Reggae Onde Radio 1: Vito War
aprile 23, 2009
Da oggi incominciamo ad occuparci con una serie di interviste anche di chi spinge la reggae music attraverso la radio in Italia. Nel nostro paese c’è una fitta rete di vitali trasmissioni radiofoniche sulla musica in levare che fanno del loro meglio per connettere il grande reggae e la scena locale delle bands e dei sound systems. Ovviamente non potevamo non iniziare dal mitico Vito War che quest’anno celebra ventun’anni on air su Radio Popolare, attualmente in network nazionale, con la sua storica Reggae Radio Station. Vito è uno dei maggiori punti di riferimento della scena reggae milanese ed italiana ed è anche molto popolare come dancehall selecter. Oltre che essere il più longevo programma radio reggae d’Italia Reggae Radio Station ha anche il primato del programma più lungo: facciamocelo spiegare da Vito stesso:
D. Come hai iniziato Reggae Radio Station nel 1988? E’ stato per caso o il frutto di un piano preciso?
R. Irie Irie Pier, Non si è trattato di un piano preciso ma magari di una serie di coincidenze. Partiamo con il presupposto che nel 1988 chi nutriva una vera passione per la reggae music e sentiva la voglia dentro di cercare almeno in quei tempi di proporre un nuovo suono era sicuramente una persona fuori dal coro.
Questi stimoli e questo stato d’animo hanno fatto si che io abbia organizzato in assoluto i primi eventi reggae live nel 1986 all’interno del Centro Sociale Leoncavallo nella sua sede storica appunto di via Leoncavallo e di aver costruito un piccolo ma accogliente spazio all’interno del Centro Sociale stesso chiamato “Flash It” dove organizzavo le prime serate in levare nella città di Milano. Ripensando ora a quei tempi devo dire che mi sento un vero pioniere.
La fatalità di cui ti accennavo prima e che in una delle serate si presentò Paolo Minella, un conduttore di Radio Popolare di Milano, e mi chiese se volessi condurre in combination una trasmissione appunto dedicata alla reggae music. L’occasione derivava dal fatto che in quel periodo un’altra fortunata trasmissione di radio Popolare e cioè “Bar Sport” condotta dalla Gialappa’s chiudeva i battenti e quindi si liberava uno spazio credo non molto ambito perchè si trattava di andare in onda la domenica notte tardi.
Naturalmente non ci pensai neanche un attimo e dall’inverno 1988 l’avventura nell’etere di Vitowar incominciò e cosi nacque Reggae Radio Station.
D: Ti ricordi che tipo di persone erano le prime a farti i complimenti ed a riconoscere la qualita’ del tuo lavoro in radio?? Ritrovi qualcosa di quel feeling in quelli che invece ti seguono assiduamente oggi?
R: Sicuramente le prime persone che si sono sintonizzate sulle frequenze di Reggae Radio Station e di conseguenza le prime anche a complimentarsi sono state coloro che assiduamente frequentavano le mie serate e che con il programma hanno potuto insieme a me anche allargare la conoscenza di molti artisti della scena reggae inglese e giamaicana. Voglio sottolineare che sia io che questi miei ascoltatori ci rendevamo conto che nello stesso periodo nascevano e si facevano spazio le prime reggae band italiane.
Molti anni fa i complimenti erano per così dire a pelle perchè le persone ti venivano a cercare fisicamente ed avevano molta voglia anche di scambiare opinioni e chiacchierare di musica e di artisti con il loro dj di riferimento. Ora con le nuove tecnologie sicuramente ricevo più complimenti via email ma rispetto agli scambi personali di quei tempi sono forse un po’ più freddi e meccanici
Questo è comunque il segno dei nostri tempi e direi che va molto bene anche così per quanto mi riguarda.
D: Parliamo nel dettaglio di Reggae Radio Station, un super-classico ascoltabile in tutta Italia grazie al digitale satellitare ed al network. Il programma va in onda su Radio Popolare: a che ora inizia?
R: Incomincio subito dopo il giornale radio delle 23.30 e vado avanti sino al mattino. Da un anno a questa parte lo slogan ufficiale è diventato ‘aspettando il sorgere del sole’. Più o meno mi fermo verso le sei ed ho preso questa decisione perché attraverso il podcast sono venuto a scoprire che molti mi ascoltano anche oltreoceano, molti italo-americani viste le differenze di fuso orario mi ascoltano dall’ufficio mentre invece qua vado in onda di notte. C’è gente che ascolta la prima parte, poi si deve alzare presto per andare al lavoro e riaccende la radio e mi ritrova in onda negli ultimi minuti. Devo dire con onestà che spesso uso a notte fonda degli inserti pre-registrati ma comunque do il massimo anche nelle registrazioni.
D: Quali sono i momenti migliori del programma dal tuo punto di vista o le cose per cui non smetteresti mai di fare reggae alla radio??
R: I momenti più belli di una diretta radiofonica sono sicuramente quando l’ascoltatore dimostra il suo apprezzamento su quello che stai proponendo intervenendo con chiamate, email o sms. Tutto ciò gratifica molto il mio lavoro in quel preciso momento e mi carica se possibile ancora di più. Pensare di smettere fino a che accade tutto ciò sarà ben difficile. Pier, considera che molti di noi sono in missione per conto di Jah. (scherzo)
D: Sei anche seguitissimo come dancehall deejay: quali sono le differenti emozioni tra essere in radio ed invece tenere caldo l’umore di una dancehall?
R: La differenza è ovviamente molta: alla radio posso e voglio trasmettere vibes che magari in una dancehall non credo possano avere lo stesso impatto emotivo però posso dirti che spesso e volentieri durante le serate ricevo richieste di tunes di artisti che ho proposto durante il programma e questo gratifica molto il mio lavoro come conduttore radiofonico.
D:Qual’e’ la ricetta vincente di Reggae Radio Station e cosa non deve mancare in un programma radio reggae?
R: Non deve mancare la voglia del conduttore di approfondire e poi far conoscere agli ascoltatori tutto quello che ruota intorno alla scena reggae essere aggiornato e proporre le novità senza mai però dimenticare le radici da dove tutto incominciò e soprattutto essere critico nei confronti di quello che si ritiene non in linea con gli insegnamenti dei padri di questo genere. Per quanto mi riguarda questi insegnamenti vanno al di la della musica e sono Rispetto, Fratellanza e Lotta per i propri diritti . E’ comunque sicuramente importante anche quello divertirsi il più possibile con la musica in levare.
D: Che consiglio dai di solito a chi si è da poco accostato al reggae per vivere al meglio questa passione?
R: Il consiglio che mi sento di dare e quello di approfondire la ricerca delle vibes e non fermarsi solamente all’aspetto superficiale del momento. Parlo direttamente ai lettori: con la possibilità che si ha in questi tempi andate a scavare soprattutto nel passato e scoprirete che sonorità che tanto ci piacciono oggi nella maggior parte dei casi hanno radici molto solide e abbinare suoni,cantanti, gruppi di un tempo con l’attualità almeno a me far venire sempre la pelle d’oca.
D: E che consigli dai invece a chi ha deciso da poco di diventare un reggae selector?
R: Di guardare sempre chi sta ballando: il deejay non ha lo scopo solamente a far sentire i dischetti che ha appena comprato o le tune che ha appena scaricato ma ha la responsabilità di divertire e far ballare la gente. E’ quindi opportuno cercare di dare una personale ed inconfondibile impronta alle selezioni che si propongono ma soprattutto fare in modo che il pubblico si diverta alle serate. In questo modo sicuramente chi si è divertito tornerà sempre più numeroso. Grazie Pier per l’intervista.
Un abbraccio a tutti i lettori e lunga vita al SUNNY. Ci vediamo al Rototom 2009!
Pier Tosi
VITO WAR TEN:
BOB MARLEY – One Love
MISTY IN ROOTS – Almighty
PETER TOSH – Get up stand up
ASWAD – Roots Rocking
GARNET SILK – Hello Africa
THE MAYTONES – Jamaica run things
JACOB MILLER – Tenament yard
DENNIS BROWN – Ghetto girl
GREGORY ISAACS – Night nurse
BLACK UHURU – Guess who’s coming to dinner
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