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Uwe Banton – Rightful Place (MKZWO)

novembre 23, 2009

RECENSIONE
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Praticamente sconosciuto in Italia Uwe Banton è uno dei più dedicati artisti roots tedeschi e questo suo secondo CD costituisce un grande miglioramento rispetto al suo debutto ‘Jah roots’ ed una sorta di sorpresa per gli appassionati di roots & culture. Nonostante al primo viaggio in Giamaica nel 1981 Uwe rimase colpito dai campioni del ‘deejay style’ il tempo lo ha accostato con grande sincerità alla conscious music e a Rastafari: il suo veicolo espressivo è il canto in uno stile che ricorda campioni del passato come Little Roy o Earl Sixteen.

‘Rightful place’ è un lungo viaggio spirituale che si apre e si chiude con il battito dei tamburi nyabinghi e si muove all’interno del roots classico con ottime canzoni ed un bellissimo lavoro musicale di arrangiamenti con grandi linee di fiati e la grande alchimia dei dischi roots più classici. Già dalla seconda traccia ‘Race’ ci si rende conto che Uwe fa veramente sul serio e l’accoppiata ‘Deliver me’ (insieme a Ganjaman) e ‘Rightful place’ colpisce per la sincera militanza ‘conscious’.

Quest’ultima è aperta da un bel giro di fiati ed è una composizione in accordi in minore veramente di ottimo livello. Il maestro Earl Sixteen intreccia magistralmente la sua voce con quella di Uwe in ‘Praise Rastafari’ e le vibes scorrono naturali lungo l’ascolto tra gioia e meditazione. Anche ‘Behold’ insieme al Bobo Dread Fita Warri è tra i brani più belli di un disco che lungo i suoi solchi ricorda la musica dei Culture ma anche personaggi come Dennis Brown e Luciano.

La maggior parte di ‘Rightful place’ è stata prodotta da Uwe stesso ai suoi Rasta Yard Studios ma ci sono importanti contributi di varie roots crew europee come House Of Riddim (Austria), ed i francesi Greenyard Records, Patate e Tune In Crew. Tra gli ospiti più o meno noti oltre a quelli già citati abbiamo anche Yah Meek nell’ispiratissima ‘Get on your feet’, il veterano giamaicano Flourgon sul ritmo ‘stepper’ di ‘World corrupt’ ed il giovane Rod Of Iron in ‘Warning’. Con ‘Money fool’ ci ritroviamo magicamente ad un ‘Rasta party’ nel country giamaicano e la stessa canzone in versione acustica chiude quello che non esiterei a deifinire un piccolo capolavoro del più genuino roots europeo.

Pier Tosi

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