancora su suggestioni ‘old style’così’ come ‘Let it be’ su un lento cut del ritmo di ’Woman is like a shadow’ dei Meditations.
L’eccezione che conferma la regola di questo disco è ‘Jump for joy’ con Kalonji quasi esplosivo a tempo di rock con tanto di sferzate di chitarra elettrica: questa tune che ci ricorda alcune follie del passato è bilanciata dalla lenta love song’I love you’ e dal roots misticheggiante della title track mentre ‘God bless you mama’parte con un piglio quasi rock e Sizzla in falsetto quasi fumettistico per poi diventare una matura reggae song in maggiore. ‘The scriptures’merita ben più della sufficienza ma non aggiunge nulla di nuovo o di particolarmente eccitante al catalogo di uno dei pù prolifici artisti della storia del reggae. Al momento di scrivere la recensione Sizzla si sta rimettendo dalle serie conseguenze un pauroso incidente motociclistico: speriamo possa affrontare il tour europeo imminente (per il momento l’unica data italiana è in programma il 20 ottobre a Milano) al meglio.
Pier Tosi
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