Joe Gibbs Discomix 12″ Showcase vol.1-2-3 (17 North Parade)
gennaio 21, 2010
In quest’epoca di sparizione dei supporti fonografici e di musica che diventa ‘liquida’ grazie alla tecnologia digitale il pensiero va con tenerezza indietro nel tempo al ‘discomix’, il disco vinilitico 12” con un brano per facciata. Esploso negli USA nell’epoca della disco music il discomix sfruttava la maggiore dinamica dei solchi larghi per avere maggiori volumi e valorizzare così i sound systems e permetteva di sbizzarrirsi in versioni lunghissime dei brani con sconfinati ‘breaks’ perfetti per ballare.
Questo formato si è adattato alla perfezione alla grande creatività del reggae sul finire degli anni settanta al punto che un unico singolo 12” conteneva a volte quasi dieci minuti di musica con i deejays cuts mixati al cantato ed ampie porzioni di effettistica dub incorporata. Pur non raggiungendo gli apici creativi di personaggi come Mikey Dread, Joe Gibbs ha fatto ampio uso del discomix e questi tre CD separati rendono disponibili in formato digitale trentatré di questi maxi-singoli usciti dagli studi di Retirement Crescent dove Joe Gibbs e Errol Thompson escogitavano le loro strategie vincenti poi stampate su varie etichette come Crazy Joe, Belmont, Errol T, JGM e Joe Gibbs .
Bisogna dire che i tre CD non sono compilati con un criterio particolare e sono equivalenti tra loro come qualità e che non presentano brani troppo famosi come per esempio ‘Money in my pocket’ di Dennis Brown o ‘Uptown top ranking’ di Althea & Donna ma tutti brani mediamente non troppo conosciuti. Quasi tutti i brani presentano il cantato con in coda il deejay cut: il volume uno si apre per esempio con Ruddy Thomas che riprende il Bob Andy di ‘Feeling soul’ seguito dal grande Trinity. I brani più noti di questo CD sono ‘How can I leave you’ di Dennis Brown e ‘Cool out son’ di Junior Murvin, accompagnati rispettivamente da Prince Mohamed (nome che usava George Nooks quando si occupava di DJ style) e dall’accoppiata Welton Irie/Prince Weedy.
In veste di cantante George riprende ‘Riding for a fall’ di Delroy Wilson accompagnato dall’infaticabile Welton Irie (altre eccellenti riprese di classici del passato arrivano da Leo Graham e Enos McLeod) mentre il brano più oscuro della raccolta è ‘I was in love’ di Beverley Bailey con reminiscenze di ‘Sattamassagana’ a cui è abbinato un ottimo I Roy. Abbiamo già citato George Nooks e Ruddy Thomas, due grandi cantanti che Joe Gibbs utilizzava perloppiù come interpreti per rifacimenti di cavalli di battaglia di qualche anno prima: il secondo volume è aperto da George a riprendere con Prince Weedy ‘Tribal war’ di Little Roy mentre Ruddy si veste di seta pura nel ‘lovers’ di ‘When I think of you’.
Il suono si fa più dancehall in ‘Friday evening’ del trio Joe Tex/U Black/Welton Irie e ‘Joe Grine’ con ancora Welton insieme a Madoo. Le chicche del CD sono di sicuro il cut del 1981 di ‘Innocent blood’ dei Culture con le voci della versione 1978 mixate su un granitico ritmo rubadub concluso dal DJ cut di U Brown e gemme roots nascoste da Naggo Morris e Horace Andy rispettivamente con ‘Praise him’ (in coppia col misconosciuto Jah Mike) e ‘Jah guide’.
Ruddy Thomas torna in evidenza nel terzo ed ultimo volume con vincenti riprese di Sensations e Paragons, torna il rubadub con ottime giocate di Sammy Dread, Cornell Campbell, Eek-A-Mouse e Barry Brown mentre le chicche questa volta sono rappresentate da ‘Dancehall style/Step mother’ dell’accoppiata Danny Mangaroo/Lui Lepke e da uno sconosciuto Donovan Chambers nella sua unica apparizione su disco in ‘On the mountain top’ accompagnato da Trinity. Se personaggi come Yabby You, Augustus Pablo o Lee Perry sono produttori di grandi vini invecchiati dal gusto fruttato e complesso, Joe Gibbs a confronto punta più sulla quantità, riempie gli scaffali dei discounts ma anche il suo vino va giù che è un piacere. Tra tardo ‘rockers style’ e l’avvento della dancehall questi tre dischi mostrano alla perfezione il grande equilibrio tra qualità artistica e forza imprenditoriale di una delle scuderie più memorabili della storia del reggae.
Pier Tosi
Pier Tosi
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