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Various Artists – Rocksteady: The Roots of Reggae (Moll Selekta)

gennaio 19, 2010

RECENSIONErocksteady-cd-cover

Aprile 2008: il regista svizzero Stascha Bader porta tutta una serie di grandi cantanti dagli anni sessanta della musica giamaicana ai Tuff Gong Studios per rivitalizzare il rocksteady ed immortalare tutto nel suo documentario ‘Rocksteady: The Roots of Reggae’. Questo disco è il frutto sonoro delle sessions di questo film che non vediamo l’ora di vedere.

Nel frattempo ci accontentiamo del CD in cui quattordici classici di quei gloriosi tempi sono stati ripresi abbastanza calli graficamente nell’era digitale utilizzando uno squadrone di sogno di musicisti in cui il batterista Sly Dunbar fa addirittura la parte del ragazzino tra pilastri del suono dell’isola come Leroy Sibbles, Jackie Jackson, Ernest Ranglin, Headley Bennett, Hux Brown, Bongo Herman, Sticky Thompson tanto per nominarne alcuni. Si parte con la voce del sempreverde Leroy Sibbles che riprende ‘People’s rocksteady’ degli Uniques, una produzione Bunny Lee del 1967 e per più di un’ora non si riesce a fermare il piedino tra bellissime emozioni e memorie.

Hopeton Lewis rivitalizza in persona le sue ‘Sounds & pressure’ e ‘Take it easy’ imitato da Derrick Morgan per ‘Conquering ruler’ e ‘Tougher than tough’, da Dawn Penn per l’immancabile ‘No no no’ o da Ken Boothe per ‘Freedom Street’. Lo stesso cantante ricorda lo scomparso Desmond Dekker in ‘007 Shanty Town’ mentre U Roy firma una notevole deejay version di ‘Stop that train’ di Keith & Tex.

Oltre a Dawn Penn l’altra metà del cielo vede Judy Mowatt riprendere ‘Silent river runs deep’ dei tempi in cui militava nelle Gaylettes e Marcia Griffiths all’opera nella ripresa di ‘Tide is high’ dei Paragons a Treasure Isle. L’unico strumentista che firma una traccia è il chitarrista Lynn Taitt fantastico come sempre nella sua versione di ‘Bog walk’. E’ ovvio che la tracklist avrebbe meritato decine e decine di altre inclusioni ma ci dispiace un po’ non vedere rappresentato in nessun modo Alton Ellis, un grande del rocksteady il cui ricordo non ci abbandona mai. Pollice in alto comunque quindi per questo disco che consigliamo assolutamente a chi per esempio si è fatto grandi dosi dei Bluebeaters e vorrebbe addentrarsi in questa ricchissima tradizione: per il momento ha di che godere con questi rifacimenti dei classici.

Pier Tosi

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