Top

Winston Riley (1943 – 2012)

February 9, 2012

(nella foto Winston Riley fotografato da Luca D’Agostino a Kingston – 2008)

Winston Riley non ha la stessa popolarità di altri produttori ma pochi hanno prodotto reggae hits in un arco temporale così lungo come quello dove lui ha operato con grande successo. Nato il 14 maggio del 1943 Winston è stato insieme a Slim Smith, Frederick Waite e Franklyn White membro fondatore dei Techniques quando ancora andava a scuola nel 1962.

La prima apparizione di rilievo del gruppo fu al club Chocomo Lawn di proprietà di Edward Seaga in un showcase di talenti a cui partecipavano anche Alton Ellis, Marcia Griffiths, Tommy McCook, i Sensations in cui militava Buster, il fratello di Winston, e Byron Lee con la sua band. Proprio quest’ultimo fu il primo produttore di questo importantissimo gruppo vocale che ebbe uno straordinario periodo d’oro nell’epoca del rocksteady tra il 1965 ed il 1967 alla corte di Duke Reid con fondamentali hits come ‘Queen Majesty’, ‘Love is not a gamble’ e ‘Travelling man’.

Quando nel 1968 il gruppo (in cui nel frattempo Pat Kelly aveva preso il posto di Slim Smith come cantante solista) si separò burrascosamente da Duke Reid, Winston insieme al fratello Buster fondò la sua etichetta chiamandola proprio Techniques. E proprio i nuovi brani di questo gruppo come ‘The time has come’ e ‘Bless the day’ furono le primissime produzioni di questo marchio con l’etichetta rosa che i fanatici di produzioni giamaicane conoscono molto bene. Nel 1969 il primo grande hit di Winston come produttore è ‘Come back darling’ di un giovanissimo Johnny Osbourne insieme ai Sensations a cui segue un fortunatissimo album di Johnny dallo stesso titolo.

Nello stesso periodo si producono altri brani significativi come ‘Promises’ degli Ethiopians, ‘I’ll be waiting’ di Alton Ellis e svariate altre tracce dei Techniques che appaiono oltre che su Techniques su altri marchi gestiti da Winston come Mummy, Wind e Riley Inc. Ben presto attraverso un accordo con la B&C i suoi prodotti appaiono sul mercato inglese dove nel 1971 la magnifica ‘Double barrel’ di Dave Barker ed Ansel Collins arriva addiritura al primo posto della classifica dei singoli pop.

Questo grintoso strumentale di organo sospinto dal particolarissimo ‘toasting’ di Dave Barker è uno dei più espliciti manifesti di un’epoca di ruvidi e spigolosi ritmi reggae molto influenzati dal funk che facevano muovere i mods e gli skinheads in Inghilterra: lo stesso discorso vale per ‘Monkey spanner’, il seguito di ‘Double barrel’ che nel 1972 ad opera della stessa accoppiata arriverà al numero 7 della classifica pop inglese. Grazie a queste affermazioni Winston Riley è uno dei produttori più attivi del periodo con musica che interessa vari sottogeneri dal deejay style con Big Youth e Dennis Alcapone, all’early roots reggae con grandi tunes come ‘Purify your heart’ di Johnny Osbourne, ‘Prophecy’ di Jimmy Riley o ‘Mission impossible’ dei Viceroys (sotto il nome di Interns).

Nel 1973 è ancora Ansel Collins che firma per la Techniques la traccia-simbolo dell’etichetta e cioè lo strumentale ‘Stalag 17’: questo brano scatena una serie di versioni vocali come ‘All nations bow’ e ‘Jim Screetchy’ di Big Youth e diventerà come vedremo uno dei dancehall riddims più celebrati della storia. Altre grandi tunes prodotte da Winston del periodo sono ‘Black out’ da Augustus Pablo/Ansel Collins, ‘Cheer up blackman’ di Morvin Brooks e ‘Don’t mock Jah’ di Donovan Addams: utilizzando i suoi migliori ritmi Winston produce nel 1976 anche i due eccellenti dub albums ‘Meditation dub’ e ‘Concrete jungle’.

All’inizio degli anni ottanta con l’avvento della dancehall Mr. Techniques mette le mani su uno dei più talentuosi e controversi deejays del periodo e cioè General Echo: il suo ‘Ranking slackness EP’ del 1980 ha un grande successo e divide il pubblico per la grande quantità di sconcezze ad argomento sessuale contenuta nelle liriche di Echo. La carriera di questo sfortunato deejay ha un drammatico arresto nel 1980 quando viene ucciso, pare per errore, dalla polizia. Inutile dire con ‘Arleen’ Echo aveva cavalcato con successo lo Stalag riddim. Altri grandi successi Techniques del periodo dancehall sono ‘Rosemarie’ di Lone Ranger e ‘One two’ e ‘Transport connection’ di Sister Nancy, l’agguerrita sorella di Brigadier Jerry che è uno dei purtroppo rari esempi di deejay style al femminile.

Nel 1982 Winston riforma i Techniques insieme a Morvin Brooks e Tyrone Evans per l’album ‘Never fall in love’. Nel 1985 arriva un nuovo mega-successo con ‘Ring the alarm’ di Tenor Saw ancora sullo Stalag riddim: questa tune oltre che essere uno dei più celebrati cuts di questo cruciale riddim è anche una dei brani più importanti di sempre di questo deejay che perderà la vita tragicamente nel 1988 a soli 22 anni.

Nel 1985 lo Stalag diventa il propellente di due ‘one riddim albums’ intitolati ‘Stalag 17’ e ‘Stalag 18 & 19’ in cui troviamo sul ritmo la crema della scena dancehall del momento con grandi prestazioni di personaggi come Wayne Smith, Nitty Gritty, Yami Bolo, Sugar Minott e Michael Prophet tra gli altri. In seguito altri grandi artisti come per esempio Bounty Killer, Buju Banton, Beres Hammond o Sizzla incideranno per Winston le loro versioni sul ritmo originale o sul suo aggiornamento digitale curato dallo stesso Winston. Nel 1986 la Techniques da il suo contributo al fiorire della digital dancehall con ‘Boops’ di Supercat e prosegue con altri hits di personaggi come Reggie Stepper, Red Dragon, Courtney Melody, Admiral Tibet, Papa San & Lady G e Cutty Ranks.

Per gli appassionati di reggae che si recavano in Giamaica il negozio di dischi di Winston Riley a Kingtston in Orange Street proprio sotto alle stanze dei suoi studi è stato per anni una meta quasi obbligatoria. Winston ha continuato a produrre musica anche nel nuovo millennio ed uno dei suoi ultimi grossi hits era stato ‘Just friends’ di Tony Rebel e Swade nel 2001. Negli ultimi anni aveva manifestato la volontà di realizzare ad Orange Street un museo dedicato alla sua carriera ed alla storia del reggae: purtroppo questo progetto non vedrà mai la luce.

Pier Tosi


Commenti

Commenta!





Bottom