Perfect – French Connection (Tiger/Chalice Palace)
gennaio 12, 2010
Abbiamo spesso ultimamente sottolineato l’apporto importantissimo che produttori non giamaicani e specialmente europei stanno dando al reggae in un periodo in cui la crisi colpisce durissimo le strutture dell’industria musicale dell’isola. Per esempio Perfect ha siglato tutti i suoi lavori di lunga durata con produttori esterni alla Giamaica: dopo la collaborazione con le labels austriache DHG ed Irie Vibration per i suoi primi due CD ora collabora con il produttore francese residente in Giamaica Sherkhan per questo suo terzo disco che mette in luce le sue doti ma non rappresenta a nostro avviso un grosso salto qualitativo.
Mr. Rose mostra sempre una certa ecletticità ed un anima moltlo soul evidenziata dall’inizio con ‘Step away’ sugli stessi accordi di ‘Master Blaster’ di Stevie Wonder e la ripresa di un classico come ‘Ain’t no sunshine’ di Bill Withers che ha alle spalle altri vari significativi flirt con la musica in levare. La prima parte di ‘French connection’ è sicuramente la più sostanziosa con il roots massiccio di ‘Absolute blessings’ in combination con Sizzla, la bella ballata ‘Come on woman’ e la decisa ‘Ruff times’.
Il livello resta buono con la suadente ‘Family man’ ed echi hip hop fanno capolino in ‘Son of Jamaica’ e ‘Judgement morning’: qua e la si sente il ruggito di un leone accostato per analogia ai momenti più abrasivi di Perfect (come in passato è avvertibile l’influenza di Sizzla e Capleton) che è comunque convincente anche sui registri carezzevoli di ‘Mount Zion’ e della ballata acustica ‘Rebel in me’.
Nella seconda parte del disco le buone idee si assottigliano un po’:a dispetto dell’approccio urlato ‘Bobo special’ è il momento più fiacco del disco,la combination con Lutan Fyah ‘Mi nah cut my dread’ sarebbe riuscita meglio con una controparte musicale più incisiva, la riedizione della datata ‘Seven is the number’ fa invece un’ottima figura così come la bella voce dell’ospite Zamunda nella conclusiva ‘Life’, al termine della quale dopo un po’ di attesa arriva una ghost track che non aggiunge granchè al risultato finale. ‘French connection’ ha vari spunti più che buoni ma nessuna canzone memorabile ed anche sotto il profilo sonoro la produzione di Sherkhan è eccellente ma ha sicuramente dei margini di miglioramento.
dall’archivio di Vibes On Line:
Recensione ‘Born dead with life’
Pier Tosi
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