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Lion D & Bizzarri Records

febbraio 24, 2010

INTERVISTApunch2

Lion D è nato nel 1982 a Londra da madre italiana e padre nigeriano e da vari anni il suo sing-jay style ha ben impressionato i reggae fans italiani fino a farne uno dei giovani artisti su cui sono riposti maggiori aspettative. Un vero e proprio ulteriore salto di qualità è avvenuto dopo l’incontro di Lion con l’etichetta modenese Bizzarri Records: la crew di questa etichetta ha creato l’ambiente giusto per una grande crescita testimoniata dall’ottimo CD ‘The burning melody’ uscito lo scorso anno.

La promozione del CD è la splendida opportunità di fare una chiacchierata in diretta radio con Lion D e Leo della Bizzarri Records e farsi raccontare le molte cose successe in questi anni, il duro lavoro in studio ed ‘on the road’ e le tante cose che l’etichetta ha in cantiere per il futuro. Ecco quindi le loro parole in questa intervista esclusiva:

D: Come ti sei avvicinato al reggae?

R: Mi sono avvicinato al reggae circa una decina di anni fa abbastanza per caso. Fin da molto presto ho avuto una grossa familiarità con il ‘patois’ al punto da iniziare a comporre dei pezzi nel dialetto giamaicano che ho appreso ascoltando tanti brani reggae…

D: Probabilmente anche le tue radici africane ti hanno aiutato a vincere le difficoltà di comprensione…

R: Esatto: sicuramente è successo questo. Ho iniziato quindi quasi per scherzo poi mi sono reso conto che ero abbastanza portato e ho continuato a comporre brani fino a che non c’è stato l’incontro cruciale con Bizzarri Sound

D: Il progetto con Bizzarri è molto serio con il tuo spettacolo che è diventato un concerto con la tua backing band legata tra l’altro all’etichetta ed il tuo CD ‘The Burning Melody’ a cui seguiranno sicuramente altre prove importanti. E’ abbastanza evidente l’influsso nel tuo stile dei cosiddetti Bobo sing-jays’ e cioè Capleton, Sizzla, Junior Kelly…

R: In realtà la mia prima fonte di ispirazione è Rastafari e quindi tutti gli artisti giamaicani che danno voce a Rastafari…nello specifico il mio stile è il sing-jay style e cioè un po’ di ragga ed un po’ di cantato melodico…diciamo che in effetti ai miei inizi sono stato catturato dalla musica dei tre artisti che anche tu hai citato e poi andando avanti ho cercato di rendere più personale il mio stile facendo in modo che le influenze fossero magari meno avvertibili e fossi riconoscibile per quello che sono.

D: Entriamo nel merito del CD: ci sono settantasette minuti di musica e ben ventuno tracce che immagino avrai composto in un lasso temporale lungo. Mi chiedevo se ti senti rappresentato dalle tante tracce che sono nel disco o se magari ti senti già evoluto nel frattempo rispetto a quello che il disco mostra…

R: Guarda, nell’ultimo anno e mezzo abbiamo lavorato tanto producendo veramente tante cose ed in effetti il progetto è in continua evoluzione…l’album ha ventuno brani e molti altre idee sono rimaste fuori. Sono anche successi imprevisti che ci hanno ostacolato come per esempio la perdita di sette canzoni all’inizio dei lavori a causa della rottura di un hard disc…questa cosa ha avuto dei risvolti positivi perché ripartendo da zero abbiamo molto migliorato le canzoni.

D: Tutte le tue liriche si riferiscono a situazioni che riflettono le liriche del ‘new roots’ che vengono dai ghetti giamaicani ma ovviamente vivendo tu una realtà molto differente qui in Italia dai anche ai tuoi messaggi un valore universale…

R: Le mie canzoni toccano vari argomenti, dalla sfera sociale a quella affettiva e spirituale…E’ la vita quotidiana che mi da la principale ispirazione, io osservo il mondo e lo descrivo usando come filtro la mia sensibilità ed il mio punto di vista. In ‘Money’ per esempio il messaggio è universale perché nessuno purtroppo può fare a meno dei soldi per vivere e se non trovi un sistema per avere soldi sei tagliato fuori. Comporre e riflettere in questo senso è diventato per me un processo così naturale che non riesco nemmeno a descriverlo…

D: Ma quando componi lo fai usando le basi che già utilizzerai oppure lo fai attraverso l’uso di uno strumento come per esempio la chitarra?

R: Il punto di partenza in effetti sono le basi prodotte dalla Bizzarri Records o quelle degli altri vari produttori con cui ho lavorato.

R (Leo Bizzarri): Diciamo che adesso abbiam o addirittura un eccesso di basi perché molte ci arrivano anche dall’estero…gli spunti non mancano certo a Lion…

D: immagino che aver messo insieme una band velocizzi molto la creatività…

R: Si, in effetti il salto di qualità è arrivato con la formazione della Livity Band, la band che è costruita attorno a me…nel CD la maggior parte delle basi sono suonate dalla Livity anche se ci sono apporti di altre etichette. La Livity Band mi ha dato una marcia in più perché mi sono reso conto che potevamo produrre le nostre cose molto velocemente e nel modo più adatto alla mia creatività…

D: Avete praticamente riprodotto quello che succede molto spesso negli studi giamaicani…

R (Leo): Si, Lion si è formato con la musica di Capleton e Sizzla poi ha dovuto un po’ fare come poteva per un po’ usando basi altrui…credo che dalle nostre parti e cioè in Emilia Romagna ci mancava un po’ una casa di produzione legata al reggae che potesse supportare i nostri artisti (Lion D vive a Pesaro…). Al sud per esempio ci sono più esempi di bands legate ad alcuni cantanti…Se uno pensa alla riviera romagnola pensa alle discoteche e non alla musica reggae…è sicuramente difficile trovare una via quando dove vivi non c’è una scena di musicisti e produttori che ti può supportare.

D: Vorrei fare la stessa domanda ad entrambi perché Lion D è il vocalist, Leo è un musicista e non potrebbe esistere uno dei due senza l’altro…Voi avete messo in atto il salto di qualità dal sound system alla band e all’etichetta…molti iniziano con le basi e i giradischi poi si fermano li mentre voi siete riusciti a fare questo grande passo: qual è la differenza di prospettiva?

R (Leo): Io posso rispondere a nome di tutti e due perché noi sentiamo le stesse cose: abbiamo voluto mettere su la band e l’etichetta perché abbiamo deciso di lavorare insieme anche con gli altri membri del progetto (Vasco e Nick non sono potuti venire stasera) e ci siamo resi conto che Lion aveva bisogno di musica, di riddims perfetti per lui e di un sostegno quotidiano che gli permettesse di progredire…in questo senso quindi la nostra è stata una necessità. Io ho sempre suonato e vengo da una famiglia di musicisti e sono diventato il batterista della band…Mio padre che è stato fondatore dei Modena City Ramblers ha addirittura suonato con noi per qualche mese prima di essere richiamato in tour dagli stessi Modena…

D: Hai già parlato del fatto di comporre e cantare in patois: qualcuno potrebbe obiettare che in Italia poi in pochi capiscono quello che dici ma d’altro canto ci sono altri esempi importanti di comunicazione di questo tipo come per esempio Gentleman che si esprime in patois…come rispondi a chi ti muove queste critiche?

R: Hai citato Gentleman che per me è stato un esempio fortissimo, spesso ho pensato che se lo faceva lui così bene avrei potuto farcela anch’io…mi sono preso il mio tempo e ho cercato di tener fede a ciò che mi ero proposto. Sono consapevole che qualcuno può pensare che sono italiano e dovrei cantare in italiano…come ho già detto per me è stata una cosa molto naturale e credo che la buona musica che porta un messaggio importante deve arrivare più lontano possibile, con l’italiano posso arrivare fino ad un certo punto ma con l’inglese o il patois posso arrivare sicuramente più lontano. Tra l’altro vedo che il numero di artisti reggae non giamaicani che usa il patois è in continuo aumento, questo è un sintomo che qualcosa sta cambiando e non sono io il solo ad avere questa esigenza.

D: Nel disco ci sono varie collaborazioni con altre entità italiane come la GoldCup Records, i Magadog, la Shanty Band. Come sono nate?

R: Dunque, prima di conoscere i ragazzi di Goldcup Records ho conosciuto Ras Tewelde e ci siamo trovati subito in sintonia. Era evidente che sarebbe stato solo questione di tempo ed avremmo fatto qualcosa insieme: adesso facciamo molti concerti insieme con la Livity Band, il suo prossimo disco uscirà per la Bizzarri e c’è anche un forte legame collaborativo fra la GoldCup e Bizzarri. Entrambe le etichette producono ritmi e brani di buon livello ed abbiamo pensato di collaborare con uno scopo comune: per esempio Tewelde canta sui ritmi Bizzarri o io canto sui ritmi GoldCup e l’idea è proprio di unire le forze.

R: (Leo) Abbiamo conosciuto queste etichette e visto che il livello qualitativo è alto abbiamo voluto che comparissero sul disco. La rosa delle collaborazioni si sta ancora estendendo per esempio con i Quartiere Coffee di cui è uscito il nuovo ritmo, Raina sta registrando il nuovo disco con la Bizzarri e ci sarà un featuring anche di Lion. Questa combination che sarà nel CD di Raina è prodotta da Supersonic su un loro riddim e non me la sarei mai immaginata se penso ai brani di Villa Ada Posse di dieci anni fa…Raina tra l’altro canta in patois.

R: (Lion) Ho anche fatto una collaborazione con Million Stylez

R: (Leo) Usciremo anche con Million Stylez su un nostro ritmo…

D: Cosa rappresenta per te Rastafari nel quotidiano e nell’ispirazione?

R: Per me Rastafari è tutto, è la mia vita, in questo momento del mio percorso personale Rastafari è importante in ogni mio momento e cerco di farlo capire anche attraverso la musica. Anche nelle tracce non legate direttamente a Rastafari traspare questa visione…Non parliamo di una religione ma di uno stile di vita…

D: Quali sono le suggestioni principali attraverso cui ti sei accostato a Rastafari?

R: (Lion) Mi sono avvicinato a Rastafari soprattutto dopo aver conosciuto la musica di Bob Marley e Peter Tosh e gli altri grandi del roots. La musica è il veicolo più importante che mi ha introdotto a Rastafari. Dopo questo primo approccio ho allargato i miei orizzonti e ho capito che il concetto di Rastafari espande l’idea che abbiamo noi di religione…non si tratta di una semplice religione…

D: Come componete di solito i brani?

R: (Lion) Adesso nasce sempre prima la parte musicale, il riddim, e poi la musica mi ispira e ci compongo sopra le liriche. Ultimamente le cose si sono accelerate e mi capita di scrivere una lirica anche mentre la musica prende ancora forma…

R: (Leo) Diamo le informazioni al chitarrista della Livity, che tra l’altro è mio fratello, sulle progressioni di accordi che ci servono per creare una certa atmosfera ed una melodia e quindi a volte costruiamo una canzone un po’ tutti insieme.

D: Lion, stai per tornare in Giamaica. Vorrei chiederti qual è stata la tua prima emozione la prima volta in Giamaica, se hai trovato quello che ti aspettavi o qualcosa di radicalmente differente…

R: Sto per andare in Giamaica per la seconda volta e credo sarà diverso dalla prima in cui in effetti già ero stato messo in guardia che avrei trovato le cose molto diverse da come mi aspettavo ed in effetti così è stato. Ero già quindi un po’ preparato ma sono rimasto per certi versi scioccato lo stesso da certe cose…Io avevo un’idea legata all’ascolto dei dischi degli anni sessanta e settanta e mi sono reso conto di come le cose fossero diverse e di quanti problemi ci sono…Credo che stavolta alla mia seconda esperienza saprò cosa aspettarmi e riuscirò a viverla meglio.

D: Avrai anche la motivazione che ti da l’esperienza fatta in questi anni e quindi gli incontri musicali che farai…

R: Esatto: da quella prima volta sono successe molte cose e sarà molto diverso…aggiungi che non vado per visitare i posti ma perloppiù per lavorare e quindi creare e registrare musica. Spero di fare molte combinations con vari artisti e magari di riuscire a girare un altro video.

Pier Tosi

(Si ringrazia Radio Città Fujiko di Bologna)

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