Pow Pow Movement
settembre 18, 2009

Vi riproponiamo questa intervista del 2004 a Pow Pow Movement dagli archivi di Vibes On Line:
In un periodo in cui e’ ormai un dato di fatto che sound systems europei possano competere ad armi pari per energia, passione e competenza sul campo con i migliori sounds statunitensi e giamaicani dobbiamo riconoscere ai tedeschi Pow Pow Movement il notevole ruolo di apripista di questa tendenza con la loro ’storica’ partecipazione al World Clash 2000 come primi europei di sempre a partecipare al piu’ importante tra i clashes internazionali. Lo stile di Ingo, Devon e soci e’ molto conosciuto anche in Italia grazie alle loro numerose apparizioni: e’ passato molto tempo dai loro pionieristici esordi ed ora Pow Pow e’ anche una ottima etichetta discografica famosa per la qualita’ dei suoi singoli. Per noi non c’e’ molto altro da dire che non ci racconti proprio Ingo nell’intervista che segue. Per gli amanti dei dettagli e’ doveroso un salto al sito ufficiale di Pow Pow http://ww.powpow.de. In calce alla bellissima intervista la lista dei dieci brani piu’ importanti ed influenti nella vita di Pow Pow Movement.
D: Quando avete avuto l’idea di formare un reggae sound system?
R: Praticamente e’ successo quando io e un mio caro amico ci siamo appassionati alla dancehall music e abbiamo incominciato a cercare locali o posti dove fare dei reggae parties in Germania: a quel tempo era particolarmente difficile perche’ non c’era nulla. L’unico che diffondeva il reggae in Germania era David Rodigan attraverso il programma radio alla BFBS, la radio per le forze armate britanniche di stanza in Germania: in questa emittente Rodigan ha uno show da tantissimi anni. Attraverso il programma i militari inglesi facevano venire Rodigan a suonare qui a dei parties privati a cui spesso riuscivamo a partecipare e quindi attraverso la sua musica siamo entrati nella cultura dancehall giamaicana. Eravamo alla fine degli anni ottanta e non c’era niente altro del genere e abbiamo deciso di organizzare delle feste: a quel tempo non avevamo molti dischi e non avevamo nemmeno un impianto. La prima festa fu un autentico successo e nelle selezioni mescolammo il reggae a un po’ di hip hop. Dopo due o tre feste tutte riuscite molto bene decidemmo di organizzarci come un vero e proprio sound system e di immergerci nella cultura giamaicana. Nel 1991 facemmo cosi’ il nostro primo viaggio in Giamaica, cioe’ dove nasceva la musica che amavamo ed a prendere i primi contatti nell’ambiente…
D: All’epoca del viaggio quindi Pow Pow esisteva gia’?
R: No, a quel tempo eravamo solo io e Backra, l’amico di cui ti parlavo prima: il nostro attuale selector Mr. Brown era uno dei buttafuori in una delle nostre prime feste. All’inizio era solo un affare di amici e lui era solo un buttafuori ma dalla seconda festa entro’ subito nella squadra come selector.
D: Cosi’ avete iniziato suonando gia’ dancehall e non come tanti altri dal roots…
R: In realta’ il primo passo per me era stato l’acquisto di alcuni albums di Bob Marley ma poi ho iniziato a sentire tutti i generi del reggae. A un certo punto qualcuno mi ha dato una cassetta di dancehall ed era diverso e piu’ eccitante delle altre cose che sentivo: credo fosse una ‘yard tape’ di Stone Love ed io restai affascinato da quello stile, era il dancehall style dei primi anni ’90.
D: Avete iniziato subito a registrare dub plates?
R: Abbiamo registrato i primi dubplates al nostro primo viaggio in Giamaica nel 1991. Abbiamo scoperto cosa fossero i dub plates cosi’ andammo in un piccolo studio a Montego Bay e registrammo i primi dub plates con artisti perloppiu’ sconosciuti, artisti emergenti della scena di Montego Bay. Registrammo qualcosa come dieci dubplates ed eravamo molto fieri di questi brani a quel tempo. Ai tempi del primo viaggio, Gentleman faceva parte della nostra crew e a Montego Bay anche lui registro’ un dub in combination con una giovane vocalist di Montego Bay. Quando tornammo in Germania con i dubplates fu una svolta perche’ eravamo in grado di suonare le nostre tunes esclusive alle dances ed era veramente grande.
D: Credo che il vostro grande momento sia stato quello della vostra partecipazione al World Clash del 2001: avevate gia’ fatto dei clashes internazionali fino a quel momento?
R: Avevamo fatto qualche clash con sounds olandesi in Germania e avevamo gia’ suonato in Inghilterra. Prima del World Clash 2001 avevamo gia’ suonato anche a New York e in Giamaica. A quel punto ci hanno invitato al World Clash ed eravamo veramente fieri di essere il primo sound europeo a partecipare a un simile evento…
D: Cosa ricordi di quella notte speciale?
R: Tornando indietro a quella notte cruciale mi ricordo un’atmosfera molto diversa da tutte le dancehall e i clashes che avevamo fatto fino a quel momento: il pubblico era molto ‘hardcore’, un pubblico specializzatissimo e diverso dalle altre massives per cui avevamo suonato e diverso anche dal pubblico delle dancehalls giamaicane. C’erano solo uomini e pochissime donne in questa yard enorme affollata da piu’ di duemila persone. E’ stata una bella esperienza ma la gente e’ veramente molto esigente e particolare: al World Clash sono li per giudicare qualsiasi cosa tu dica e faccia…il mio feeling su quella notte e’che l’attenzione generale non era solo per la musica e a chi suonava meglio ma sembrava contassero piu’ gli speeches e tutto il resto collaterale alla musica…comunque e’ stata una bella esperienza.
D: Da quello che avevo letto sembrava che la maggior parte della gente vi abbia fischiato per partito preso perche’ siete bianchi e tedeschi e avete probabilmente pagato il fatto di essere il primo sound europeo in gara laggiu’…
R: Per noi era strano proprio perche’ ci fischiavano addirittura prima di sentire cosa avremmo suonato e cosa avremmo detto, sai? E’ stata dura perche’ non avevamo letteralmente possibilita’. Non era solo il fatto che eravamo bianchi, era proprio la vibrazione generale, atmosfera tesa e diversa da quella delle nostre altre esperienze. Fare clashes in europa per esempio e’ una cosa completamente diversa, New York invece era…la gente era li come per vedere i gladiatori combattere nell’’arena, volevano vedere il sangue scorrere e sembrava questa cosa fosse piu’ importante della musica e che in realta’ questo fosse uno show speciale di cui tu eri chiamato a fare parte. Personalmente non credo che questo sia il vero significato di un sound clash, come ti ho detto sembrava che il contorno fosse piu’ importante della musica. Comunque e’ stata una bella esperienza: qualcuno esce vincitore sul campo poi invece la maggior parte della gente in tutto il mondo ascolta il clash dalle cassette o dai CDs e si fa una sua opinione personale…ripensandoci tra l’altro vari problemi tecnici con i microfoni ci hanno penalizzato parecchio…comunque e’ una cosa ormai lontana nel tempo e comunque una esperienza molto utile.
D: Negli ultimi anni avete iniziato a lavorare come produttori facendo degli ottimi singoli: come vi e’ capitata questa opportunita’?
R: Lavorando per anni e anni come sound system ti crei delle idee sulla musica che ti piace e che vorresti suonare o su un suono particolare che non trovi nei dischi che compri ma che vorresti avere a disposizione e quindi decidi di crearlo tu stesso. Dieci anni di dub plates con tutti i migliori artisti reggae ci avevano procurato un bel po’ di contatti molto utili per partire con le nostre produzioni. Come sound system la partecipazione al World Clash di cui abbiamo parlato e’ stato un po’ un punto di arrivo…intendo che per qualcuno l’importante sarebbe vincere il World Clash ma per me gia’ essere li a sfidare grandi sounds ed essere al vertice della scena internazionale e’ stato il top. Dopo quella esperienza ho perso un po’ interesse riguardo alla scena e al significato dei sound clashes. Non credevo nella possibilita’ di fare altri clashes perche’ mi ero reso conto che alla fine era piu’ lo show che contava della musica: magari un giorno le cose cambieranno ma da come vanno le cose non mi pare sia una possibilita’ cosi’ immediata…L’occuparmi di produzione di musica per me e’ stato uno sviluppo ulteriore: abbiamo fatto esperienza e abbiamo raggiunto un certo livello e per me mettermi a produrre musica e’ stato quello che definirei un ulterore livello…Per noi il business dei sound clash non ci avrebbe portato da nessuna parte, cosi’ abbiamo deciso di esplorare una nuova direzione e abbiamo messo insieme le nostre conoscienze e i contatti, abbiamo preso tempo e il primo risultato e’ stato il Celebrate riddim…
D: Avete composto e ‘costruito’ voi il ritmo?
R: Si, io ho fatto il ritmo e poi abbiamo cercato una collaborazione tra Germania e Giamaica a partire dal mio lavoro. E’ una questione di connessione tra persone diverse e intendiamo continuare a lavorare in quel modo: voglio creare una miscela di suoni che sia adatta sia all’europa sia alla Giamaica, cosi’ lavoro anche con musicisti giamaicani in Giamaica. Qualche volta costruisco il ritmo in Germania e lo arricchisco con musicisti come per esempio la batteria…ogni volta il lavoro e’ diverso.
D: Con che musicisti lavori in Giamaica?
R: Lavoriamo con alcuni componenti della Fire House Crew…
D: In effetti il Blaze riddim ha un suono molto riconducibile al suono Fire House Crew…
R: Nel Blaze c’e’ la batteria suonata dal batterista della Fire House Crew e quindi il ritmo e’ il prodotto dell’apporto di diverse persone. Per cio’ che riguarda gli artisti noi scegliamo di lavorare con artisti con cui abbiamo un buon rapporto personale o che riteniamo adatti al nostro modo di sentire la musica. Non ci piace di usare il primoartista che passa di li in quel momento e ha voglia di cantare sul ritmo ma ci prendiamo tempo e aspettiamo artisti piu’ adatti o gli artisti che consideriamo nostri amici.. Ovviamente Gentleman e’ uno dei nostri artisti principali ma abbiamo anche giovani come Elijah Prophet. Abbiamo lavorato molto con Turbulence, lui sta uscendo dall’Xterminator camp e sta facendo molti singoli per altri produttori. Non e’ una cosa pianificata: provi con un artista, scatta la giusta alchimia e cosi’ continui a lavorarci. A volte con qualcuno non va altrettanto bene e cosi’ cambi. Non voglio limitare le mie possibilita’ e la mia porta e’ aperta per chiunque: siamo ancora in sviluppo e proviamo cose diverse e questo e’ percepibile nei nostri ritmi. Abbiamo fatto quattro riddims: il primo e’ un ritmo bashment e gia’ al secondo siamo passati ad un insolito ritmo ska…
D: Come hai avuto l’idea di riattualizzare ‘007’ di Desmond Dekker?
R: C’e’ una bella storia su questa scelta: molto tempo fa eravamo uno dei pochi sound systems in giro in Giamaica a registrare dub plates sullo Shantytown riddim. Ci trovammo in studio con Luciano e lui non aveva una specifica lirica per quel ritmo ma il ritmo stava suonando, lui aveva la giusta vibrazione e forse aveva sentito da poco ‘Love and affection’ dei Wailers e gli e’ tornata in mente quando ha sentito il ritmo. Lui ci cantava sopra ‘Love and affection’ e quindi la registrammo come dub plate.
D: Cosi’ avevate da molto tempo il dub di Luciano su quel riddim?
R: Si, e’ in breve tempo divento’ praticamente l’inno di Pow Pow: nessun altro sound poteva suonare quella tune su quel ritmo e quel dub plate specifico di Luciano divento’ il nostro inno e il riddim stesso il riddim che piu’ ci identificava, cosi’ mi sono sempre detto ‘prima o poi lo produrro’ come canzone’ perche’ ogni volta che lo suonavamo la gente veniva a chiedere se era un brano in vendita.
D: Insomma, hai dato forma ‘ufficiale’ al tuo inno su dub plate…
R: Il mio scopo era di raggiungere piu’ gente possibile con la nostra tune, cosi’ ho deciso di ricostruire il ritmo. Quando i producers lavorano sui ritmi in genere usano sempre gli stessi, roba come Real Rock o Far East, cosi’ ho pensato che lo ska era una buona fonte di ispirazione che di solito nessuno utilizza, specialmente in Giamaica, cosi’ avevamo moltissime buone ragioni per riproporre quel vecchio ritmo. Per esempio, quando Luciano era in studio lui si ricordava del dub e non voleva rifarlo uguale: diceva che il ritmo gli piaceva e aveva una canzone nuova che gli sembrava piu’ adatta ma noi abbiamo insistito per avere di nuovo ‘Love and affection’.
D: Puoi parlarmi del vostro ritmo nuovo, il Superior riddim?
A: Il Superior riddim e’ un ritmo stepper interamente suonato live: abbiamo collaborato in studio con Uncle Dusty Miller e Donald Dennis della Fire House Crew per la parte ritmica e Dean Fraser per le parti di fiati. Il brano di Gentleman e’ il primo singolo tratto dal suo nuovo CD ‘Confidence’ ed e’ arrivato alla 20sima posizione delle classifiche pop in Germania e al primo posto delle nostre classifiche reggae. La tune dei Morgan Heritage e’ arrivata al quinto posto delle classifiche reggae. So che anche in Italia e’ piaciuto molto…
D: Sembra che il reggae si sta molto espandendo come popolarita’ in Germania, con alcune notevoli bands o artisti e ormai parecchi top sound systems…
R: Negli ultimi anni la scena sta letteralmente esplodendo specialmente per i reggae sound systems: io comunque trovo molti paralleli tra la scena tedesca e quella italiana. Abbiamo girato molto in europa e per quello che posso vedere in Germania ed in Italia la situazione e’ simile. Magari da noi la scena e’ piu’ piccola che in Italia ma io parlo in termini di quello che la gente vuole ascoltare e come si stanno sviluppando i sound systems. Noi abbiamo buoni festivals e voi avete il Rototom Sunsplash, noi abbiamo Gentleman e i Seeed e voi avete i Sud Sound System e a me pare una situazione simile. In Germania e’ ancora molto una situazione di ‘famiglia’ e ci si conosce un po’ tutti. Ho avuto i primi contatti con la scena italiana attraverso One Love Hi Powa e ho realizzato che loro hanno fatto le nostre stesse scelte piu’ o meno nello stesso periodo. Penso che sia molto bella ed interessante la rete di rapporti tra Germania ed Italia nella scena reggae.
D: Come vedi il futuro del dancehall reggae su scala mondiale?
R: Mi piace il fatto che il movimento sia in rapida e continua crescita in europa dopo il fenomeno Sean Paul, ma puo’ essere un fenomeno di moda. Molti ragazzi molto giovani vanno per la prima volta nella dancehall in un periodo in cui la qualita’ della musica sta calando. Il roots e’ il genere da cui tutto e’ partito: io credo che uno dei doveri dei sound system e di chi in genere spinge il reggae sia offrire alla gente tutto quello che il reggae con la sua varieta’ puo’ offrire e anche riportare la gente al gusto di sentire il roots. Credo che questa politica possa provocare un distacco da parte di chi vive la cosa piu’ come una ‘fashion ting’ ma alla fine ci sara’ piu’ gente che capira’ realmente cosa e’ il reggae. Ora e’ una cosa di moda e la moda puo’ passare in un paio d’anni. Non ho idea verso quale direzione puo’ andare la dancehall music: puo’ succedere qualsiasi cosa, forse tornare alla cultura, forse degenerare completamente. Molti dei sounds oggi stanno diventando sempre piu’ ‘disco’ e suonando piu’ dance music che reggae.
D: Non ti pare che la febbre dei dub plates stia un po’ perdendo il suo significato originario?
R: Come ti dicevo non sto seguendo piu’ di tanto la scena dei clashes perche’ appunto il significato dei dub plates e della competizione non e’ piu’ quello di un tempo. Moltissimi sound systems hanno gli stessi dub plates degli stessi artisti sugli stessi ritmi, cosi’ non e’ veramente…avere uno special oggi spesso non e’ piu’ una cosa ‘speciale’, puo’ sembrare stupido ma…il mondo si rimpicciolisce sempre piu’ e tutti vogliono quello che sentono nelle ‘yard tapes’ dei big sounds giamaicani. Puoi pensare che siano i nuovi sounds che sbagliano: quando abbiamo iniziato noi c’era un modo diverso di sentire le cose, il lavoro era piu’ duro, ora puoi contattare chiunque via internet ed avere comodamente ogni dub plate da qualsiasi artista, tutto cio’ che ti occorre realmente sono i soldi. Sta diventando sempre piu’ una questione di soldi piu’ che una cosa di passione. Non lo so, forse tra un po’ di anni torneremo ai sound clashes, ma oggi come oggi la mia passione e’ produrre musica, questo e’ il mio scopo piu’ importante, anche se non dimentico le vibes di suonare buona musica a una bella festa e dare alla gente quello che hai nel cuore.
Le dieci tunes ‘cruciali’ nella storia di Pow Pow Movement:
- Garnett Silk – zion in a vision (Black Scorpio)
- Sanchez – Praise him (Xterminator)
- Dennis Brown – Revolution (Taxi)
- Barington Levy – Here I come (Time One)
- Tenor Saw – Golden Hen (Uptempo)
- Buju Banton – Hills & valleys (Penthouse)
- Ninjaman – Borderclash (Jammys)
- Bounty Killer – Down ín the ghetto (Jammys)
- Cocoa Tea – 18 and over (Xterminator)
- Capleton – Heathen reign (Fat Eyes)
Pier Tosi
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