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Shakaroot – Prisoner In Babylon (Rising Rockers)

settembre 1, 2009

RECENSIONE
shakaroot

La voce del giovane cantante sardo Shakaroot non lascia certo indifferenti sin dai primi ascolti: questo artista si esprime in inglese prevalentemente con brani ‘conscious’ ed il suo stile accorato e sofferto ricorda a chi scrive grandi cantanti giamaicani contemporanei come Jah Mali e Chezidek. Con queste premesse possiamo dire che all’interno della scena italiana Shakaroot è abbastanza unico e le sue prime prove discografiche lasciano intravedere un radioso futuro.

Questo suo debutto ‘Prisoner in Babylon’ è un album ‘showcase style’ con quattro brani cantati proposti insieme ai relativi strumentali/dubs ad opera dell’infaticabile conterraneo King Kietu: la simmetria è modificata dalla presenza della bonus track ‘Family’ uscita da pochissimo anche su singolo e prodotta dalla crew romana Frisco Sound. Nel CD abbiamo anche il video di animazione della traccia che intitola e apre il CD in cui la guerra e distruzione che devasta molti paesi africani è vista con gli occhi di un bambino.

Già ‘Prisoner’ in apertura ha una qualità quasi ‘bluesistica’ e sul modello dei grandi artisti roots Shakaroot da respiro a sentimenti universali, senza tempo ne collocazione geografica. Il tema generale dei disco è la liberazione dalla schiavitù fisica e mentale attraverso l’innalzamento spirituale e la guida dell’Onnipotente: questo tema è ribadito dalla seconda traccia ‘Free up my people’ in un equilibrio perfetto tra le melodie di Shakaroot e l’efficacia di suoni in minore assai evocativi. Il vertice del disco secondo chi vi scrive è nella terza traccia ‘Jah Jah guide’ con il giovane cantante in puro stile roots ed i preziosi suoni di fiati forniti dai friulani Resistence In Dub. Lo standard qualitativo resta alto nella lenta e meditativa ‘Jah bless this home’ che precede la parte strumentale del CD.

In ‘Prisoner in dub’ le percussioni di Jah Youth si intrecciano al ritmo, ai suoni di una melodica ed agli echi del dub, mentre in ‘Dubbing to escape’ i suoni di fanno più decisi. ‘Rising rockers skank’ è valorizzata al massimo dai suoni di fiati ed è una dub version degna della controparte cantata ‘Jah Jah guide’ mentre la version di ‘Jah bless this home’ più che un dub è una versione strumentale guidata melodicamente da suggestivi suoni di chitarra.

L’ottima bonus track ‘Family’ si differenzia dalle altre tracce per il suo ritmo più nella vena ‘new roots’ ispirata da produttori come Don Corleon o Chris Birch: Shakaroot offre comunque un’altra eccellente prestazione vocale. Vista la bellezza dei brani avremmo voluto un disco più lungo, anche se è comunque sicuramente più saggio per un cantante esordiente testarsi in un lavoro come questo senza cali di tono ne riempitivi. Siamo sicuri che Shakaroot e Kietu daranno presto un degno seguito a questo ottimo lavoro. Entrambi meritano i nostri complimenti.

Pier Tosi

Commenti

Una risposta to “Shakaroot – Prisoner In Babylon (Rising Rockers)”

  1. general felpas, il settembre 3rd, 2009 3:10 pm

    bella pier per la recensione ….
    bisognerebbe anche ricordare il grande sforzo di matia sampei di terra sarda sound che ha dato tutto se stesso per questo progetto !!!
    nuff love
    Sardinia reggae family

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