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Zion Train – State Of Mind (Universal Egg)

November 3, 2011


Nell’anno in cui ricorre il ventennale della loro prima uscita discografica e cioè il singolo ‘Power one’, Zion Train sono ancora attivissimi tra copiose esibizioni live e varie uscite su singolo sulla loro etichetta Universal Egg: ora è il momento di dare alle stampe il loro tredicesimo CD (remixes albums inclusi) con l’impegnativo compito di seguire un grande CD come ‘Live as one’.

Incominciamo col dire che questo ‘State of mind’ è un disco che ha in comune con ‘Live as one’ di essere lontano da certi eccessi techno-dub del passato ed è un lavoro dai toni meditativi ed autunnali ma anche una buona carica ritmica come comunque c’era da aspettarsi. I Crispy Horns al solito fanno un gran lavoro di fiati per drammatizzare le atmosfere e rispetto al passato abbiamo meno performance vocali e la maggioranza dei brani strumentali e in molti casi con le voci abbastanza nascoste nel mixaggio.

Si parte con ‘Great leap forward’ dall’inconfondibile suono Zion Train fin dalle primissime battute seguita dal più bel brano del CD e cioè la ripresa di ‘Rainbow children’ degli Aswad con la voce del cantante originario Brinsley Forde accompagnata dal duetto Dubdadda e Ras Pyton ad aggiungere energia ad un magnifico quadro sonoro già comunque edito su singolo. ‘Matrameru’ poi è una bellissima sinfonia dub orchestrata ancora una volta dai magnifici fiati e dall’equilibrio degli echi manipolati dal dubmaster Perch mentre in ‘State of mind’ torna la voce di Lua presente anche in ‘Live as one’ a duettare con l’MC Dubdadda: ancora una volta la linea melodica cita una storica roots tune e cioè ‘Let’s go to Zion’ di Winston Francis a Studio One ed il concetto di un’altra delle tracce più belle del disco è che Zion è un luogo dello spirito raggiungibile con la trascendenza del dub.

Per gli amanti dei ritmi un po’ più movimentati segnaliamo ‘Semper augustus’, il techno-ska di ‘The black river incident’ (quest’ultima con bellissimi suoni di violino intrecciato ai fiati) e quasi in chiusura la scoppiettante ‘Tribute to Shura’ con un idea melodica che ricorda un po’ ‘Paint it black’ dei Rolling Stones.

Il dub torna maestoso in ‘Share the flame’ con la bella voce di Jazmin Tutum in evidenza in una sorta di poetry molto evocativa. La lenta ed ipnotica ‘Hari Hanta’ chiude un ottimo lavoro anche se a nostro avviso leggermente inferiore a ‘Live as one’. Complimenti a Zion Train per le note di copertina che elencano le varie suggestioni tra filosofia, scienza e dispipline orientali che hanno ispirato vari episodi del disco a riprova della vivacità intellettuale di uno dei nostri gruppi dub favoriti.

Pier Tosi


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